Ciao Julia e Nicky…ed io oggi ho detto stop!

di Cesare Monetti

Questa sera dovevo uscire in bici per un allenamento ‘sparo’, di quelli di fretta. Di quelli post-lavoro, dalle 19 fino a buio circa, diciamo le 21. Qui sulle strade della Brianza, tra colonne di auto con guidatori stanchi e stressati da una giornata di lavoro e camion, furgoni e furgoncini che girano di qua e di là.

Due ore dove devi dare tutto per far girare le gambe un po’ per benino. Non pedalo dall’ultima gara del 14 maggio, zero tempo, era la sera giusta. Ma ho rinunciato. Dopo 30km e mezz’ora di scooter a fare lo slalom tra le auto dal centro di Milano fino a casa  mi sono fermato. Ho rallentato il ritmo. Ho mollato. Ho detto…basta così per oggi.

Mi sono chiesto: Ma chi me lo fa fare?

A farmi riflettere, a farmi gelare il sangue le notizie delle ultime due ore di questo soleggiato lunedì che diventa scuro e triste. Ci hanno lasciato sia Nicky Hayden investito mercoledì scorso mentre si allenava sulla sua bike in zona Riccione, sia la triatleta Julia Viellehner anch’essa agganciata e travolta da un tir mentre pedalava lunedì mattina. A Julia pochi giorni fa nell’estremo tentativo di salvarle la vita i medici avevano amputato entrambe le gambe, ma non ce l’ha fatta comunque. Il destino ha voluto pure che questi due grandi atleti venissero a mancare quasi nello stesso momento e nello stesso ospedale di Cesena.

Tanto si è detto e tanto si è scritto su questi due incidenti, conseguenti a quello altrettanto mortale di Michele Scarponi ormai un mese fa. Un periodo nero, anche se le statistiche dicono che in Italia oltre 250 ciclisti muoiono ogni anno sulle nostre strade. Un giorno si e l’altro pure si muore in bicicletta.

Beh io almeno per questa sera lascio stare, avrei inforcato la mia bici nervoso e stanco, poco attento al traffico, poco concentrato, forse quasi sicuramente con l’ipod nelle orecchie (ora ditemi quale ciclista…non lo ha fatto almeno una volta almeno nelle uscite più lunghe).

Ora ho soltanto il mal di pancia e penso che davvero forse non ne vale la pena rischiare sempre e comunque per sognare un traguardo ed un sogno. A quale prezzo questo sogno? Probabile così facendo che il prossimo triathlon arriverò cinque minuti dopo…e quale problema c’è…a pensarci bene? L’importante è esserci, divertirsi e passare una bella domenica.

Julia Viellehner

Quindi mi fermo per oggi, lascio stare, rimando ad un giorno dove starò meglio e magari mi studio un itinerario dove c’è meno traffico magari alzandomi alle 4 del mattino per raggiungerlo per poi tornare e andare al lavoro ad un orario decente…ma almeno magari sarò in una zona più tranquilla. Su una strada meno trafficata. Chissà. Rimane questa speranza, vana, di fuga dalla realtà.

Si è parlato tanto di colpe in questi giorni. Degli automobilisti feroci e distratti, dei ciclisti indisciplinati, sicuro quel che manca è il senso civico in generale che forse non azzererebbe le morti però sicuramente aiuterebbe parecchio. Manca già dalle scuole elementare se non dall’asilo una materia di ‘educazione stradale’ che insegni a tutti oltre all’educazione-civiltà-rispetto degli altri, come detto, anche i cartelli stradali. Si perchè me ne accorgo con i miei figli: a 10 anni non sanno un cazzo di cartelli stradali. Eppure vanno in giro anche loro…

Tanto si può dire, tanto si può fare e bisognerebbe fare fin da subito. Io per ora non faccio, io per questa sera mi fermo. Ci dormo sopra e ci rifletto. E penso che magari dalla prossima volta la mia attenzione dovrà essere doppia.

Ciao Julia e Nicky!

 

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