CORRERE ‘ALLA MORTE’, NON ‘MORIRE DI CORSA’

Ci sono atleti come Giuseppe Ottaviani, capaci di correre fino alla soglia dei 100 anni, ed altri che a quaranta o cinquanta muoiono durante una Maratona, nonostante siano in possesso di un regolare certificato medico: ma perché si muore durante una ‘semplice’ gara stradale? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Gretel Thedy.

Perché si muore durante una maratona? È la domanda che tutti noi ci siamo posti sempre più negli ultimi tempi. Dopo la morte non di uno, ma di numerosi podisti. Com’è possibile, disponendo di un obbligatorio certificato medico di idoneità alla pratica dell’atletica leggera, morire durante una gara di 42k senza particolari condizioni climatiche avverse e con percorsi prevalentemente pianeggianti? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Gretel Thedy, medico chirurgo specializzato in alimentazione, medicina dello sport, psicologia clinica, psicoterapia dinamica, omeopatia, fitoterapia e dietologia.

Dottoressa, perché si muore durante una maratona?

Molti sono i fattori che possono portare a morte improvvisa ed è quindi difficile dare una risposta breve e generalizzata. Quando una tragedia così travolge uno sportivo che partecipa ad una competizione e si sente in buona salute, cosa che gli è stata certificata da una visita medico sportiva, tutti si domandano “perché “?

E quindi, che fare?

È vero che è impossibile prevedere tutti i fattori e le concause che possono portare a morte durante uno sforzo cardio-respiratorio e in una situazione di risposta allo stress prolungata, come tamponamento cardiaco, collasso circolatorio, infarto del miocardio, embolia, shock allergico, crisi metabolica acuta con disionie cardiache, esaurimento delle funzioni epatorenali, crisi ipotermiche, colpi di calore… È però anche vero che occorre monitorare con attenzione la salute degli atleti, tramite controlli presso i centri di medicina dello sport. In ogni caso è difficile riprodurre in studio tutte le situazioni che si vivranno in gara, sotto stress continuo, e l’ECG sotto sforzo pare insufficiente. Si potrebbe pensare a usare un test di HOLTER da indossare durante allenamenti e gare per avere indicazioni più precise sullo stato di salute degli atleti e anche di chi fa sport amatoriale.

A suo avviso sono corrette le polemiche che sono scaturite da queste tragedie?

Molte polemiche nascono in seguito alle morti improvvise, ancor più se di un giovane atleta in gara, spesso si cercano responsabilità medico sportive o degli organizzatori o delle previsioni meteorologiche o del medico della gara… In verità, spesso, in Italia si cerca un colpevole, quando invece sarebbe comunque molto importante proporre un cambiamento, ad esempio preparando un percorso alternativo, più breve o con minor dislivello nel caso di un inatteso cambiamento del tempo, controllando in modo random gli atleti alla partenza e all’arrivo perché tutti portino con sé il materiale obbligatorio, anche quando le condizioni esterne sembrano favorevoli ad una corsa in braghe di tela e coi sandali, e, soprattutto, controllando all’arrivo i primi dieci e tutti gli altri random con testi antidoping severi!

Per quanto riguarda l’assunzione di ‘normali’ medicinali, ci possono essere controindicazioni? Quanto è importante farsi seguire da un medico o da un alimentarista?

Teniamo presente che anche un antinfiammatorio, un cortisonico o un antidolorifico possono non farci più percepire di aver superato il limite, soprattutto in atleti abituati alla resilienza! Ho visto un amico ricoverato per due mesi in terapia per uno scompenso epatico dopo una corsa, e i suoi erano solo errori di alimentazione! Ho visto un atleta morire sui monti liguri in condizioni climatiche veramente avverse per ipotetica e blocco cardiaco ed era un ex campione di calcio, sicuro del suo stato di salute e di essere sempre stato ben seguito dai medici sportivi. La saggezza personale, la consulenza di un medico che vi comprenda come atleti, ma che vi consigli non solo per la vittoria, ma soprattutto per la vita, organizzatori responsabili, capaci di essere “paterni”, severi e protettivi con runner che nel giorno di una competizione non possono essere saggi perché si giocano mesi di preparazione… tutto ciò è essenziale per poter vivere con gioia e serenità una giornata di gara e di festa!

Matteo Trombacco

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