Il dolore anteriore al piede: la metatarsalgia

 

Ogni giorno migliaia di runners, indossano le loro scarpette da corsa (quasi sempre lo stesso modello, proprio per non “Sbagliare”),e procedono spediti nel loro percorso di allenamento… Oggi ne parliamo con David Di Segni dell’ Mdm fisioterapia per capire come approcciarsi a questa patologia davvero molto frequente e invalidante.

Purtroppo una grande parte di questi corridori, quasi improvvisamente avverte un dolore nella zona anteriore del piede, proprio la zona che si flette durante il passo.
Come molti sapranno la corsa è un gesto assolutamente naturale, basti pensare che i bimbi appena muovono i primi passi, scalpitano per correre (magari con qualche ruzzolone…), ma come è chiaro, parliamo di un gesto sportivo altamente ripetitivo, che porta alcune strutture ad un continuo sovraccarico. Certamente la zona anteriore del piede, la caviglia, il ginocchio, e l’anca, sono le strutture che ad ogni passo vengono sollecitate maggiormente. Se a questo aggiungiamo l’importante attività stabilizzatrice delle strutture muscolari delle articolazioni della gamba in toto, oltre a quelle stabilizzatrici del bacino, si comprende, quanto ad ogni passo il corpo deve subire uno stress.

Il corridore professionistico sa bene l’importanza di preservare e tenere tonici tutti i muscoli, del corpo (anche le braccia…), ma il corridore dilettante, seppur indirizzato spesso da un bravo allenatore che ne cura stretching, rinforzo muscolare..tende a perdere di vista la globalità del corpo, e se pensiamo infine che durante la corsa l’impatto a terra è su una sola gamba fino all’arrivo della gamba controlaterale, si comprende quanto gli infortuni da sovraccarico a una delle strutture sopracitate è dietro l’angolo.

Una tra le evenienze più frequenti, e sopratutto più fastidiose sono le infiammazioni nell’area metatarsale. Parliamo principalmente dell’articolazione Metatarso-falangea, ovvero l’articolazione tra la parte distale del metatarso, e la prima falange. Questa articolazione è uno snodo davvero importante in quanto su di essa si “Appoggiano” legamenti e sopratutto la fascia plantare che vi si inserisce, diventando croce e delizia di tanti runner, in quanto una infiammazione determina una infiammazione chiamata Fascite plantare.

Le persone affette da metatarsalgia, riscontrano spesso, quasi in maniera improvvisa un dolore ad ogni passo, che si accentua con il carico. Quasi tutti tendono a sottovalutare la problematica, pensando che passerà da sola.. Questo non avviene quasi mai, e anzi tale “Perdita di Tempo” è responsabile dell’infiammazione che in poco tende a cronicizzare. Proprio la cronicizzazione è l’evenienza più difficile, perché tende a rendere almeno nel primo periodo, nulle le terapie.

Cosa si può fare per Curare la Metatarsalgia?

Questa è la domanda più frequente che mi pongono i miei pazienti nel mio studio di fisioterapia a cui amo rispondere in maniera chiara:

Esistono 3 momenti terapeutici

1)Cura del sintomo (con l’obiettivo quindi di ridurre il dolore)
2)Cura della causa (Cercare di prevenire le recidive)
3)Ritorno all’attività sportiva

Per Quasi la totalità delle persone che praticano running questa notizia, è certamente la peggiore, in quanto interrompere per 2-3 settimane la corsa rappresenta uno stop, magari nella preparazione di una gara, che mette fine agli sforzi magari di mesi precedenti. Purtroppo curare una metatarsalgia, e continuare a correre è uno degli errori più frequenti che porta all’insuccesso della fisioterapia e sopratutto determina un aggravamento della patologia con tempi di recupero e inattività più lunghi. Per questo motivo è quindi importante fare un piccolo bilancio e soppesare, se interrompere per poche settimane, fare una cura adeguata, eppoi riprendere senza dolori, piuttosto, che magari spendere denaro inutilmente, allungare i tempi e magari provocare dolori nuovi in altre strutture. Infatti Va ricordato che correre con un dolore, seppur piccolo, comporta una modificazione della postura (è fisiologico e inconscio), per sentire meno dolore, e tale condizione può portare ad altre infiammazioni ad altri distretti come colonna o ginocchio ad esempio, creando ulteriori problemi.

Per curare il sintomo, andrà effettuata una serie di Terapie mirate con terapia fisica Come il Laser Ad alta potenza, le onde d’urto, o la Tecarterapia. Non va scordata la terapia manuale, con massaggi, mobilizzazione articolare, e allungamento per allentare le strutture capsulari e muscolari. In questa fase viene di aiuto il Taping kinesiologico per sostenere il lavoro svolto dal fisioterapista che inoltre deve iniziare a studiare le abitudini del corridore, e magari osservare come cammina, e assicurarsi che le scarpe utilizzate siano idonee.

Allontanata la prima fase, si passa velocemente alla seconda fase, volta alla modificazione degli atteggiamenti posturali. in quanto solo una postura corretta può evitare fenomeni di sovraccarico sul piede e l’insorgenza della patologia.

La rieducazione posturare è una tecnica Francese inventata da Francoise Mezieres, volta ad un allungamento globale di tutta la Fascia posteriore (dai piedi fino alla testa), mediante una serie di incontri singoli con il fisioterapista che cercherà di creare una terapia altamente personalizzata per correggere anche i minimi scompensi.

L’uso di plantari non è una soluzione, e anzi può diventare un boomerang, perché nell’immediato magari riduce il sovraccarico sui metatarsi, ma alla lunga porta squilibri alle altre strutture, oltre naturalmente a non risolvere il problema, ma esclusivamente a mascherarlo. Amo fare l’esempio di un tavolo con una gamba leggermente storta, a cui viene messa una “Zeppetta”, il tavolo magari non traballerà più, ma il problema non è risolto, è stato solo mascherato, e si diventerà dipendenti dal rialzo.

L’ultima fase sarà quella del ritorno alla normalità all’allenamento, in cui il corridore dovrà effettuare varie prove, progressive, per riprendere lentamente i carichi di lavoro, seguendo magari una tabella di cui magari discuteremo nei prossimi articoli.

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