Il 5 settembre a Molveno la decima edizione con oltre mille runner da 36 Paesi. Christian Modena non ne ha saltata una e ha vinto due volte: «Correre in Brenta è come correre a casa. Queste montagne per me valgono triplo»
MOLVENO – Ci sono gare che si misurano con il cronometro e altre che, con il passare degli anni, finiscono per diventare parte della propria storia. Per Christian Modena il Dolomiti di Brenta Trail appartiene decisamente alla seconda categoria. Dieci edizioni, dieci presenze. Due vittorie, un secondo posto, numerosi piazzamenti nella top ten e soprattutto un legame che non si è mai interrotto.
Il 5 settembre, quando da Molveno partirà la decima edizione del Dolomiti di Brenta Trail, Modena sarà ancora una volta sulla linea di partenza. E forse nessuno meglio di lui può raccontare quanto sia cambiata una manifestazione nata quasi in famiglia e diventata oggi un appuntamento internazionale, capace di richiamare oltre mille atleti da 36 Paesi.
«Il Brenta Trail per me ha significato e significa molto. All’inizio era semplicemente una gara organizzata da amici nel posto che più amo. Negli anni è diventato un appuntamento imperdibile, perché per me correre in Brenta è diventato come correre a casa».
DA UNA GARA TRA AMICI AL SOLD OUT
Dopo l’edizione zero del 2015, dal 2016 il Dolomiti di Brenta Trail è diventato competitivo, costruendo stagione dopo stagione la propria identità. Senza inseguire necessariamente i grandi numeri, ma puntando sull’esperienza degli atleti e sul rapporto con un territorio unico: partenza e arrivo sulle rive del Lago di Molveno e, tutto intorno, le Dolomiti di Brenta Patrimonio Mondiale UNESCO.
Dieci anni più tardi, la dimensione della gara è cambiata. Il 5 settembre saranno oltre mille i runner al via e tutte le distanze sono già sold out, con liste d’attesa ancora aperte. Dopo l’Italia, le rappresentanze più numerose saranno quelle di Olanda e Germania, ma a Molveno arriveranno concorrenti anche da Cile, Messico, Taiwan, Corea del Sud, Madagascar, Etiopia, Hong Kong e Australia.
Tre le distanze: la 64 chilometri, prova regina con 4.200 metri di dislivello positivo; la 45 km con 2.850 metri D+; e la 21 km con 1.250 metri D+, porta d’ingresso al mondo del Brenta Trail per tanti appassionati.
Numeri che raccontano la crescita della manifestazione. Modena, invece, ne racconta l’anima.
«Tutto ciò che cerco da una competizione qui lo trovo, con il surplus di godermi per un’intera giornata quelle che considero le montagne più belle del mondo».
«RINUNCEREI A UN MONDIALE»
Dieci anni sono sufficienti perché un appuntamento perda un po’ della magia iniziale. A Modena è accaduto l’esatto contrario.
«Ho detto più volte che per me correre il Brenta Trail è diventato un momento imperdibile. Rinuncerei a un Mondiale pur di essere qua. La ricetta è semplice: sono passati dieci anni e ritrovo le stesse emozioni. Anzi, ogni volta che sono allo start fantastico già su quello che mi aspetta l’anno dopo».
Non è soltanto il richiamo del paesaggio. È il sentirsi a casa, tra sentieri conosciuti, amici, rifugi e pareti che fanno parte del suo immaginario sportivo e personale. Ed è forse proprio questa familiarità a trasformarsi ogni anno in motivazione.
«Arrivo sempre motivato, felice e desideroso di dare il 110%. Tutto quello che si trova a Molveno merita il massimo dell’impegno».
QUELLE DUE VITTORIE MANO NELLA MANO
Nel rapporto tra Modena e il Dolomiti di Brenta Trail ci sono anche due immagini che raccontano un modo particolare di intendere la competizione. Sono le sue due vittorie, entrambe condivise.
La prima arrivò nel 2017 insieme a Gianni Penasa, la seconda nel 2022 con Alex Cavallar. Niente volata, nessuna necessità di stabilire un vincitore unico: dopo aver condiviso fatica, sentieri e chilometri, anche il traguardo diventò qualcosa da dividere.
«Per me il trail running è sempre stato divertimento. Le vittorie condivise al Brenta mi hanno regalato forti emozioni. Per i puristi della prestazione non sono arrivi da fare. Per me, invece, sono stati momenti condivisi con persone che come me hanno dato tutto e quindi l’arrivo in coppia mi sembrava la degna conclusione di due giornate speciali».
È una filosofia che restituisce una dimensione del trail diversa da quella raccontata soltanto da classifiche, tempi e distacchi. Modena non nasconde l’ambizione – quando parte vuole andare forte – ma la inserisce in un rapporto più ampio con la montagna.
«Cerco sempre di incastrare le mie corse tra gli impegni di lavoro e, se riesco a performare, sono felice. Altrimenti mi gusto una giornata tra i miei monti, che è ossigeno allo stato puro».
LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA
Eppure, dovendo scegliere un solo ricordo tra dieci anni di Brenta Trail, il pensiero torna inevitabilmente alla prima vittoria. Quella cercata, inseguita e infine conquistata.
«Sicuramente la prima vittoria: cercata a tutti i costi, goduta e carica di tante, tante emozioni. Perché, come ho sempre detto, per me correre qui equivale a correre a un Mondiale».
Modena si definisce un «romantico». E probabilmente è proprio questa la parola che meglio racconta il suo rapporto con la gara.
«Le belle prestazioni in mezzo alle montagne di casa e in mezzo agli amici, che qui sono sempre tantissimi, valgono doppio. Anzi, triplo».
Il 5 settembre tornerà a cercarne un’altra. Intanto Molveno si prepara ad accogliere il popolo del trail con un intero weekend di appuntamenti, dal village ai briefing tecnici, dalle tre partenze agli arrivi e alle premiazioni, fino al pasta party a bordo lago. Un compleanno che coinvolgerà atleti, accompagnatori e appassionati e che segna il passaggio simbolico della manifestazione dalla giovinezza alla maturità.
«COME IL VINO, MIGLIORA INVECCHIANDO»
A chiudere il cerchio è ancora Modena. Se il Dolomiti di Brenta Trail fosse una persona e questi dieci anni fossero davvero il suo compleanno, cosa gli direbbe?
«Direi che sarebbe un’eterna giovincella che porta i suoi anni in maniera egregia e che, come il vino, invecchiando diventa sempre più buona e bella. Le augurerei altri cento anni di vita, trasmettendo emozioni, pelle d’oca, “wow” detti sotto voce, esattamente come ha trasmesso a me in questi primi dieci anni di storia».
È l’augurio di chi il Dolomiti di Brenta Trail non lo ha semplicemente corso, ma lo ha visto nascere e crescere. E continua a considerare quel giorno di settembre qualcosa da proteggere sul calendario a qualsiasi costo.
«Manifestazioni così meritano di diventare vere e proprie colonne del movimento del trail running e non solo. Perché valorizzano e danno lustro a un territorio incredibile».
Dieci anni dopo, oltre i sold out e i runner arrivati da mezzo mondo, forse il successo del Dolomiti di Brenta Trail sta proprio qui: riuscire a crescere senza perdere quella sensazione iniziale di una corsa tra amici sulle montagne di casa.


