IL LATO OSCURO DELL’ETA’

di Silvana Lattanzio; foto di Luca Leone

Vediamola così: al brutto dell’invecchiare contrapponiamo il bello del vincere. Già, come è successo a me: donna, over 60, poca, pochissima concorrenza nei trail, forte “rischio”, dunque, di vincere di categoria. E così è stato. Prima edizione del Trail del Parco della Maremma, 23 km con 700 m di dislivello corsi tra fango, salite e discese a perdifiato. Siamo in un parco naturale protetto, incantato, dove si corre dentro a fitti boschi e lungo spiagge selvagge. Qui c’è una ricca fauna e mi hanno detto che potrei imbattermi in cinghiali, caprioli, volpi, serpenti. Non so quale di questi animali si tratti quando sento fruscii intorno a me, dentro la macchia, a fianco del mio single track, so solo che, non volendolo scoprire, il mio passo in quei tratti accelera esponenzialmente. In altri, invece, la corsa cede al passo, la salita è così impegnativa che si procede anche con l’aiuto delle mani. Ma ci sta, questo è il trail.

Finish line, festa, premiazioni, soddisfazione. E pensare che dopo l’acquazzone del giorno prima la voglia di correre era poca. Con la sveglia del mattino, nel letto ancora assonnata, nella mia mente c’è stata una breve ma intensa lotta tra sonno/pigrizia/diritto al riposo settimanale e sport/energia/voglia di far girare le gambe. Vale sempre la pena di alzarsi.

Una tavola rotonda del giorno prima, La sicurezza nei trail, mi ha trovata coinvolta come moderatrice. Tema interessante e d’attualità: in anni recenti è cresciuta la voglia di correre dentro la natura, di riempirsi gli occhi e le orecchie dei colori e dei profumi del selvaggio, di stare into the wild. Il crono perde di importanza, si impara a sentire i battiti del proprio cuore che danno la cadenza al proprio passo.

Bello, bellissimo, sì, questo, però, ha portato a un grande aumento di nuovi podisti da strada che si improvvisano trailer della domenica, non abituati al nuovo e più impegnativo sforzo fisico, al possibile rapido cambio di temperature, a tenere d’occhio la segnaletica e a seguire il diktat dei trailer: se è da un po’ che non si vede una bandierina, tornare subito indietro, a quella precedente, e guardarsi meglio intorno. Per evitare di perdersi.

Tanti, quindi, gli incidenti gravi e a volte mortali degli ultimi anni in gare off road. Ecco che a Paolo Barghini e a Nicola Del Vecchio, ultratrailers d’esperienza, viene in mente una buona idea: proporre alla Fidal (che dal 2015, in seguito a un pronunciamento della IAAF, ha incluso in sé il trail running quale disciplina di atletica leggera) di designare un commissario esterno all’organizzazione delle gare che classifichi il grado di pericolosità delle stesse in base a parametri quali percorso, tracciatura, servizio logistico. Una persona terza, dunque, che oggettivamente assegni un punteggio che possa dare un parametro di difficoltà alla gara che si va ad affrontare.

Presenti l’avvocato Alessio Scheggi (responsabilità nella quale potrebbe incorrere l’organizzazione in caso di incidenti), l’atleta Ugo Mozzachiodi (sensazioni di pericolo in base alla segnaletica) e il medico dello sport Daniele Tarsi (conseguenze fisiche da sforzi eccessivi). Per seguire gli sviluppi dell’iniziativa: worldrunningacademy.com

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