49 squalificati alla Cortina Dobbiaco Run. Mentre nelle Ultra è caos regolamenti

di Cesare Monetti

Due sono le notizie e una conferma l’altra. Domenica 2 giugno alla Cortina Dobbiaco Run ben 49 atleti su 3000 finisher sono stati squalificati a fine gara. Il reato è stato quello di essere partiti a Cortina in una ‘wave’, ovvero in una onda-griglia, migliorativa, quindi avanti, rispetto a quella che era stata assegnata in sede d’iscrizione. Il regolamento parlava chiaro: chi parte davanti e non è autorizzato viene squalificato. Detto fatto. L’annuncio è stato fatto dallo speaker sul palco durante la premiazione post gara. Complimenti all’organizzatore per la serietà, se c’è un regolamento giusto che venga applicato, solo così il sistema running può crescere e migliorare.

Tutto in contrapposizione a quanto accade nel ‘magico’, e questa non è una parola a caso, mondo delle ultramaratone, dove tanto accade e poco si sanziona. In questo ultimo mese con le ‘ultra’, in primis la 100km del Passatore, ci siamo davvero accorti che tante cose non funzionano come dovrebbero. Le malefatte da parte di tanti protagonisti sono eclatanti ma che poco o nulla viene sanzionato. Il mondo ‘ultra’ dunque è come se vivesse un po’ a parte del consueto mondo podistico. Forse perché chi fa ultra pensa di avere una marcia in più, forse perché i partecipanti se escludiamo i 3000 alla 100km del Passatore sono generalmente davvero pochi, nell’ordine di qualche decina al massimo, e quindi si conoscono tutti o quasi. Gli ‘ultra’, gli aficionados, coloro che corrono una ultra a settimana, fanno squadra e si difendono tra loro. Come fossero una grande famiglia.

In queste settimane ne abbiamo viste davvero tante e abbiamo anche notato, per fortuna, che denunciando e scrivendo le cose che non vanno forse un po’ di giustizia si sta ottenendo, che l’omertà da parte di tanti sta cadendo. Era ora.

In primis c’è un grosso problema doping che attanaglia sia diversi top che nel 2018 sono stati pizzicati dai controlli e squalificati, sia i partecipanti ‘scarsi’ se così vogliamo brutalmente definirli. Questi ultimi però sapendo di non essere nelle posizioni interessanti di classifica gareggiano lo stesso pur magari sotto l’effetto dopante di medicinali, quali ad esempio antinfiammatori e non solo, che sono nella lista antidoping. Questo non è assolutamente corretto, non si sta gareggiando in maniera leale.

Ma c’è di peggio (se ci può essere un peggio al doping) ed è quando organizzatore e atleti la combinano grossa assieme. Chip-tracker-gps che non segnalano la posizione corretta, che perdono contatto, quando generalmente nei deserti o tra le montagne di altre gare ultra trail tra le Alpi guarda caso funzionano che è una meraviglia, con precisione quasi millimetrica. Nelle ultra no: il sistema, si scopre la notte della gara, non funziona, è scarico, c’è il temporale, c’è poco segnale. E’ successo anche alla recente 9 Colli Running, gara da 202,4km, atleti finiti fuori strada che magicamente rientravano in strada o senza segnale. Idem in questo fine settimana alla Race Across Apulia, 287km tutti d’un fiato in Puglia, dove ne abbiamo viste di ogni tipo. Gente che dice di essersi ritirata e il chip della suddetta persona che viaggia in auto per diverse ore alla stessa velocità degli altri che corrono: voleva forse rientrare dopo un bel passaggio in auto e beccata ha detto che stava male e si è ritirata?

Check-point (21 in tutta la gara) dove è obbligatorio essere rilevati ma che alla fine a tanti mancano questi rilievi…tanti i buchi bianchi lasciati…come mai?

