Genova City Marathon, maratoneti traditi. Che disastro

di Cesare Monetti

Genova City Marathon, cronaca di un disastro annunciato. Le intenzioni erano buone forse in origine, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo…una maratona. Che non è mai cosa semplice organizzare, anzi è proprio difficile. Ancor più in un contesto difficile e ferito come quello di Genova dove la situazione cittadina è parecchio complicata.

La maratona non è solo un gesto sportivo fine a sé stesso, è un evento che parla della città e parla alla città, che coinvolge tutti i cittadini, anche quelli che non vi partecipano e che non vogliono parteciparvi. Perché si occupano le strade e le piazze per tante ore che, bisogna ricordarlo, la domenica non sono di proprietà dei runners. (Anche se sarebbe bello…lo ammetto!).

Non c’era bisogno di questa maratona dopo soli quattro mesi da un’immane tragedia, con una città che lotta tutti i giorni con mille problemi di traffico e che ha i cittadini stressati da tutto questo. Andare a complicare ancor più le cose non è stato sensato, si è forse voluto tenere accese le luci della ribalta e forse, spiace dirlo, giocare con le emozioni sfruttando un po’ la tragedia del Ponte Morandi. Si è scelto di far arrivare tutti al km 43 dopo aver tagliato il traguardo ufficiale al 42,195km, bella idea. Forse la più sensata ed importante di tutta la domenica.  Ma come mai l’amministrazione comunale ha voluto tutto questo proprio ora, non si poteva rimandare anche se già in programma la gara dalla primavera scorsa? Certo, era giusto farla per non dimenticare e per dare un segnale di rinascita, però erano 14 anni che una maratona a Genova non si vedeva, forse era possibile attendere ancora almeno un altro anno e attendere la normalità. La situazione logistica di Genova ora non consentiva questo tipo di evento.

Alla Genova City Run è successo di tutto. Per i maratoneti e per i cittadini. I primi sono partiti con 21 minuti di ritardo dopo una ‘lotta’ tra le forze dell’ordine che non volevano far partire la gara e l’organizzatore, poi hanno visto mancati servizi imprescindibili come i ristori molto scarsi e mancanti, e inoltre, dulcis in fundo, quello stop obbligato al km 32 verso le 3h45’ di gara, quindi per i maratoneti più lenti giudicati oltre le 5 ore con un regolamento di gara che riportava quale tempo massimo consentito di 6 ore. Un brutto gesto bloccare i maratoneti senza avvisarli prima del via, anche se lenti o in fondo alla classifica hanno creduto in questo evento e nella resurrezione della città. Hanno voluto esserci ma sono stati traditi. Non poter arrivare al traguardo è un affronto davvero duro da poter digerire. Una maratona che lunedì scorso, a soli 6 giorni dall’evento non aveva ancora un tracciato ben definito e che poi non è stato omologato da Fidal, un Marathon Village, riportano le voci del popolo dei runner, di dubbio gusto e quasi inesistente. Una partenza male organizzata, con tre volte lanciato il count-down per lo start ufficiale e poi interrotto perché la gara non la si voleva far partire e si stava svolgendo un bel braccio di ferro. Anche chi aveva il microfono in mano, lo speaker ufficiale, non è stato giudicato all’altezza e di sicuro non competente in materia di corsa e maratona. Forse serviva uno speaker specializzato.

Un percorso poi da ripetere quattro volte andata e ritorno sulla sopraelevata non è che emozioni molto, ripetitivo e monotono. Certo ci può stare, i runner sono disposti a correre anche così, ma venire bloccati al km 32 per chi è stimato sopra le 4ore45…questo no. Questo gesto lascerà il segno.

I cittadini si sono trovati ancora una volta in balia del traffico anche di domenica, strade bloccate, ingorghi e così sono scattate centinaia di lamentele sulla pagina facebook della gara. Lamentele poi cancellate, come a nascondere qualcosa che dava fastidio e non c’è gesto più brutto che zittire qualcuno che comunque, bello o brutto che sia, sta esprimendo un pensiero.

Tanti troppi problemi non giustificati dai numeri, solo 770 arrivati più quelli della Fantozzi Run da 11km, pochi rispetto a quanti erano stati annunciati e preventivati, pochi per dire ‘blocchiamo Genova e facciamola ripartire’. Gli stessi top runner non ci hanno creduto, nessuno di qualità al via tranne il solito ed immenso Giorgio Calcaterra, 3 volte Campione del Mondo 100km, che ha il cuore grande come tutta Genova e non è voluto mancare. Ma gli altri?

Ora chissà cosa accadrà, se davvero è stato gettato un seme e nel 2019 si replicherà oppure si è davvero solo sfruttata la tragedia e poi tanto tra pochi mesi, magari quando vi sarà un nuovo ponte, la maratona non servirà più e andrà tra le cose dimenticate e da non ripetere per altri 14 anni. Genova merita di più, merita una grande maratona e una organizzazione seria.

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