Mondiali100km, Calcaterra brilla, l’Italia si spegne

Un monumento. Sì, esatto, bisognerebbe fargli un monumento grande come una casa, anzi lungo 100km, a Giorgio Calcaterra che definirlo il ‘Re’ delle ultramaratone è ormai riduttivo. Enorme la sua prestazione sabato al mondiale che si è disputato a Sveti Martin Na Muri, centro termale sulle colline croate. Un percorso difficile, prima un giro di lancio da 2,5km, poi 13 giri da 7,5km con 60 metri di dislivello ognuno, a conti fatti quasi 800 metri dislivello positivo. Temperatura fresca in partenza alle 7 e poi tanto, tantissimo caldo e sole nelle ultime ore di gara.

Il ‘Re’ chiude in 6h42’35” (4’01” di media al km) crono davvero eccezionale considerato appunto il percorso, come fosse un Passatore, settima posizione assoluta, primo italiano ma anche primo europeo al traguardo ed uno sprint degli ultimi chilometri che fa tanto pensare sul suo grande cuore: “Una gara impegnativa, dove ci ho messo tutto il cuore e tutto l’impegno – fa sapere Giorgio attraverso i suoi social ai tanti tifosi che lo adorano – Sapevo di non poter stare sul podio, ma ho comunque dato tutto fino all’ultimo. Ho fatto una volata di un km che ho perso e che mi ha lasciato il segno, ma sono contento perché posso dire di aver dato tutto. Certo per andare a fare l’antidoping mi hanno dovuto sorreggere, e questo è stato imbarazzante. Ma era giusto provarci. Sesto posto per l’Italia, grazie ai miei compagni di squadra che non hanno mollato mai. Herman e Francesco Lupo sono stati bravissimi. Ottimi anche Andrea Zambelli che nonostante le difficoltà non ha mollato e Matteo Lucchese si è dovuto fermare, ma ho visto come stava e non mi sento di dire che ha sbagliato. W l’Italia, un onore poter correre con i nostri colori”.

Campionato mondiale dominato dal Giappone sia a livello individuale che di squadra. Fa il bis il giapponese Hideaki Yamauchi, protagonista con 6h28:05 (3’47” di media) davanti al connazionale Takehiko Gyoba (6h32:51) e al sudafricano Bongmusa Mthembu (6h33:47). Al femminile è straordinaria la plurivincitrice del Passatore, la croata Nikolina Sustic che vince il mondiale in casa in 7h20’34” (4’24’ di media), record croato. Un tempo da uomo, un crono di grande classe che viene anche dopo la sua partecipazione in agosto alla maratona dei Campionati Europei di Berlino dove ha fatto 2h42’44” che è diventato anch’esso il suo nuovo primato personale.

Hermann Achmuller festeggia l’arrivo in Croazia

Italia ancora in positivo con un altro evergreen, parliamo dell’altoatesino Hermann Achmuller che sfrutta la sua esperienza e la sua concretezza per agguantare un 27° posto in 7h10:55. Finisce in 48esima posizione l’esordiente Francesco Lupo più che discreto all’esordio con il tempo di 7h38:21 e in linea con il record personale fino a una ventina di chilometri dalla fine prima di calare il ritmo per i crampi.

Arretrato ed in difficoltà Andrea Zambelli, quest’anno autore di una storica vittoria alla 100 km del Passatore ma arrivato acciaccato all’appuntamento che conta. Arriva 67° in 8h08:11, mentre si è ritirato il campione italiano della specialità Matteo Lucchese condizionato da problemi gastrointestinali.

E’ sesta l’Italia a squadre, il crono totale del team italiano è 21h31:51 con il successo al Giappone (19h37:01) che precede Sudafrica (20h33:49) e Germania (21h02:12), quarti gli Stati Uniti (21h05:41) e quinta la Spagna (21h06:49). Oro a squadre anche al femminile per il Giappone (23h03:50), sugli altri gradini del podio Sudafrica (23h56:44) e Croazia (24h13:57).

