New York Marathon Lawyers and Friends, una bella storia

di Silvana Lattanzio

C’era una volta… così iniziano le migliori favole e questa lo è. C’era una volta, e c’è ancora, un drappello di avvocati che pensavano, e pensano, che solo lavorare non fa bene, anzi, fa proprio male, tant’è che da uno studio condotto sulla categoria si è rilevato che circa il 97 % dei decessi degli avvocati dipendono da patologia cardiovascolari e tumorali. Colpevole: la sedentarietà.

Nasce così, su organizzazione di Cassa Forense (ente previdenziale degli avvocati italiani in veste di Fondazione) per il tramite dell’avvocato Claudio Acampora e su delega della Presidenza, l’evento New York Marathon Lawyers and Friends. Forte è la convinzione dell’importanza della prevenzione.

Muoversi, correre, fare sport prima che sia troppo tardi. Viene così approvato il Regolamento sull’assistenza, un nuovo strumento normativo per la gestione della Cassa Forense, che offre agli avvocati italiani la possibilità di un check up gratuito, che porta con sé anche l’idea di trasmettere dei favorevoli messaggi culturali, comprendenti anche il concetto dell’importanza di una sana alimentazione; diversi i convegni che si sono tenuti con specialisti del settore.

Bene, l’evento New York Marathon Lawyers and Friends è il compendio di tutto ciò, e la New York City Marathon, dalle parole di Acampora, “è stata scelta come simbolo/metafora di un’avvocatura che desidera anche riqualificarsi al meglio, consapevole che la professione è proprio un po’ come una maratona, difficile, lunga ma di grande soddisfazione se corsa al meglio delle proprie possibilità”.

Come non dargli ragione? Tutti i maratoneti, a qualsiasi professione essi appartengano, lo sanno bene perché lo hanno provato sulla propria pelle: fatica, resistenza, tenacia, ma poi arriva la grande soddisfazione di traguardare la mitica finish line della distanza regina; l’importante è averla preparata al meglio delle proprie possibilità, appunto.

A Milano nasce il partenariato con la Nctm Corporate Run, nella persona dell’avvocato Guido Bartalini, che fedelmente sposa appieno i concetti sopra esposti.

Il 4 novembre hanno corso tutti insieme la 5 km, da Palazzo dell’Onu a Central Park, bello il colpo d’occhio dato dalle loro divise gialle e nere, sponsorizzate da Macron. Non tutti, ma solo i più temerari, hanno affrontato la lunga distanza del giorno dopo. Guido Bartalini è tra questi, qui di seguito le sue emozioni a caldo.

Eh beh, non c’è dubbio, la maratona di New York is really different, exciting, moving, un’esperienza senza pari. La sensazione dall’inizio alla fine, appena terminato il passaggio sul Verrazzano Bridge, è che sia il pubblico a incarnarsi nei runners e renderli una propria estensione per vivere tutta la città nel più breve tempo, secondo le proprie possibilità. Ogni quartiere incita con musica, chiamando i singoli runner per nome o per nazione. È come avere un’immensa famiglia che dall’inizio alla fine è con te e ti porta al traguardo in una trance di suoni, colori e diversità sociali, etnografiche e culturali.

Con due uniche silenziose eccezioni: il quartiere ebraico e il passaggio sul Queensboro Bridge al 25° km, dove senti solo il rumore della corsa, i passi e il respiro di tutti noi. Ma subito dopo, il coinvolgimento di ogni senso riprende e non ti lascia mai. Passando per il cartello di alcuni spettatori che finalmente diceva ‘This is the last damn bridge!’ (questo è l’ultimo dannato ponte). Fino alle ali di folla all’ingresso di Central Park e fino alla finish line. Passata la quale tutti si trasformano immediatamente in zombie, dopo avere corso fino a un attimo prima.

Questa è la Maratona moderna (non me ne voglia Atene), fatta anche di progetti benefici e di una città intera che dice in coro “Today is the Marathon Day” e gioisce nel fermarsi per far vivere ai runners di ogni nazionalità questa indimenticabile esperienza. Ah, last but not least, oltre a tutte queste emozioni, mi sono portato con me anche due nuovi personal best sulla mezza e sull’intera distanza, che non guasta mai, che a New York valgono ancora di più. Così magari l’anno prossimo mi concedo una wave precedente per fare meno sorpassi, scarti, passaggi improbabili tra corridori compatti come un esercito in guerra contro il tempo e la fatica.

E quindi dico, con la fierezza della medaglia di finisher al collo, “Congratulations” (che è la parola che si sente più di frequente il giorno dopo) a me, a tutti quelli che c’erano come protagonisti e accompagnatori, e a New York per la perfetta organizzazione e partecipazione.

See you next year Big Apple! Ma prima magari una maratona europea primaverile, per non dimenticare da dove veniamo e in che continente le nostre gambe si muovono e il nostro cuore pulsa più di frequente”.

Chi è più curioso può vedere il video di presentazione all’indirizzo: http://www.terramia.com/cassaforense/video.asp

Lascia un commento

Attualità Cross Eventi Interviste&Personaggi Trail Ultramaratona
Federica Dal Rì conquista il tricolore e l’Agsm Veronamarathon
EKIRUN 2017 PER IL TERZO ANNO IL SOL LEVANTE ILLUMINA MILANO
TUTTE LE GARE FIRMATE TDS DI DOMENICA 19 NOVEMBRE
Abbigliamento Accessori Calzature
SCOPRI FOCUS E PHOTOCROMATIC, LE LENTI RETINA SHIELD DI SZIOLS
Con le 361° Stratomic…vado un grado oltre
BV SPORT sbarca nelle OCR, le gare di corsa a ostacoli