Mondiali 100km, il ct Paolo Germanetto: “Niente donne e solo 5 uomini perchè…”

di Cesare Monetti

Solo cinque atleti per la gara maschile quando avrebbero potuto essere sei. Zero per il team femminile. Questi i numeri dei convocati dalla Direzione Tecnica Federale, su indicazione del Responsabile Tecnico di corsa in montagna, trail e ultradistanze Paolo Germanetto. La maglia azzurra in questione è per la trentesima edizione dei Campionati Mondiali della 100 km che quest’anno si svolgeranno a Sveti Martin na Muri, in Croazia, sabato 8 settembre. VEDI ELENCO CONVOCATI

Ma perché così pochi? Perché nessuna donna?

Il mondo ‘ultra’ se lo sta domandando, anche con un po’ di rabbia mista a delusione in questi giorni. Eppure la Croazia è dietro l’angolo, i costi ‘trasferta’ sarebbero davvero ridotti al minimo, non c’è da prendere aerei e volare dall’altra parte del mondo. Impegno, almeno economico, minimo. Eppure nulla, squadra ridotta al minimo. La sensazione generale è che la Fidal ci creda ben poco in questo ‘mondo di matti’ che nel più totale dilettantismo per tutti si sobbarcano allenamenti e gare da centinaia di chilometri. Le reali motivazioni però ci sono, sono diverse, e a spiegarlo a Runtoday.it è proprio il Responsabile Tecnico Fidal Paolo Germanetto.

Paolo, andiamo subito al dunque. Perché non c’è il sesto? Eppure Roberto Isolda a Seregno in occasione del Campionato Italiano 100km ha fatto 7h15’01”. Un solo secondo…su una gara da 100km?

“Bisogna fare una doverosa premessa, importante, che sta alla base di tutto. Dai ragazzini che fanno atletica in pista agli ultramaratoneti. La maglia azzurra ha un valore immenso. E’ un obiettivo da raggiungere, da sognare, da scalare. La maglia azzurra non la si può ‘svendere’.

Sì ma Isolda o ancora Stefano Velatta che ha un 7h17’ sono lì ad un soffio…

“Isolda in particolare ha fatto solo quella competizione ad alto livello, se crescerà ancora in futuro potrà trovare senz’altro spazio in azzurro. Il 7h15’ è un tempo che nelle liste mondiali vale circa un 75esimo posto, è a quasi un’ora dal primato italiano e ad 1h05’ dal primato del mondo. E’ un crono molto largo, vale un 2h25’ in maratona. Domandiamoci…la Fidal porterebbe agli Europei o Mondiali di atletica maratoneti da 2h25’? La risposta è no, sarebbe un pessimo crono ed un pessimo esempio. Dobbiamo parlare di ‘dignità tecnica’, portare gente ‘non di livello assoluto’ significa dare in generale a tutti e al movimento ultra in particolare, un messaggio decisamente sbagliato”.

Per le donne almeno quelle sotto le 9 ore forse si poteva fare una squadra per essere almeno presenti come Italia?

“Vale lo stesso discorso cronometrico degli uomini e quindi di ‘qualità’. 8h30’, che è il criterio che abbiamo scelto, vale nelle liste mondiali circa la 50esima posizione. In paragone in maratona potrebbe valere circa 2h45’. Dopodichè avevamo Laura Gotti che ha corso ampiamente sotto le 8 ore e quindi eleggibile ma a Milano ha fatto 2h33’ in maratona e quindi d’accordo con Fidal ed il suo tecnico si è auto esclusa andando a preparare gli Europei di Berlino di questo agosto in maratona. La Pitonzo, prima classificata a Seregno, in questo momento è sospesa in via cautelare per doping, quindi anch’essa non convocabile. Forse, ma dico forse, se queste due fossero state a nostro pieno servizio si poteva pensare di allargare un po’ e sforare il criterio delle 8h30’ portato magari ancora una o due atlete, ma così non vale certo la pena. Anche l’ultimo mondiale c’erano solo Albertini e Canepa che però avevano ampiamento dimostrato di poter correre sotto le 8h30’. Diciamolo, il livello è basso, da tempo c’è qualche problema, bisogna lavorare di più e meglio”.

Sicuro che non sia davvero una questione di budget che non viene dato alla nazionale ultra 100km?

“Nella maniera più assoluta. La trasferta ai mondiali 100km è inserita e preventivata nel bilancio Fidal. Ci fossero stati atleti rientranti nei criteri di 7h15’ e 8h30’ avrei portato senza problemi entrambe le squadre complete da sei atleti. Tra l’altro la Fidal è una delle poche federazioni al mondo ad avere budget ufficiale. Gli Usa non hanno nessun pagamento, sì invece Francia e Gran Bretagna”.

Per la 24 ore pochi mesi fa però sono state fatte le due squadre…?

“La 24 ore non era a bilancio perché la conferma dell’europeo è arrivata con il bilancio Fidal già approvato. In questo caso tutto è stato gestito praticamente in maniera diretta da Iuta che va ringraziata per quanto ha fatto”.

Rimane comunque la delusione di non vedere la squadra femminile al via…

“Va fatto un ragionamento serio per il movimento, non bisogna fare una squadra azzurra per forza. Inoltre i due casi di doping di Seregno hanno influenzato in maniera fortemente negativa l’immagine dell’atletica italiana. E’ stato un brutto segnale, in azzurro ci va e ci andrà solo gente di cui ci fidiamo ciecamente”.

Ci sarà uno sviluppo delle ultra distanze in futuro?

“La Fidal ora ha istituito due direttori tecnici, Elio Locatelli per il livello Assoluto e Stefano Baldini per lo Sviluppo. A me è stata affidata la parte ‘non olimpica’, quindi gestisco le discipline di corsa in montagna e le ultra distanze trail e strada,. In ambito internazionale la stessa Iaaf sta ufficializzando e investendo molto nel trail cercando di includere la Iau. Si arriverà ad esempio nel 2021 con un mondiale evento unico e di alto livello per trail e corsa in montagna. Non è così ancora per la corsa su strada, anche a livello internazionale non è previsto ad esempio un unico campionato-giornata con mondiale 24 ore e 100km. Le cose cambieranno, in meglio, in futuro”.

Ma qual è il futuro della ultramaratona 100km?

“Ci stiamo lavorando. Abbiamo chiesto a Giorgio Calcaterra di essere un capitano in campo e di darci un mano in futuro come consulenza. Così l’abbiamo chiesto anche ad altri atleti d’élite delle 100km. Non portare la squadra donne oggi è doloroso anche per me e per Fidal. E’ una sconfitta. Ma è anche un messaggio forte che bisogna fare tanto di più, che bisogna dare una svolta e cambiare marcia. Consideriamolo un punto zero verso una nuova partenza. Uomini e donne”.

Ma non si poteva fare qualche raduno in più? Per i giovani corsa in montagna li state facendo…

“Diversi raduni corsa in montagna sono finanziati e offerti dalle stesse località turistiche in accordo con Fidal. Sono stati inseriti sponsor come Eolo che ha dato una grande mano in tal senso. Purtroppo nella gestione annuale bisogna fare i conti e non ci sono dubbi che convenga investire su ragazzi di categoria Junior della corsa in montagna e farli crescere, credere in loro e provare a farli diventare campioni rispetto ad investire su atleti ultramaratoneti già in età adulta, lavoratori e quindi non possibili professionisti, con pochissimi margini di miglioramento possibile. E’ una scelta fatta a malincuore, ne sono consapevole, ma ritengo che sia la più corretta”.

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