Kilian Jornet: continua la collaborazione con Salomon

Dopo aver vinto le gare trail running più importanti, con il progetto Everest, Kilian Jornet è diventato lo sportivo outdoor più conosciuto in tutto il mondo. A 29 anni, il catalano, che entrò a far parte del team Salomon Spagna nel 2003, negli ultimi 15 anni ha collaborato con Salomon che oggi è orgogliosa di annunciare l’estensione dell’accordo di collaborazione con Jornet per gli anni a venire. A questo punto è il momento giusto per fargli qualche domanda per capire meglio quali siano le sue motivazioni, da cosa nascono le sue ispirazioni e perché ama essere coinvolto nello sviluppo dei nuovi prodotti Salomon.

650,000 follower su Facebook, 340,000 su Instagram e 225,000 su Twitter: sui social condividi le tue storie e le immagini delle tue imprese. Cosa cerchi di comunicare attraverso i social media?

Bene, grazie. E’ molto divertente condividere contenuti emozionanti. Credo che frequentare le montagne e la natura aiuti a capire meglio il mondo che ci circonda e che questo possa ispirare le persone e renderle più consapevoli. Come atleti, cerchiamo di motivare le persone a vivere l’outdoor con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione e i social media sono uno strumento molto importante. Anche Salomon cerca di trasmettere stimoli e non solo di vendere i suoi prodotti. Insieme condividiamo la convinzione che aiutare le persone a stare più vicino alla natura sia il modo migliore per diffondere i valori di un modo di vivere consapevole. Naturalmente le persone hanno bisogno di essere equipaggiate per far ciò, ma la nostra idea è di offrire più esperienze e non tanto prodotti seppur necessari.

Molte persone ti conoscono come un trail runner perchè hai vinto tantissime gare. Come si concilia l’agonismo con il tuo progetto di godere essenzialmente esperienze a stretto contatto con la natura?

L’agonismo è ideale per la motivazione e per poter raggiungere la migliore forma fisica. E’ l’opportunità di misurarti con te stesso, ma non è l’obiettivo finale. E’ solo un modo per mantenersi in forma, mentre l’obiettivo è muoversi tra le montagne alla ricerca di nuovi panorami e nuove sensazioni. Mi ritengo veramente fortunato per avere la salute e la possibilità di poter fare questo tipo di attività, ma in montagna ognuno può essere in grado di trovare gratificazioni e momenti felici. Alcuni cercano di superare i propri limiti e altri vorrebbero raggiungere solo un bel posto. Ci si può allenare per molti giorni e fare tante spedizioni, ma questo non vuol dire solo cercare di essere più veloci. Ci sono giorni per allenarsi e giorni in cui si prova a spingersi oltre i propri limiti. E in più non si può sempre andare al massimo, sarebbe come tentare la sorte alla lotteria.

Che tipo di attività outdoor svolgi nella tua settimana tipo?

La mia settimana perfetta include diverse attività, giorno dopo giorno in maniera performante: magari lo sci, l’alpinismo, una salita e discesa da una vetta e per finire un vertical, Di questi tempi in molti sport, da quelli con un pallone allo sci alpino, i bambini bene o male si specializzano molto presto.

Tu riesci ad emergere in tutti gli sport che pratichi, ma hai mai pensato a dove potresti arrivare se ti dedicassi solamente ad una sola disciplina, il trail running o lo sci alpinismo per esempio?

Sicuramente se ti alleni a fare una sola cosa ottieni prestazioni migliori, ma a me piace fare tante cose. Penso che sia importante fare le cose che si amano con le persone a te più vicine. A me piace correre in montagna, ma anche contribuire a far crescere i vari sport. Per questo cerco di fare meglio le cose che faccio in montagna. Non è solo questione di provare e esplorare quello che fai, ma cosa è possibile fare. Il mio calendario non è sempre lo stesso di anno in anno. E’ interessante fare cose differenti, cambiare e vedere cose diverse. In un recente episodio della SalomonTV, l’alpinista Jordi Tosas spiega come si fosse un po’ bloccato nella sua attività prima di venire a conoscenza del tuo approccio “fast and light” e come questo ha riacceso la sua passione.

Come ti comporti in quei giorni in cui ti senti meno motivato e hai voglia di prenderti una pausa, di bere un caffè e leggere il giornale?

