Ossola Trail, light e hard

Testo e foto di Silvana Lattanzio

E’ per me ormai un rito correre l’Ossola Trail. Siamo alla sua 11^ edizione e credo di avere partecipato a parecchie di queste, con o senza pettorale; le prime, con me più giovane, nella versione hard (27 km e due montagne da “correre”, il Faiè e il Montorfano), le ultime nella versione lieve (“solo” 17 km, che in montagna valgono doppio, e solo una delle due da “fare”, la prima). Bella questa gara perché è un trail vero e proprio, sul totale dei chilometri, infatti, solo i primi e gli ultimi 500 m sono di asfalto, tutto il resto è un correre/camminare off road, in single trak o larghe e panoramiche spianate con vista lago, dentro e fuori dal verde. Nei soli primi 7 km si arriva a salire fino a 1.300 m. di altitudine, arrivati in cima, al Vercio, si gode del panorama sui due laghi: quello di Mergozzo e quello di Verbania, che fa parte del Lago Maggiore.

Arriviamo a Mergozzo: è qui, nella sua piazza centrale, che ci sarà la partenza e l’arrivo di questo trail che ogni anno trova numeri in crescita, numeri che comunque Carlo De Giuli, il patron, chiude a massimo 350 iscritti totali. Nonostante i mormorii di protesta del circuito di cui la gara fa parte. “Qualcuno, se non riesce a iscriversi all’Ossola Trail, perde l’interesse a correre le altre ‘gare amiche’ del circuito, di fatto penalizzandole”. Risposta di Carlo: “Prima di tutto la sicurezza dei miei atleti. Le richieste sono tantissime in più di quelle che ci possiamo permettere di accogliere, tanto che dobbiamo chiudere le iscrizioni con anticipo. Anzi, quest’anno abbiamo aggiunto 50 posti in più sulla corta, che da 150 è passata a 200, mentre la lunga l’abbiamo lasciata a 150; in totale dunque abbiamo 350 persone che corrono su una/due montagne, molti sono esperti, altri vanno un po’ seguiti”. Ed ecco, infatti, un efficiente “servizio scopa”, che non lascia indietro e solo nessuno; ottimi e abbondanti anche i ristori. Insomma, molta cura per il trailer.

La bella giornata aiuta gli atleti, che col cielo azzurro corrono più leggeri, e i loro accompagnatori, che giù al lago li aspettano prendendo il sole. Ormai lo so, conosco bene il percorso: non molla mai, è sempre in salita o in discesa, ma con pendenze che ti lasciano le gambe sempre e comunque in tensione. Ma non importa perché so pure che presto raggiungerò anch’io quell’agognato lungolago dove prenderò il sole aspettando gli arrivi dei duri/puri, quelli della lunga. Primo al traguardo della versione hard è Michael Dola, con il suo notevole crono: 2: 42’11”. Giovane, abbronzato, gambe forti e muscolose, sorriso soddisfatto. Ma sono le retrovie quelle che mi emozionano di più, quelli che arrivano parecchio dopo Michael, un po’ storti, con una postura lievemente modificata dalla fatica, ma negli occhi la stessa fierezza del vincitore.

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