Ultramaratone: ci ha scritto l’organizzatore di Race Across Apulia e…

di Cesare Monetti

Abbiamo ricevuto ieri tra i commenti di questo sito la lettera aperta di Julius Iannitti, organizzatore della Race Across Apulia di 287km che si è disputata nel primo fine settimana di Giugno.

In primis ci teniamo a ringraziarlo per l’attenzione e il tempo ce ci ha dedicato nell’aver letto l’articolo che denunciava grandi problemi nelle ultramaratone LEGGI CLICCA QUI, dopodichè pensiamo che il dialogo ed il confronto sia sempre una cosa positiva per la crescita del movimento.

Questo sotto è quanto ha scritto e quanto però ci sentiamo di controbattere. (In grassetto e corsivo le nostre risposte di Runtoday)

Gentile Julius,

la ringrazio innanzitutto per aver commentato l’articolo ed aver argomentato le sue ragioni. Di seguito le mie opinioni.


Gentile sig. Monetti, sono Julius Iannitti, organizzatore della Race Across Apulia, la gara che si e svolta nel fine settimana scorso. Ho letto il suo articolo e non voglio entrare nel merito delle accuse che lancia nei confronti delle altre gare di cui sono certo lei avrà avuto modo di controllare con prove dirette la correttezza delle sue affermazioni, ma nel caso della RAA no, perché io non sono stato contattato da lei e da nessun altro che ha lanciato queste accuse sia durante che dopo la gara. Bastava leggere il regolamento per capire che i CP sono 4 e non 21 (prima inesattezza e per la verità 24 sono i ristori) e i tempi sono stati tutti rilevati ( io in quanto organizzatore li ho tutti) ed in un caso, per un ritardo di 8 minuti sul CP di Bari, l’atleta Daniele Alimonti è stato squalificato ritirato il chip e lui ha proseguito la gara pur sapendo che non sarebbe rientrato nella classifica finale e ricevuto alcun riconoscimento (per la cronaca ha finito la gara entro il tempo previsto e prima degli ultimi due concorrenti e lui le assicuro che a Sparta ci vuole andare e dopo la RAA ne avrebbe il diritto). 

Dal tracker che ci ha segnalato sulla pagina Fb di RAA (http://raa.legendstracking.com/) i CP risultavano 21 (oltre alla finish line). Se è vero che i CP sono 4, il fatto che siano stati trasformati in 21 non è certo negativo. Tuttavia, ci sono molti “vuoti”, cosa che non può essere ammessa solo per il fatto che i CP ufficiali sono 4. Si veda ad esempio il “buco” su Manuel Viezzi o su Vis Prisca.

Purtroppo, la RAA non dà diritto, come sostiene lei erroneamente, a Daniele Alimonti a partecipare allo Spartathlon. Nonostante la sua impresa sia stata superlativa, non ha rispettato un CP. E’ qui che spesso nell’ambiente dell’ultramaratona si scade nell’autonomia giudicativa, bisogna rispettare il regolamento ed evitare la giustapposizioni.


