E se fossimo davvero razzisti? Bianchi pagati il doppio, neri non calcolati. Io ho un bel po’ di domande. Chi mi risponde?

di Cesare Monetti

Quindi, il ‘caso Trieste’ era razzismo oppure no?

Sembrerebbe di no, almeno ufficialmente è stata fatta retromarcia assoluta, sono stati riaperti i rubinetti dell’ingaggio anche agli atleti africani e tutta la questione sembra essersi sistemata.

Il sasso però è stato lanciato e se non una valanga qualche ripercussione deve pur averla questa vicenda.

La verità è che una verità assoluta non esiste. Le domande sono tante, le risposte possibili ancora di più. Il dibattito è aperto, nessuno, almeno al momento, può avere la soluzione definitiva.

E’ giusto pagare un ingaggio agli atleti? Per tanti runner amatori, la risposta è no. La vera risposta è: “Si corre per passione come facciamo noi. Chi vince prende il premio vittoria, in natura o in soldi”.

Però è bene sapere che l’ingaggio, ovvero il pagare un atleta da parte di un organizzatore affinchè partecipi ad una gara, esiste. E non centra con il montepremi finale. Attraverso l’ingaggio l’organizzatore pilota l’esisto della competizione. Sceglie il tipo di atleta, veloce o simpatico, bravo o forte sui social, e lo paga per esserci. Un atleta o un gruppo di atleti.

Ma quanto deve essere pagato un atleta? Già qui ci avviciniamo al punto della questione Trieste. Il prezzo dell’ingaggio lo fa il mercato. Va quindi in base alla sua bravura, quanti atleti in circolazione con simili caratteristiche (tempi cronometrici – palmares vittorie etc) e tanto altro. Si potrà dire e obiettare che nessuno deve essere pagato. Quindi anche Eliud Kipchoge dio di maratona a Berlino e Londra, oppure Sir Mo Farah non dovrebbero ricevere ingaggi. Ma non è così, il mondo moderno fatto di professinismo prevede ingaggi spesso da centinaia di migliaia di dollari. Ma perché loro sì e atleti leggermente più modesti, africani od europei, non devono averne?

Tante altre domande affollano la mia mente. Perché un atleta africano deve valere cinque volte di meno rispetto ad un italiano /europeo, anzi dovremmo dire ‘un bianco’? Ecco sì. Questa è la domanda e questo è quanto è stato in definitiva detto da Carini a Trieste prima che poi tutti parlassero di razzismo impropriamente.

Già ripeto: perché un atleta nero, di pari livello ad un bianco, deve essere pagato di meno? Anche 5 volte di meno? Non è razzismo questo? Direi di sì. Fondamentalmente sì. Anche se poi il ragionamento se approfondito riporta alla famosa ‘legge di mercato’ di cui sopra. Atleti ‘neri’ che fanno un buon tempo cronometrico sono tantissimi, direi centinaia, hanno nomi pressoché sconosciuti, illeggibili, sono tutti uguali e nessuno li conosce. I ‘bianchi’ sono pochi, sono belli, hanno i social e quindi valgono di più e ad un organizzatore costano di più. Io non ho la risposta ma mi chiedo: è giusto tuto questo? Accade realmente. Colui che ha vinto la maratona di Milano in 2h04′ ha avuto un budget d’ingaggio sicuramente oneroso, ma sono certo che se fosse stato un atleta bianco a poter mettere sul tavolo un possibile simile risultato il costo sarebbe stato decisamente superiore. Perchè questo? Sì, ok la legge di mercato. Ma non è razzismo? Il keniano ha due gambe e due polmoni come il bianco e fa la sua stessa fatica…

Potrei dire ancora di più. E forse il tutto è anche un po’ scomodo, ma è così. Perchè un italiano che però ha origini magari marocchine o etiopi seppur tanto tanto vincente e di grandi livello in maratona come non se ne vedono da anni, deve essere considerato meno e quindi venir pagato meno in termini di ingaggio rispetto ad un italiano ‘originario italiano?‘ Non è razzismo forse questo? Gli sponsor per un ‘italiano vero’ che fa grandi risultati spendono grandi cifre, gli sponsor per un italiano che ha sangue o colore della pelle d’Africa sono decisamente meno e meno generosi. E’ giusto? No, ma accade!