Ci sono momenti in cui hai voglia di fermarti, e questo è normale. Ed è bello essere capaci anche di vedere cosa fanno gli altri. Magari un climber, un ciclista, un alpinista e anche un artista. Ci sono un sacco di ispirazioni ovunque. Basta saper guardare fuori dicendo “questa cosa potrebbe funzionare anche nella mia attività”. E’ necessario dare uno sguardo fuori dalla propria cerchia.

Chi sono gli sportivi che segui? Magari i calciatori del Barcelona FC? O preferisci gli artisti?

Cerco di seguire tutti gli sport. Non sono così appassionato di calcio, ma mi piace osservare le tattiche di gioco, le strategie e il modo in cui gli allenatori motivano i giocatori. Leggo molto riguardo alla fisiologia, alla metodologia di allenamento e la scienza in generale: sono molto interessanti. Mi piace l’arte classica come pure il surrealismo e l’arte contemporanea. E’ sempre possibile trovare un legame con lo sport.

Tu riesci a gestire tutte le attività che fai come poche altre persone. Come ti comporti con i materiali che usi giornalmente?

Come per l’allenamento, credo sia interessante utilizzare i materiali tecnici di uno sport in un altro. Così le cose possono progredire. Per questo con i designer Salomon prendiamo prodotti e tecnologie già sperimentate per esempio nel fondo e le portiamo nel trail running. Amo veramente lavorare per lo sviluppo dei prodotti. Anche a casa faccio esperimenti, prendo una giacca o uno zaino, taglio e aggiungo qualcosa, modifico. Quando trascorri così tanto tempo in giro, immagini il materiale che ti serve e cerchi di capire come fare per migliorarlo.

Come reagiscono i designer ai tagli e alle modifiche che fai sul materiale che ti danno da usare? (ridendo) Questa è la parte più divertente. Quando tu proponi un’idea e la risposta è “Perché no?” molto più spesso rispetto a tanti altre volte con brand che io conosco. In molte altre aziende gli atleti non hanno così tante possibilità di interagire con i designer. In Salomon i designer sono miei amici. Non devo mandare un email al team manager che poi non la manda al diretto interessato. Qui io chiamo direttamente il designer mio amico e si parte. Io dico semplicemente “Sto provando questa cosa e funziona”. E i designer non aspettano altro. La cosa che apprezzo di più è che i designer sono proiettati verso il futuro. Sono molto coinvolti e spesso sono dei veri sportivi loro stessi. Quando vedi le cose su cui stanno lavorando in laboratorio non puoi far altro che esclamare “Wow questa è davvero un’innovazione”. E’ incredibile come le aziende riescono a prevedere il futuro e come i materiali riescano a cambiare gli sport. E’ successo 15 anni fa con le gare adventure che si sono trasformate nel trail running ed è vero oggi con il movimento fast and light che sta trasformando le attività in montagna. Quanto influenza il lavoro dei designer Salomon sul progresso degli sport? E’ interessante che l’azienda coinvolga gli Atleti non solo nello sviluppo dei prodotti, ma proprio nel cercare di capire quale futuro ci aspetta e che cosa le persone stanno facendo e vogliono fare. Definendo davvero un quadro generale. Personalmente voglio praticare diversi sport e fare tante esperienze. Sempre più gli sportivi amano fare un’escursione oggi, un giro in bici domani, e dopodomani farsi una bella sciata. Praticano tanti sport tutto l’anno. In Salomon si sviluppano prodotti per tanti sport e chi è esperto in una disciplina si confronta giornalmente con gli esperti dell’altra prendendo nuovi spunti. Io ho relazioni con tutti loro e posso fare proposte o richieste in ogni momento senza problemi.

Salomon ha recentemente assunto il nuovo posizionamento “Time to Play” che sembra molto vicino alle tua mentalità. Hai preso parte al progetto? Pensi di allargare i tuoi interessi oltre i prodotti fino al settore marketing? (ridendo)

No, no. Ma adoro “Time to Play, perchè niente è da prendere sul serio. Si tratta solo di divertimento e di benessere nella natura. Non facciamo outdoor per soffrire. O meglio, qualche volta soffriamo, ma perché vogliamo divertirci. Bisogna essere seri in quello che si fa, impegnandosi lavorando sodo, senza pensare che si sta facendo qualcosa di importante. Non ci prendiamo troppo sul serio. Ci divertiamo.

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