Finti runner? Catturiamoli. Ora o mai più!

di Cesare Monetti

Finti runner, falsi runner, se ne parla ormai da oltre due mesi, da quando è iniziato il lock down, l’Italia tutta si è fermata e i runner no. Anzi, sono aumentati, sono esplosi, hanno continuato a macinare chilometri. Magari sulle scale, magari nel corsello dei box, magari spianando i cortili dei condomini o fondendo i tapis roulant che sono andati a ruba. E poi c’è stata la diatriba del runner vero e quello non vero. Che ancora non è finita.

Anzi, forse il bello viene adesso. Perché anche in questa Fase 2 di persone in giro che sembrano cinghiali o leprotti che corrono, corricchiano, camminano, ansimano ce ne sono ancora a milioni. Pochi, in percentuale ‘quelli veri’, quelli puri che si presentano alle gare la domenica mattina che manco fosse prendere la messa e l’ostia dal Papa in persona. Tanti sono invece gli sportivi di ogni tipo che si tengono in forma, tesserati in centinaia di altre discipline riconosciute dal Coni. Si calcola che nel complesso siano circa 20milioni. E poi ci sono gli improvvisati, quelli che hanno scoperto in questi due mesi di noia che un minimo di attività fisica poteva aiutare il giro pancia ingrassata a dismisura e far respirare un po’ meglio. Sono loro i ‘finti runner’. E dobbiamo volergli bene, sono una grande risorsa. Un vero patrimonio.

Ecco, questi ultimi in particolare, sono milioni. Vanno catturati. Non mi si fraintenda, la mia affermazione è in senso bonaria ed incentivante: vanno contattati, istruiti, informati, galvanizzati, aiutati, incentivati, spronati. Vanno catturati e portati dalla nostra parte, quella degli sportivi, dei portatori sani di benessere, di felicità, di endorfine e perché no, di civiltà. Rimango convinto che chi fa sport, qualsiasi sport, ha un grado di civiltà, educazione e rispetto delle regole, per non parlare di rispetto ecologico dell’ambiente, ben superiore alla media dei cittadini.

Milioni di persone ora quindi sono al parco, sulle ciclabili, sui marciapiedi. Affaticati, stanchi, forse con i primi doloretti, con ogni probabilità ancora con il k-way pensando sia l’unica cosa corretta e magari le scarpe da tennis vecchie di qualche decennio. E comunque anche un bruco poi diventa una farfalla, quindi un finto runner può diventare un vero amatore. La Fidal in primis li contatti in qualche maniera, oppure i grandi media, il Ministero dello Sport, il Coni. La maniera per entrare in contatto e stabilire empatia c’è, basta saperne un minimo di marketing, le basi proprio, non grandi lauree.

Non si perda dunque tempo, è tempo di investire risorse su queste persone, perché se riusciremo ad aiutarle a non mollare avremo una popolazione mediamente più in salute con notevole risparmio sul Servizio Sanitario Nazionale e ancora, magari, con più cultura sportiva in circolazione avremo automobilisti più rispettosi di chi pedala o corre sul ciglio della strada, ancora, cosa importantissima, avremo tra qualche mese gare di corsa molto più partecipate. L’abbiamo sempre detto, più siamo meglio stiamo. L’abbiamo sempre pensato: che bello se le nostre maratone avessero decine di migliaia di partecipanti come a Londra, Parigi, New York o Berlino. Ora è il momento di fare un salto di quantità, vanno bene anche se fanno il più morbido dei corri cammina. Vanno bene se fanno le maratone in 6 o 7 ore. Saremo lì ad applaudirli. Ma magari, se oggi riusciremo ad intercettarli, dai famosi 40mila maratoneti che siamo in Italia riusciremo ad essere un giorno 100 o 200mila. Un sogno? Forse, ma anche per i sogni bisogna lottare. E un maratoneta, questo lo sa bene in ogni allenamento che fa.

Forza Fidal, ora o mai più!

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