In maratona fa 17km in soli 30 minuti, fenomeno o truffa?

Abbiamo trovato questo articolo sul sito Marathon Investigations (https://www.marathoninvestigation.com/) e quello che abbiamo apprezzato, oltre all’impegno nello scovare queste storie di truffe sportive, è la conclusione.

La storia del runner Bermel inizia nel 2014 quando si qualifica per la Boston Marathon alla Rock ‘n’ Roll USA Marathon con un ottimo 2:59:00, ma nel 2015 porta a termine la maratona di Boston in 4:53:26. Andando a ritroso, si scopre che già nel 2013 Bermel aveva concluso la Marine Corps Marathon in 3:15:00, sebbene non ci siano sue foto sul tracciato e, cosa ancora più incredibile, in tutte le maratone i suoi crono sono al di sopra delle 4:30:00 e, nelle gare più brevi, i tempi sono in linea con quest’ultimo e non con gli strabilianti tempi che lo hanno portato a qualificarsi per la Boston Marathon.

Una indagine ha portato a trovare le prove che Bermel, nel 2014 alla Rock ‘n’ Roll USA Marathon, aveva ceduto il suo pettorale ad un altro podista, evidentemente più veloce di lui. Infatti, mentre Bermel non è presente in alcuna foto, il suo pettorale è stato identificato su un altro concorrente. 

Fin qui, il movente per questo indecoroso comportamento è assolutamente chiarissimo. Ma lo stesso Bermel ha concluso la Sydney Marathon in 3:19:21, sebbene sia passato al km 25 in 2:48:53, ciò che significa, quindi, che ha corso gli ultimi 17 km in appena poco più di 30 minuti! Non male, va certamente segnalato per una convocazione alle Olimpiadi, potrebbe fare un 10.000 in circa 20 minuti!!!

Scherzi a parte, questa volta quella che non è chiara è la motivazione. Il reato, in questo caso, è diverso, trattandosi di un taglio del percorso

Il messaggio che ci è piaciuto e vogliamo condividere, è che chiunque bari, che sia per qualificarsi alla maratona di Boston o qualunque altra maratona, sta prendendo in giro non solo sé stesso ma tutti i corridori onesti. E’ evidente che il posto occupato da Bermel è stato sottratto a qualcuno che lo meritava ed è un comportamento del quale a Bermel è stato chiesto di dare una spiegazione, ma non c’è ancora stata una risposta.

Una storia simile, ma con un finale, per fortuna, diverso, è quella di Emily Clark, seconda alla PeaceHealth Apple Tree Half Marathon di Vancouver il 15 Settembre scorso. Si tratta di una runner recidiva (si veda l’articolo https://www.marathoninvestigation.com/2019/09/runner-disqualified-after-2nd-place-finish-admits-to-repeated-cheating.html) che, però, messa di fronte alle prove, ha deciso di confessare e chiedere scusa.

Una nota ulteriore va dedicata al fatto che comportamenti simili, quando riconosciuti in competizioni che si svolgono al di fuori dei nostri confini, vengono perseguiti. E’ interessante che si svolgano delle minuziose indagini ma è ancora più interessante il fatto che i podisti vengano sanzionati con una squalifica. Infine, è interessante anche evidenziare che l’organizzazione della gara preferisce rendere noto l’accaduto, in modo da prevenire reiterazione del comportamento.

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