LE INTERVISTE DI TDS: QUANTO CONTA IL MENTAL COACH NEL RUNNING?

Lo abbiamo chiesto ad Umberto Longoni, psicologo e scrittore, autore del saggio “I sette passi della corsa”, che ci ha spiegato quanto conti la mente mentre si corre…e quanto possa rappresentare un ostacolo insuperabile, se non correttamente ed adeguatamente allenata…

Umberto Longoni

Umberto Longoni

“Correre pare lo sport più facile e naturale del mondo: invece può essere il più difficile dal punto di vista fisico, ma soprattutto psicologico. Qualsiasi atleta di ogni disciplina sportiva, sia che si tratti di amatore o professionista, deve sempre fare i conti con un avversario interno: a volte disfattista e pessimista. Nella corsa ho identificato tale ‘nemico’ nella ‘mente che frena’, che avrà buon gioco senza un’adeguata preparazione mentale adatta a stimolare gli aspetti positivi, ovvero la ‘mente che corre’. Il running, poiché spesso contempla sofferenza e fatica, mette a dura prova la forza psicologica, la tenacia e la motivazione più di altri sport. Ecco perché credo che per tutti coloro che lo praticano, l’allenamento mentale debba ricevere le medesime attenzioni di quello fisico”. A parlare è Umberto Longoni, psicologo e scrittore, mental coach, giornalista, romanziere e saggista.

Ma quindi il cervello conta sempre, sia durante una 100km nel Deserto del Sahara che durante una 10km tra lo smog di Milano?

“Chiaramente una 100km nel deserto è molto più impegnativa, fisicamente e psicologicamente, di una 10km a Milano: ma tutto è relativo e commisurato alle capacità individuali. Dunque l’aspetto mentale può diventare una grande forza o un limite in qualsiasi gara e per ogni runner, di qualsiasi livello agonistico .”

Qual è il momento in cui un atleta vince la sfida contro se stesso? Quando si mette in gioco e decide di gareggiare, quando taglia il traguardo o quando ha saputo godere dello sforzo profuso, proprio grazie al lavoro sinergico di mente, muscoli e polmoni?

“I momenti della vittoria sono più di uno. Ciascuna fase di una gara presuppone difficoltà, sconfitte o vittorie: soprattutto con se stessi. Per alcuni potrebbe essere più importante e significativo il fatto stesso di decidersi a competere (soprattutto per chi teme il giudizio o non possiede un’autostima elevata), per altri l’essere riusciti a portare a termine la corsa. Per tutti, sicuramente, esiste la gioia e il senso di appagamento (anche dovuto alle endorfine) al termine dello sforzo”.

Quali sono i famosi Sette passi della corsa per allenare la propria mente?

“Presto detti, eccoli qua. Fare il pieno di motivazione e scegliere la propria avventura: occorre dare senso e significato all’avventura di correre. Sconfiggere la mente che frena: ovvero l’avversario interno che tutti abbiamo e stimolare la mente che corre, desiderare la gara, correre più veloci della paura del giudizio ed avvantaggiarsi della crisi, che è sempre un’opportunità di crescita”.

 

Lascia un commento

Attualità Cross Eventi Interviste&Personaggi Trail Ultramaratona
EKIRUN 2017 PER IL TERZO ANNO IL SOL LEVANTE ILLUMINA MILANO
TUTTE LE GARE FIRMATE TDS DI DOMENICA 19 NOVEMBRE
PISAMARATHON: A 40 GIORNI, SUPERATA QUOTA 2000 ISCRITTI
Abbigliamento Accessori Calzature
SCOPRI FOCUS E PHOTOCROMATIC, LE LENTI RETINA SHIELD DI SZIOLS
Con le 361° Stratomic…vado un grado oltre
BV SPORT sbarca nelle OCR, le gare di corsa a ostacoli