Ancora alla 9 Colli, gara ufficiale per il Campionato Italiano Iuta e qualificante per la mitica Spartathlon, la classifica finale viene cambiata quattro-cinque volte nei giorni successivi e il bollino rosso è in particolare nelle ultime posizioni. Tempo massimo previsto dal regolamento 30 ore, Agnese Casu arriva in quasi 31 ore, prima viene messa in classifica con 29ore57’ e poi dopo varie proteste social viene squalificata. Un’altra atleta, Virginia Nanni, sembra sia arrivata anche lei dopo le 30 ore e questa prima viene messa in classifica con 30ore 10 minuti, poi rettificato in 29ore 57’ e mai squalificata. Ma come è possibile?

Possibile che nel 2019 con i moderni sistemi di rilevazione cronometrica accadano tali errori e soprattutto  dovrebbero essere facilmente verificabili. E invece no. Alla 9 Colli Running no. Non è possibile. Atleti senza Chip elettronico e niente cronometro in vista sull’arrivo. Nei diversi video che riprendono l’arrivo non si conosce il tempo o l’ora di arrivo però testimonianze di persone presenti affermano e confermano che le 30 ore erano state superate. Perché includere in classifica chi va oltre alle 30 ore consentite? E soprattutto perché manomettere il tempo finale solo per cortesia?

Una delle giustificazioni arrivate da parte di alcuni è che la 9 Colli Running come altri eventi di questo tipo sono da regolamento classificate come ‘Non Competitive’. Bene, ma se così fosse…perché alla fine c’è una classifica con un vincitore e non il classico ordine d’arrivo in ordine alfabetico come si fa per le non competitive? E come fa una non competitiva ed essere un campionato uffiiciale Iuta con tanto di titolo italiano? Le incongruenze sono tante e l’incoerenza la fa da padrona.

Alla Race Across Apulia il regolamento prevede che per gli atleti che fanno ‘la corta’ da 105km non si possano usare auto per assistenza o ogni altro mezzo. Ma così non è, diversi partecipanti nelle loro foto o dirette facebook fanno ben vedere che godono di tutto questo. Perché non sono sanzionati?

Perché se un atleta ad un cancello a metà percorso arriva in ritardo di 2 minuti può proseguire?

Sempre alla 100km del Passatore non possiamo dimenticare il caso Luca Gelati che ha dichiarato solo pochi giorni fa di aver avuto un passaggio nel 2018 e quello di Flavio Taverna cronico ‘taglione’ della Firenze Faenza. Chissà l’anno prossimo se avranno ancora il pettorale…

Altra domanda…perché ostinarsi in un mese a fare la Milano Sanremo Ultramarathon da 285km, la 9 Colli da 202km, il Passatore da 100km e la Race Across Apulia da 287km e magari non concluderne neanche una? Perché si vuole arrivare a dire ‘faccio la 287km’ e poi non si sta nei cancelli perché si cammina, anzi ci si trascina, solamente e magari ci si ritira perché si sta male dopo 130km? Non è meglio fare una 100km per bene, allenandosi bene e correndola tutta al massimo delle proprie possibilità. Forse in questo caso è solo la voglia di essere protagonisti sui social.  Una cosa che mi fa inorridire quando mi si presentano così: “Ciao piacere sono xxxxxx e ho fatto 389 tra maratone e ultra”. Giuro quando sento questo ed accade spesso, mi vengono i brividi. A me che mi importa quante gare hai fatto? E soprattutto se uno ha atto tipo 389 gare, possibile non abbia mai letto un regolamento e non sappia magari come funzioni il sistema Tue per l’antidoping?

Poi comunque scopri che questi eroi da 500-700 ultra…in maratona hanno un’ora in più di me di personal best. E ce ne vuole…

E’ vero non tutti gli ultramaratoneti sono così, la maggior parte sono sinceri e leali e da questi, solo da questi bisogna ripartire e rifondare un movimento. E’ finita l’era del ‘lasciateci questo mondo ultra noi facciamo quello che vogliamo’. Da oggi bisogna fare come alla Cortina Dobbiaco: hai barato? Sei squalificato!

Aggiornamento del 5/6/2019 – Abbiamo eliminato il paragrafo relativo al chip del Passatore in quanto informazione errata e ce ne scusiamo. (Cesare Monetti)

4 Commenti

  1. Angelo 04/06/2019
  2. Julius 04/06/2019
  3. Manuel 04/06/2019
  4. Stefano Ciotti 06/06/2019

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