Il mio grande sogno? Correre senza dolore. Per questo oggi…

di Cesare Monetti

 

Dimmi che plantare usi e ti dirò che runner sei. Ma potremmo anche dire…”ti dirò se non ti spacchi”.

Questa almeno è la mia speranza dopo che oggi mi sono recato da un noto produttore milanese specializzato in plantari (e non solo) per gli sportivi. Ancora una volta sono bloccato per il tendine d’Achille che si è messo ad urlare. Era tanto che non mi dovevo fermare completamente qualche settimana, bene o male tra gioie e dolori ero riuscito a gestire in questi ultimi anni grazie a osteopata e fisioterapista e qualche pomata. Forse il freddo, forse ho spinto troppo nelle ripetute, forse non ho ben recuperato dopo la 50km ultramarathon di Siena ed eccomi fermo al palo.

Qualche giorno fermo, la sofferenza è totale, soprattutto perché gli obiettivi di correre maratone e ultra erano imminenti, il desiderio per tentare di risolvere la situazione nel più breve tempo possibile è andato anche sul fare dei nuovi plantari. Quelli che utilizzo hanno almeno tre se non quattro anni, hanno all’attivo credo 10mila chilometri o poco meno conditi da pioggia, pozzanghere, caldo, sudore, sterrati. Insomma sotto i piedi avevo due pezzi di cartone.

Vai a fare i plantari e trovi un’ottima consulenza, cammini e corri sul tapis, ti fanno le impronte e scopri che ce ne sono di tanti tanti tipi, ortopedici, neurosensoriali ed altro. Io ho optato, o meglio mi hanno convinto, per quelli di nuova generazione ‘sensoriali’.

Tra dieci giorni mi arrivano, intanto guarisco (spero!!!) e poi niente..la speranza è di riuscire a correre finalmente senza dolore. Questo forse è il mio vero grande sogno, al di là di chissà quale gara o chissà quale obiettivo cronometrico da personal best. La mia vera felicità sarebbe quella di riuscire a correre libero, senza avvertire più alcun dolore tra polpaccio, soleo, tendine, caviglia. Senza più dovermi alzare la mattina e strisciare e camminare a papera per i primi dieci minuti,

Perchè quando corri e hai male diventa un supplizio, il dolore supera il divertimento, ogni uscita è un incubo, la voglia di smettere è sempre tanta.

Quindi speriamo nell’equazione: plantare nuovo = zero dolore.

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