Le emozioni di Valeria Straneo in preparazione per Rio 2016

l pass per le Olimpiadi di Rio di Valeria Straneo porta il suo inequivocabile marchio di fabbrica. Conquistato lo scorso 12 giugno alla maratona tedesca di Wurzburg, dopo una serie interminabile di infortuni e dopo venti mesi dall’ultima maratona, quella di New York 2014 (dove era stata 8^ in 2h29’24”), quest’importante obiettivo ha dimostrato ancora una volta la grinta e la tenacia dell’atleta alessandrina. In quell’occasione, l’azzurra, argento mondiale a Mosca 2013 ed europeo a Zurigo 2014, si è aggiudicata il minimo Iaaf che ancora le mancava: 2h45’00”.

Il dado è tratto, quindi. Valeria Straneo, da qualche giorno in raduno tecnico a St.Moritz con il resto della nazionale di atletica, non ha mancato di fare tappa, a fine giugno, anche in Toscana, lungo la costa di S.Vincenzo, al resort Poggio all’Agnello, dove in più di un’occasione ha rifinito la sua preparazione atletica.

Qui l’ha incontrata la nostra collaboratrice Alessandra Cozzi per una breve intervista in cui ci racconta emozioni e aspettative alla vigilia dell’appuntamento a cinque cerchi.

Siamo qui a Poggio all’Agnello, località molto bella e molto cara per Valeria. Che cosa significa per te questo posto, che cosa ha significato negli anni, ma soprattutto in questo momento della tua vita?

Ormai è da qualche anno che vengo ad allenarmi qui al “Poggio” e trovo che sia un luogo ideale per allenarsi, perché c’è veramente disponibilità di tantissime cose che servono ad un atleta: la palestra, la piscina, percorsi per correre su sterrato, asfalto, mossi. Quindi ci sono tutta una serie di servizi e strutture che sono perfette per potersi allenare veramente al meglio; anche la cucina è a misura di atleta, perché c’è il “menù sportivo” fatto di cibi semplici, vari ed adatti agli allenamenti.

Hai raggiunto recentemente un traguardo molto importante, ovvero la qualificazione per Rio 2016. Come ci sei arrivata e chi ti senti di ringraziare?

Speravo che questa qualificazione fosse un po’ più facile; ero già stata preselezionata a fine 2015, purtroppo ho avuto degli infortuni che hanno condizionato negativamente la mia preparazione e ho dovuto, alla fine, rincorrere questa qualificazione e ripiegare su una maratona che non avevo assolutamente previsto, cioè quella di Wurzburg in Germania. Infatti io avrei dovuto correre la Maratona di Nagoya a marzo 2016. E’ stata una rincorsa molto affrettata, perché l’infortunio che mi è accaduto a febbraio, durante la mezza maratona di Verona, me lo sono portato dietro per due mesi e mezzo e ho potuto ricominciare ad allenarmi solo ai primi di maggio. La maratona l’ho corsa il 12 di giugno…

Con un grande risultato!

Si, diciamo che sono molto soddisfatta, perché non era per nulla scontato, anche se l’ho corsa a ritmi molto più blandi rispetto a quelli cui sono abituata.

Voglio ringraziare tantissimo il mio fisioterapista che mi ha seguito e che mi segue ormai da anni, Maurizio Odorizzi e anche la Federazione, Massimo Magnani in particolare, che mi ha seguita passo dopo passo in questi mesi difficili. Ho sempre avuto il loro pieno sostegno e quindi voglio ringraziarli davvero di cuore.

La gioia di questa grande notizia, arrivata dopo un lungo periodo di recupero dal tuo infortunio, a cosa può essere paragonata? Alla vittoria di una gara? Di una maratona?

E’ la vittoria di essere in squadra, è una piccola vittoria, perché di strada ce n’è davvero ancora tanta da fare. E’ la soddisfazione di essere di nuovo in squadra per partecipare alla mia seconda Olimpiade, quindi…una grande soddisfazione!

Come proseguirà la tua preparazione?

Starò ancora qualche giorno al Poggio all’Agnello, ormai ci sono da una decina di giorni, giusto per riprendere la programmazione dopo aver corso la maratona di Wurzburg. Ho iniziato a fare dei lavori specifici e molto, molto faticosi. Dal 2 luglio sarò a St Moritz, dove farò la preparazione in altura e sicuramente sarà un altro periodo di grande fatica, perché, ripeto, la mia condizione non è ancora ottimale e bisogna stringere i denti, perseverare, andare avanti e crederci. Sono contenta, perché di settimana in settimana vedo che ci sono dei miglioramenti e sono ottimista. Penso e spero di arrivare a un’ottima condizione giusto in tempo per Rio. Se ci fosse stata qualche settimana in più, sarei stata più contenta, ma le cose sono andate così, quindi va bene lo stesso.

Quando partirai per Rio, che cosa porterai con te dell’Italia, a livello di ricordi, portafortuna, pensieri?

Non sono per niente scaramantica e non sono particolarmente legata a gadgets, oggetti, riti. Di solito, quando corro una gara voglio sempre avere qualcosa dei miei figli addosso, come ad esempio gli orecchini con la coccinella che ho “rubato” a mia figlia, qualche braccialettino. Diciamo che mi porto tutte le persone che mi hanno aiutato sino ad ora nel mio cuore, sicuramente saranno con me in gara e anche gli affetti più cari: mio marito e la mia famiglia, saranno sicuramente loro che correranno con me!

Quindi da casa, i tuoi figli, capiscono l’impegno della loro mamma e la gioia che provi?

Si, capiscono anche se non capiscono sino in fondo che dovranno lasciarmi per un mese durante il quale dovrò fare allenamenti molto impegnativi, dove devo stare tranquilla e concentrarmi solo su di essi. Sono contenti: mia figlia, come compito a scuola, mi ha scritto una lettera dove diceva che sperava che mi passasse il dolore, è stata molto carina, perché ha colpito proprio nel segno e ha visto quanto fosse importante per me stare bene per poter continuare ad allenarmi. Penso che anche loro abbiano sofferto con me questi mesi di infortunio e poi gioito per la mia “resurrezione”.

Un’ultima domanda: quando corri una gara importante come una maratona olimpica, nella tua testa che cosa pensi? C’è un pensiero che ti aiuta ad andare avanti nei momenti difficili? Come pensare a un familiare, oppure hai qualcosa che ti aiuta?

Nei momenti più difficili il pensiero va a tutti quelli che mi hanno aiutata e mi hanno permesso di arrivare sana e in forma all’appuntamento. Sono anche molto concentrata e non mi distraggo molto, faccio molta attenzione a tutto quello che mi accade in gara: sul mio ritmo, sulle avversarie, sui ristori, sulla strada, alla fine è tanta la concentrazione.

Alessandra Cozzi

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