Questione tracker. Anche in questo caso bastava chiamarmi (il mio numero è bello grande scritto sul sito e pagina Facebook) durante la gara quando venivano notate irregolarità per farmele notare o chiedere spiegazioni invece di scrivere e di gridare al lupo al lupo come invece è stato fatto. Il tutto è partito dal tracker di Empoli Valeria. La ragazza si è sentita male intorno 36° km, un’auto medica ed un’ambulanza sono partiti da Mesagne. La ragazza è stata portata a Mesagne, dove io mi trovavo, per andare in ospedale. Il papà mi ha consegnato, giustamente il tracker, che io ho messo in macchina dimenticandomi di spegnerlo, ma spero mi possa giustificare questa mia mancanza anche perché nello stesso momento avevamo un’altra emergenza riguardante un’altro atleta investito da una macchina che tentando un sorpasso ha toccato due atleti di cui uno si è dovuto ritirare. Io ho continuato a fare il mio “lavoro” andando avanti indietro con il tracker di Valeria che risultava viaggiare ad alte velocità, sempre nei limiti del codice della strada, fino a quando mi è stato fatto notare che da qualche parte, nel magico mondo di Facebook, si lanciavano le prime accuse (ripeto senza verificarle). Perché in alcuni post la ragazza risultava in gara? Molto semplice. La mia organizzazione è piccola e come dico sempre ancora “rustica” e questo limite ( lo ammetto) porta all’inevitabile disorganizzazione in alcune cose. Avevo chiesto il giorno prima, senza quindi una preparazione più attenta, ad un’amica che non vive qui di aiutarmi a controllare il PC e farmi sapere real time se qualcuno si perdeva o peggio poteva barare. Non avendole io comunicato questo ritiro, ma anche quello di altri (di cui non vi siete accorti di nulla perché non in possesso di tracker) e avendole anche chiesto di aggiornare la classifica ha pensato che Valeria fosse ancora in gara e quindi scrivere la sua posizione. Quando i “famosi” post sono arrivati alla mia attenzione (come se io in quel momento non avessi altro da fare) ho capito l’errore comunicato all’amica e fatto correggere (da qui le correzioni post denuncia). Lei mi dirà “come facciamo a sapere che la ragazza non sia stata tolta dalla gara per evitare brutte figure?”. Bastava ancora una volta chiamarmi o chiedere spiegazione. Era molto semplice verificare come l’atleta fosse in ospedale con tanto di dichiarazione della CRI e pronto soccorso dell’ospedale di Mesagne e tutto su sarebbe risolto. Ci sono stati altri casi di magici (o fantasmagorici tracker)? Si tutti atleti che risultavano DNF e che erano fuori traccia o fermi in qualche luogo. Un aspetto questo che in qualche modo si dovrà migliorare soprattutto se c’è la possibilità di disattivarli   da remoto eliminando subito il problema o i dubbi.

Per quanto riguarda la questione di Valeria Empoli, capirà che un errore del genere in un ambiente dove i furbi la fanno da padrone gestendo le gare come vogliono non poteva che non generare scalpore. Siamo tutto abituati ad assistere a scorrettezze e a non ricevere risposte nemmeno in contesti ufficiali. In ogni caso, non mi pare normale che si debba chiamare un organizzatore durante una gara, come lei stesso afferma aveva molto altro da fare. Resta insolito il fatto che i post sulla Empoli siano stati modificati dopo la denuncia mediatica.

Le chiedo, a questo punto, come mai alcuni atleti, come da sua stessa affermazione, non erano dotati di tracker?E ancora, come mai i tracker di tutto il mondo funzionano benissimo anche in condizioni estreme (deserti, ghiacciai) ma in Italia questo sistema non funziona?

Terzo e spero ultima questione, quella dell’assistenza. Lei, o chi l’ha fatto notare, ha perfettamente ragione. Non è ammessa sulla gara corta. I due casi riportati sono spiegabili anche se non per forza condivisibili da lei o qualcun’altro (gli atleti in gara non me ne hanno reso conto). L’atleta Matteo Nocera mi aveva chiesto se fosse possibile avere il seguito. Gli ho spiegato che questo non poteva avvenire, ma che nessuno poteva vietargli di incontrare qualcuno al ristoro e solamente lì (così come avviene che s’incontrano amici o parenti se si corre in zone di casa). Essendo lui in testa alla corsa dall’inizio è sempre stato seguito e quindi abbiamo potuto verificare questo. Se poi avete foto o filmati che provano altro sarei felice di vederli. Capisco che forse è al limite del regolamento e anche contestabile, ma me ne assumo la responsabilità. Anche in questo caso parlarne le avrebbe aiutato a capire e valutare più serenamente. Il secondo caso è quello di Simone Leo. Nel suo caso, in anticipo, mi era stato richiesta la possibilità di avere un mezzo che lo seguisse per delle riprese televisive (un progetto che sta portando avanti) e soprattutto una ricerca medica per la quale ogni tot gli veniva fatto un prelievo. Anche nel suo caso ho chiesto di non ricevere nessun tipo d’aiuto durante la gara. Se poi gli hanno passato una banana o detto “Forza Simo ” questo non saprei dirlo. Ho sbagliato ad dare questa autorizzazione? Ne sarei felice di parlarne con lei. 