Finita la cronaca gara, finito il buonismo. Come voto all’Italia darei un misero 5. Sarebbe da 4 se non fosse per le più che valide prestazioni di Calcaterra, Achmuller e Lupo, mentre affondano Lucchese e Zambelli. Forse quest’ultimo con già due bei mondiali alle spalle, constatato da lui stesso il suo negativo stato di forma, avrebbe potuto fare un passo indietro qualche settimana fa lasciando il posto a qualcun altro che forse avrebbe potuto fare un risultato migliore. E’ un modo anche questo, a mio avviso, per onorare la maglia azzurra.

Il voto è negativo all’Italia non è però solo sulla giornata in Croazia. Lì si è salvato il salvabile, ma è dato per la mancanza direi quasi totale di un vero progetto che rilanci il settore ultramaratone azzurro. Sulla negatività assoluta dell’atletica italiana è inutile dilungarsi. Prendiamo schiaffi e non vinciamo con l’atletica in pista, abbiamo fortemente deluso con tante tante critiche sia ai recenti mondiali di Ultratrail che agli Europei di 24 ore. Se prima ci salvavamo con l’ultramaratona 100km grazie ad assoluti miti come Calcaterra o Monica Casiraghi o altri come Mario Fattore o Ardemagni o Monica Carlin, ora questa fortuna è finita. Ci siamo abituati bene, ma non abbiamo lavorato per il futuro. A parte Francesco Lupo abbiamo una squadra di ultra 45enni, bravi e seri quanto vogliamo ma che di certo non possono garantire ancora prestazioni per il futuro. Qualcuno di più giovane dietro c’è e bisogna puntare su di loro, bisogna dar fiducia. C’erano sei posti per la Croazia, perché abbiamo portato solo cinque atleti? Era così impensabile far fare esperienza internazionale anche ad un altro uomo? Da parte di chi comanda a mio avviso fa fatto un progetto molto più serio sia al maschile che al femminile, quest’ultima ora inesistente.

Ci vuole un progetto dove in primis si parli di professionalità e per fare questo ci vogliono i soldi, ovvero un grande sponsor che ci creda. Da qui riuscire a pagare pochi tecnici che seguono i ragazzi così che possano essere dei veri professionisti. Inoltre, tra le tante idee, si potrebbe andare a ricercare quei maratoneti che veleggiano sulle 2h30’ ma che ormai magari sui 35 anni non hanno più possibilità di crescere sui 42km ma che invece potrebbero primeggiare nelle ultra. Certo è tanto più faticoso, ma chi fa 2h30’ o 2h40’ è un potenziale atleta da meno di 7 ore e dunque di livello mondiale. Fossi uno di loro ci penserei. Fossi in chi può comandare queste cose ci proverei. Vero sono pochi quelli in circolazione e forse non hanno tutta questa voglia di mettersi a macinare chilometri su chilometri, forse meglio mettere una foto su facebook e prendere grandi like per un anonimo 2h37’ che però a poco serve.

Siamo al capolinea, tutto è da rifare e da ripensare, sia come Iuta che come Fidal con una divisione seria e completa dei vari compiti. Il Giappone ha grandi atleti, ha piazzato 4 atleti nei primi 6 sia al maschile che al femminile, non credo sia solo una casualità. Si potrebbe magari capire come e cosa fanno, si potrebbe fare uno stage in Giappone per uno scambio interculturale tra tecnici e atleti, sono convinto che anche loro avrebbero da imparare da un certo Calcaterra che di mondiali ne ha vinti ben tre. Idee ce ne sono tante, quelle proposte magari non sono quelle corrette o sono difficili, ma qualcosa va fatto. Così non si può e non si deve andare avanti, perché in questo settore possiamo e potremo ancora dire la nostra a livello mondiale, a differenza magari della maratona dove eccellere con i tanti atleti africani in circolazione è ormai forse impossibile.

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