La falsità dell’ultramaratoneta: dopato e bugiardo sui social

di Cesare Monetti

Non tutti sicuramente. Anzi neanche la maggior parte. Ma qualcuno sì e questi ‘qualcuno’ rovinano il mondo dell’ultramaratona che potrebbe essere anche un magico mondo davvero, fatto di chilometri e imprese, di sfide epiche e di resistenza totale. Di chilometri e di ore passate correndo, un passo dopo l’altro, fatica su fatica da domare e da vincere. E invece per colpa di alcuni soggetti diventa spesso una corsa a chi la spara più grossa, a chi si fa più gradasso, a chi ha corso più chilometri ma non l’ha fatto realmente mai. O quasi mai.

Per fare tutto questo è necessario quindi dire bugie, se non riesci a primeggiare con le tue gambe, a tagliare i traguardi, a vincere le gare come vorresti e come vorresti far credere sei costretto a farla sporca. A doparti magari. O magari dire grossolane bugie su facebook. Oppure, cocktail micidiale, fare tutte e due: doparti e fare pure ‘il grande’ sui social raccontando grosse balle.

Già perché è accaduto anche questo, purtroppo. E la situazione ha del ridicolo. Un atleta, se così lo si vuol definire ancora, qualche giorno fa riceve il raddoppio della squalifica per doping da parte dell’organo ufficiale Nado Italia. Riassumendo, stava scontando una squalifica di 4 anni per uso di sostanze dopanti a partire dalla primavera 2017 che sarebbe scaduta nel 2021. Nado ha allungato l’espulsione dalle gare per altri 4 anni, raddoppiando così la pena in maniera gravosa, portandola fino al 2025 e questo perché se n’è bello che fregato di tale squalifica in questi anni iscrivendosi e partecipando a diverse gare, anche tipo Ocr, ovvero quelle con ostacoli con catene o tronchi d’albero sulla spalla, con tanto di report sulle proprie pagine facebook in bella vista. Beccato, finalmente. Ri-condannato.

Ieri nei vari commenti social cade l’occhio su una sua risposta su facebook a chi gli domandava circa un mese fa, prima della 100km del Passatore, come fosse andato lui al Passatore nel 2015. Suddetto atleta si ‘spaccia’ per grande e performante e bello chiaro e sintetico ha risposto con un bel:  7ore 30’. Crono questo eccezionale, quasi da podio alla 100km del Passatore, quasi da maglia azzurra. Una bomba.

Peccato che dalle dovute e semplici verifiche risulta che suddetta persona nel 2015 al Passatore si sia ritirato al 48°km al Passo della Colla. Gara non conclusa: DNF ufficiale in classifica (Did Not Finisher).

A quanto pare leggendo i passaggi e guardando una foto dove è davanti alla forte croata Vrajic che terminerà quarta donna nel 2015, la condotta di gara fino a tale traguardo intermedio è stata spropositata e superiore alle sue possibilità fisiche, troppo veloce il ritmo che l’ha portato poi a desistere. Ma su questo seppur non d’accordo, non possiamo dire nulla, ognuno è libero di correre al ritmo che preferisce prendendosi i propri rischi.

La domanda sorge spontanea: perché mentire?

Perché un ultramaratoneta non può candidamente dire ‘mi sono ritirato!”.

Perché non può ammettere la resa personale, la sconfitta, il non essere riuscito ad arrivare al traguardo?

Perché esagerare dicendo quel 7ore 30’ e non magari un più normale e consono 9 o 10 ore? In questo caso forse nessuno sarebbe andato a controllare. Ma 7ore 30 è davvero una farsa esagerata.

Come lui tanti altri si illudono e illudono di essere grandi campioni, di fare imprese memorabili, di avere sempre la gamba giusta al momento giusto, sembrando mitici ed eroi su facebook agli occhi di chi magari se ne intende meno di tempi, gare, passaggi cronometrici.

Ma non è corretto.

E’ una prassi che bisogna eliminare, il modello ‘ultramaratoneta’ indistruttibile e invincibile’ non esiste ed è un cancro che va allontanato ed eliminato dalle gare.

Vogliamo un mondo ultra magico davvero, fatto di gente che suda, soffre, si allena, che ce la fa o che non ce la fa, primo o ultimo che sia ma che dica la verità sempre e sia onesto con sé stesso e con gli altri che magari lo ammirano. Senza aiutini dopanti. Senza passaggi in auto. Senza tagli di percorso nelle notti più buie e con pochi controlli dei giudici.

Giorgio Calcaterra è proprio questo. Onesto. Un campione assoluto e totale. Sia come vittorie e ritmi insostenibili per gli avversari, sia per umiltà, modestia, educazione. Quando non ce la fa si ritira. Quando è stanco va piano e la prova provata è stata in questa primavera quando totalmente acciaccato ha fatto una mezza maratona in quasi 2 ore. Lui che potrebbe farla sereno in 1 ora 10’. Quando il Passatore quest’anno se l’è fatto tutto sapendo bene di non poter vincere e arrivando comunque sereno e a testa alta.

Quando è spaccato e magari prende medicinali vietati dal bollino rosso antidoping non gareggia. Per questo lui è il ‘Re’ degli ultramaratoneti. Perché lui è un vero ultramaratoneta. Chi mente con sé stesso e con gli altri sarà sempre e solo un vile con la coscienza sporca.

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