Ho finito? No. C’è un’altra questione se vogliamo dirla tutto. E’ giusto che vi sia un montepremi nelle gare dedicato agli italiani pari ad almeno il 25% dei premi totali? Cioè per incentivare gli italiani a partecipare il regolamento dice che gli italiani devono andare a premi. Questa normativa è nata qualche decennio fa quando keniani, etiopi, ugandesi e altri hanno iniziato a vincere ovunque. In pratica si è pensato… “Noi italiani non vinciamo più nulla, mettiamoci il montepremi vittoria solo per noi”.

E’ corretto? E’ corretto che un italiano che arriva terzo in una gara in Italia guadagni di più dei due classici keniani che arrivano primo e secondo? L’italiano prende il premio come terzo assoluto e anche come primo italiano. E’ razzismo? Forse sì.

Altra domanda…è corretto che un atleta italiano professionista, e con professionista intendo coloro che ricevono uno stipendio statale in quanto appartenenti ad un gruppo sportivo militare (Fiamme Oro, Fiamme Gialle, Fiamme Azzurre, Carabinieri…) cerchi e pretenda ingaggi da parte di un organizzatore? E’ deontologicamente corretto?

Se ha già lo stipendio pagato da tutti noi, perché deve anche prendersi i soldi che un organizzatore ha a disposizione e quindi sottrarre risorse allo stesso organizzatore che potrebbe invece così investire su atleti africani o italoeuropei che non hanno stipendio e rendere la gara ancora più bella? Gara tra l’altro spesso finanziata con fondi pubblici…che andrebbero così ancora nelle tasche di chi già prende uno stipendio. Ma qui allarghiamo troppo il discorso…

Questi stessi ‘statali’ è giusto che prendano ingaggio + montepremi dedicati agli italiani magari arrivando in classifica magari alla decima posizione assoluta dietro a 9 africani che sono più forti e sono lì quasi gratuitamente?

Domande ce n’è ancora tante. Come il discorso dei manager-procuratori che sfruttano tanti ragazzi provenienti dall’Africa e sono in cerca di fortuna in gare europee per riscattarsi da situazioni poverissime in Kenya o Etiopia che sia. In Italia abbiamo diversi manager che sono grandi professionisti e tra i migliori al mondo per serietà e capacità, regolarmente iscritti nell’albo federale, però e qui è la questione: purtroppo ci sono tanti ‘abusivi’ che davvero sfruttano questi ragazzi provenienti dall’Africa. E di sicuro bisogna stanarli e denunciarli.

Stabilito che i manager è solo un bene che esistono perchè rendono tutto più ufficiale, altrimenti sarebbe davvero il fat-west, è possibile stabilire da ora in poi un tariffario d’ingaggio? Tipo in half marathon se vali sono 1h03’ il tuo prezzo d’ingaggio è 2mila euro. Se vali 1h02’ è 3mila euro. Sparo cifre e tempi…ma pensate sia una via fattibile da percorrere in futuro così da regolamentare un settore che in pochissimi conoscono ma che esiste. Nelle grandi maratone (Londra-New York-Berlino) vi sono budget d’ingaggio che toccano i milioni di euro, il giro d’affari può essere davvero grande. In Italia ovvio si parla di cifre decisamente minori, molto molto minori. Ma è corretto secondo me iniziare in qualche maniera a mettere ordine.

Quindi alla fine…ingaggio sì o no? Premi per italiani sì o no? Manager corretti sì e abusivi da denunciare. Si ma chi lo fa? Che caos…

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