Luigi ci ha lasciati, ma nella vita quotidiana ci sono più decessi che in maratona

di Cesare Monetti

Eravamo tutti felici ieri dopo la Parma Marathon. Oppure dopo Cremona Half Marathon. O magari quella di Agropoli dove ci si giocava pure il titolo italiano sulla half marathon. Dico ‘eravamo’ perché nelle migliaia di podisti che ieri hanno partecipato ad una gara competitiva c’ero pure io.

Ed ero felice.

Purtroppo però qualche ora dopo abbiamo appreso che proprio a Parma uno di noi, un podista come noi, non ce l’ha fatta, ha avuto un problema cardiaco poco dopo le 11, intorno al km 25, si è accasciato al suolo e nonostante i soccorsi immediati, nonostante il massaggio cardiaco e l’uso di un defibrillatore non ce l’ha fatta.

Luigi Liuzzi, questo il suo nome, aveva 49 anni ed era un amatore pugliese, di Polignano a Mare. Un amico di Luigi anche lui in maratona ieri a Parma appresa la notizia è stato colto da malore ma poi per fortuna dimesso nelle ore successive.

Ad aggravare invece la situazione e ad aumentare  la tristezza il fatto che lasci prematuramente una moglie e due figli.

Da tutta la redazione di Runtoday le più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici più stretti.

Queste cose non dovrebbero accadere e invece, nonostante le visite mediche necessarie per il certificato medico e relativa idoneità, accadono.

Ma perché? La risposta è che non tutto e non sempre è ‘visibile’ agli occhi del medico in sede d’esame. E’ un po’ come un’auto dal meccanico che fa il tagliando: in officina magari è tutto a posto, poi però in autostrada un pezzo di motore si rompe e l’auto si ferma. Non ci vuole però molto a capire che la visita medica è comunque fondamentale, perché chissà quante vite vengono salvate proprio perché l’idoneità viene negata e questo in genere è il 2% di chi si sottopone a visita agonistica. Certo una statistica di quante vite effettivamente siano salvate non la si può e non la si potrà mai avere, ma dubbi non possono essercene. E l’Italia con le sue leggi è bene dirlo è all’avanguardia con questi controlli e dunque l’incidenza mortale in caso di sport è davvero ai minimi mondiali. Poi ci sarebbe da disquisire per ore sul possibile ‘business’ che sta dietro al discorso visite mediche, ma non è questo il punto.

Certo il decesso durante una maratona è qualcosa di strano e sconvolgente, qualcosa che fa scalpore e che vale un titolo sul giornale. Ma se guardiamo davvero le statistiche e pensiamo al numero, migliaia, degli atleti in gara ed il tempo di percorrenza di una maratona ci accorgiamo che il numero di decessi è assai inferiore a quello di una popolazione con lo stesso numero di persone e nello stesso tempo che in quel momento non stanno facendo una gara. Magari stanno pericolosamente andando in moto, oppure stirando, salendo le scale, montando un mobile o fanno l’amore. Senza contare i decessi che vi sono di persone in pessime condizioni fisiche o in ‘malattia’ proprio perchè non fanno o non hanno mai fatto sport. L’attività fisica fa comunque bene, porta spesso ad un regime alimentare migliore e più curato, si innesca nell’individuo in maniera implicita ‘la prevenzione’ di tante possibili malattie.

Statistiche e studi affermano che la ‘morte improvvisa da sport’ colpisce in genere al massimo 20 casi per ogni milione di sportivi in attività e quelli più ‘colpiti’ sono quelli di basso livello agonistico. Cosa vuol dire? I meno allenati…!

Ancora altri numeri indicano che vi sia una mortalità di 4 su 1 milione (attenzione…non mille…) per atleti controllati con visita medica, di 8 su 1 milione per non atleti e di 36 su 1 milione per atleti non controllati. Insomma, fare sport senza visita medica è il peggio del peggio.

Sappiamo bene come la visita medica non serva sempre e non tutto è rilevabile con elettrocardiogramma, però sono dalla parte che è bene farsi controllare. Quanto meno la partenza di base è ottima, dopodichè tutto  e tanto può accadere. Come ieri a Parma, purtroppo. Ma non bisogna fermarsi.

Ciao Luigi.

One Response

  1. Bonati Michele 16/10/2017

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