8 marzo: la storia di Anna profuma di grinta e coraggio, di speranza e di… corsa

Team Marathon vuole fare gli auguri a tutte le donne regalando loro una mimosa molto particolare, che profuma di grinta e coraggio, di speranza e anche di… corsa: la storia di Anna

Ci sono donne…
E poi ci sono le Donne Donne…
E quelle non devi provare a capirle,
perché sarebbe una battaglia persa in partenza.
Le devi prendere e basta.
Devi prenderle e baciarle, e non devi dare loro il tempo di pensare.
Devi spazzare via con un abbraccio che toglie il fiato
quelle paure che ti sapranno confidare una volta sola, una soltanto
a bassa, bassissima voce. Perché si vergognano delle proprie debolezze…

Amale sapendo che non ne hanno bisogno:
sanno bastare a se stesse.
(Alda Merini)

Team Marathon oggi vuole parlare proprio delle Donne Donne, di quelle che sono o scoprono di essere “speciali”, magari inizialmente loro malgrado. Come Anna Malanot, 52 anni, di Luserna San Giovanni (TO) e una storia tutta da raccontare…

LA CORSA? PER ME È VITA

Anna Malanot

Anna è una donna che corre, che sia per le strade di montagna o sull’asfalto di città poco importa. Nel 2007 suo padre si ammala di tumore e viene a mancare dopo soli quattro mesi. Per lei lo stress e il dolore sono così forti da mandarle in tilt il midollo osseo, come lei stessa racconta. La diagnosi è leucemia. Comincia a sottoporsi a chemioterapia, passando un mese in ospedale e quindici giorni a casa fino al trapianto.

«Non è stata proprio una corsa in discesa, ma essendo una persona sportiva tutti gli organi erano in perfetta forma e quindi ho reagito e sopportato le cure e lo stesso trapianto nel migliore dei modi. Nella sfortuna sono stata fortunata. Fortuna che non mi ha abbandonato neanche nella ricerca di un donatore, se pensi che la compatibilità tra donatore e ricevente è di 1 a 100.000.»

Cosa ti ha lasciato quel periodo?
«Io cerco la positività in tutto e quindi anche dei mesi più difficili ricordo diverse cose belle, ho incontrato delle bellissime persone, uno staff ospedaliero non solo preparato ma anche umano.»

… E cosa ti ha insegnato questa esperienza?
«A prendermi cura di me stessa, prima di tutto. Ho ricominciato a correre; già dopo il trapianto, che ho fatto a dicembre 2008, ho ricominciato piano piano a camminare. Nel 2014 ho finalmente potuto sostenere la visita medica per attività sportiva agonistica e… non mi sono più fermata. Ho cambiato società, volevo correre per l’ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo) e mi sono perciò tesserata per l’ADMO Peperoncino Running, sezione “corsa” del PPR – Peperoncino Team di Torino. Proprio quell’anno ho partecipato, per l’Associazione, alla staffetta della Milano Marathon. Ho ripreso a correre come prima, ho preso parte anche ad alcune corse in montagna come la 4.000 Gradini, la Tre Rifugi Valpellice, il Trail degli Invincibili, ma come dico sempre agli studenti durante gli incontri che tengo nelle scuole come volontaria ADMO, se mi volete trovare velocemente nelle classifiche vi conviene… girarle e cominciare dal basso.»

Anna Malanot alla 10k Tutta Dritta 2017

Sappiamo che hai diversi appuntamenti agonistici ad aprile…
«L’8 aprile sarò ancora a Milano per la Relay Marathon, saremo tre staffette ANED (Associazione Nazionale Emodializzati) formate da 12 persone trapiantate. E poi il 15 aprile sarò alla Tutta Dritta, gara a cui sono molto affezionata, visto tra l’altro che è stata la prima corsa su strada, nel 2007. Ha un percorso bellissimo in una bellissima città, e poi l’arrivo alla Reggia di Stupinigi è incredibilmente affascinante.»

Ma, alla fine, perché corri?
«Pensa che la prima cosa che ho chiesto al medico che mi ha diagnosticato la leucemia è stata: io tornerò a correre? E quando lui mi ha rassicurato, ho risposto: “Ok, allora facciamo tutto quello che c’è da fare”. Io corro perché ci sono, sono viva. E come lo faccio io, lo fanno tanti altri che hanno lottato e hanno vinto. La cosa più importante è la vita. Esserci è importante e lasciami concludere con un appello-consiglio a tutti: donate sangue, midollo e organi perché solo se ci sono i donatori le persone possono continuare a vivere.»

 

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