PABLO BARNES: 285K PER REALIZZARE UN SOGNO

Terzo all’Ultra Milano – Sanremo 2016, Pablo Barnes, forte ultramaratoneta del BergTeam, ha compiuto una grandissima impresa sportiva. Al suo fianco, la moglie Virginia, gli amici Ernesto, Davide, Filippo… e l’abbraccio di una terra intera che l’ha accompagnato fino al traguardo di Sanremo!

“Durante gli ultimi chilometri della gara mi sembrava di essere Rocky… accanto a me correvano mia moglie Virginia, amici, sconosciuti in tenuta da running, persone comuni che stavano andando al lavoro e mi accompagnavano per qualche centinaio di metri, gente che mi incitava chiamandomi per nome, i clacson che suonavano… era una situazione fantastica, magica!” È con queste parole che Pablo Barnes, terzo assoluto all’Ultra Milano – Sanremo 285k, ha raccontato le fasi conclusive della sua splendida e durissima impresa, un attimo prima che le parole venissero strozzate da un’istante di commozione nel raccontarci gli ultimi metri: “Dopo una curva a sinistra – ha proseguito Pablo, portacolori del Salomon BergTeam di Bergeggi, Savona – ho visto in lontananza il Porto di Sanremo, l’arrivo… e mia figlia. Ho ricominciato a correre forte e tra le lacrime ho tagliato il traguardo dopo più di trentatré ore di gara”.

Una gara massacrante, l’Ultra Milano – Sanremo, che Pablo aveva già provato, ma senza concluderla: “Quest’anno dovevo, volevo finirla ad ogni costo – racconta –: erano anni che la preparavo, ma ho deciso di gareggiare solo un mese e mezzo prima, nonostante disponessi di pochissimo tempo per prepararmi. Alla partenza le gambe giravano bene ed il clima era perfetto per correre… sono stato con Joao Oliveira, il portoghese che poi ha vinto la gara per il secondo anno di fila, per 35k, poi, ad una rotonda ha sbagliato strada e ci siamo trovati a correre 4k in più ed a perdere quasi un’ora, ora nella quale non mi sono potuto né alimentare né idratare… Sono rientrato in gara che ero quarto, con, nelle gambe e nella testa, una gran voglia di mollare: così tanta fatica per guadagnare 25′ di vantaggio, tutta sprecata… e mancavano ancora 250k!”

Chilometro dopo chilometro, Pablo recupera, supera la prima crisi ed arriva al chilometro 100, dove lo affianca l’amico Filippo Canetta. Ed inizia la notte: “Correre di notte vuol dire immergersi in un ‘mondo’ nel quale ti trovi da solo tra le tenebre, mentre il corpo ti chiede di dormire ed il ritmo diminuisce inevitabilmente, nonostante la discesa. A Genova è previsto un breve spostamento in auto, per attraversare la frana – prosegue Pablo –: riparto freddo, con le gambe ‘di legno’, ed in compagnia di un altro amico, Davide Ansaldo, che fino a Savona mi parla, mi incita, mi sostiene… ma al faro di Vado ero stanchissimo…”

Chiediamo alla dottoressa Gretel Thedy quanto abbia influito la notte su Pablo, in questo momento stremato: “Le conseguenze dell’alterazione della regolazione Psico Neuro Endocrina – spiega la dottoressa, medico sportivo del BergTeam – incidono sul rendimento non solo atletico, ma anche del sensori, predisponendo agli incidenti durante le gare. Importante anche la qualità del sonno e la presenza di fasi Rem e Non-Rem… Il cervello si può allenare a contrarre il sonno fino a quattro ore per notte, oppure a fare microsonni, ma è importante assumere sostanze naturali stimolanti come guarnaccia, gingseng, cacao, caffeina o teina. Di notte – conclude – è fondamentale prendersi delle pause appena ci si accorge di non essere più sufficientemente lucidi…”

A quel punto arriva il Presidente, Ernesto Ciravegna, che attende Pablo all’imbocco del Principato di Bergeggi, vestito da corsa, pronto a sostenere Pablo ed a filmarlo: “Lui, che era fermo per infortunio da un sacco di settimane, era lì per correre con me – prosegue emozionato Pablo – … dopo un problema di stomaco, la situazione migliora con l’arrivo dell’alba, nei pressi di Varigotti. Oltrepassato il tunnel di Finale, mi sento a casa, accolto dai parenti e dagli amici che mi incitano”.

È questo uno dei momenti più importanti della gara: mancano 75k, Pablo è sfinito. Gli si para davanti Virginia, sua moglie, che sarebbe dovuta andare a lavorare: “Ti accompagno – dice a Pablo che le chiede fino a dove –. Fino all’arrivo!” Corre, Pablo, superando una crisi dopo l’altra, sostenuto dagli amici che corrono al suo fianco, spronato a non mollare, incitato a continuare nella sua rincorsa: “A 16k dall’arrivo ero solo con Virginia, lungo la pista ciclabile – racconta – ed ancora quarto… poi, ad un certo punto, mi sono trovato davanti l’atleta ungherese, terzo fino a quel momento, che camminava come poteva… lo abbiamo superato e nei suoi occhi ho visto la tristezza e la fatica. Ci siamo salutati e dati la mano.”

Gli ultimi 7 sono chilometri schizofrenici, in cui Pablo alterna sprint a crisi, sorrisi a scoramento: da dietro gli dicono che l’ungherese è ad un chilometro di distanza, ma a due c’è un atleta in rimonta… cominciano assurdi calcoli di medie/chilometro… poi la curva a sinistra, il Porto, l’arrivo, la figlia, e Pablo, dopo più di trentatré ore, taglia il traguardo della sua Ultra Milano – Sanremo, tra le lacrime sue ed i sorrisi dei suoi familiari ed amici…

Che dire… tutto questo è running… uno sport fatto di fatica, valori ed emozioni intense, come quelle che ci hanno saputo regalare Pablo e tutti gli atleti che hanno partecipato a quest’impresa straordinaria…

Matteo Trombacco

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