In merito all’assistenza, essendo la sua gara, avrebbe potuto modificare il regolamento, ma se non lo fa non può pensare che chi lo legge non noti l’incongruenza. Non ritengo che si dovesse avere un atteggiamento diverso nel caso di Simone Leo. Se si trattava di uno studio avrebbe, magari, potuto dichiararlo prima. In ogni caso, una misurazione della glicemia poteva essere fatta ai CP ed evitare l’assistenza. La invito comunque a notare, ma lo saprà certamente, che Simone Leo ha corredato la sua pagina FB di foto in cui si vede chiaramente che corre in gruppo, è difficile credere che non abbiano ricevuto alcuna assstenza. Le regole le ha fatte lei ed aveva il potere di modificarle, ma per garantirsi il rispetto degli altri avrebbe dovuto farlo prima.

Mi scuso tanto se ho scritto tutto questo, ma sono rimasto dispiaciuto per le accuse rivolte prima su Facebook e ora in questo articolo. Sarebbe bastato verificare prima di scrivere e poi fare quello che più pensava fosse giusto (magari le mie spiegazioni non la convincono). Sto cercando di mettere su una gara che sia bella ed interessante con molti sforzi e sacrifici (senza guadagnarci nulla perché con 18 iscritti non si va da nessuna parte), ma post o articoli non aiutano nella crescita se si insinua il dubbio della poca serietà. Parlare di imbrogli, atleti dopati (non lei mi comprenda) e quant’altro mi dispiace in quanto io stesso sono un onesto e tranquillo facente parte di questo mondo. Che poi ci siano persone che corrano al di fuori delle regole non lo metto in dubbio. Vanno trovate e giustamente squalificate (se poi vogliono anche essere mediaticamente martirizzati, questo è una scelta che non farò mai io). Spero di non averla annoiata, ma piuttosto dato una lettura diversa di cosa è successo e dare un punto di vista diverso ai suoi lettori. Sono sempre a disposizione, sua e di chiunque altro, ad un confronto ed imparare.
Le auguro una buona giornata,
Julius

Sono sempre disponibile ad ascoltare le ragioni altrui. Capisco appieno la difficoltà di organizzare questo tipo di gara, percepisco la sua passione per questo sport e per la sua terra e la volontà di unire le due passioni in modo che anche altri possano venire a conoscenza delle bellezze della Puglia. Posso solo immaginare gli sforzi titanici fatti per mettere su questa organizzazione e non nascondo che, se la gara si fosse svolta prima della Nove Colli Running, probabilmente non avrebbe avuto tutta questa attenzione mediatica. Il punto cruciale è che la gente è stanca del pressapochismo dell’ambiente ultra, delle regole fatte e non rispettate, delle regole fatte con l’astuzia di mettere il concorrente in condizione di non rispettarle, della cerchia che si sostiene a vicenda anche contro l’evidenza, della fame di km che portano i più a ritenersi superiori a chi corre 100 m col cuore in gola, degli attacchi a chi, come me, di mestiere scrive di running e anche se ho corso persino delle ultra (ma “solo due”) viene reputato un intruso. Non sempre il giornalista di running è un corridore, non necessariamente. Come magari non è un tennista chi scrive di tennis, o non sa sparare uno che segua sul campo la guerra in Palestina. Bisogna che gli ultra imparino a moderarsi, bisogna dire basta a questa autogestione di uno sport, altrimenti dovete decidere di non chiamarle gare.

Lascia un commento

Freelifenergy
Utilizzare la menta per combattere il caldo e migliorare la performance
Come combattere il caldo e incrementare la prestazione negli sport di endurance
La Psicologia dello Sport e la teoria dei Marginal Gains
#pastaparty
#Pastaparty intervista Costantin Bostan: in stampelle sulle strade del Passatore. E non solo!
Come alimentarsi durante la preparazione ad un evento sportivo
Il video della Milano Marathon: riviviamo le emozioni in 1 minuto