OXYBURN: TRENT’ANNI DI IMPEGNO E PASSIONE

É una delle aziende italiane più importanti nel settore dell’abbigliamento sportivo a compressione graduata: alla base della propria attività, conoscenza, esperienza, ricerca e la ferrea convinzione di realizzare un prodotto assolutamente performante e di qualità superiore. Ne abbiamo parlato con Jacopo Pea, titolare di Oxyburn.

Quando si parla di running o trail, non di rado l’attenzione viene rivolta principalmente verso personal best, prestazioni, medie al chilometro, scarpe e materiali. Spesso, invero, con poca cognizione di causa. Ecco, quindi, runner che quando escono paiono modelli di Nike o Adidas, altri che sfoggiano una scarpa nuova al mese, altri più impegnati a farsi selfie linguacciuti o a fotografare il proprio gps che a correre… ancora, runner che indossano abbigliamento a compressione graduata ed, ovviamente, runner che lo criticano, magari senza averlo mai testato. Abbiamo, quindi, deciso di fare qualche domanda (polemica!) al patron di Oxyburn, Jacopo Pea, per capirci qualcosa di più.

Jacopo, partiamo dall’inizio: ma… l’abbigliamento a compressione graduata serve veramente? A cosa? Sicuro che non sia nato prima il prodotto e che poi sia stato creato il bisogno?

Sì, serve realmente, aiuta l’atleta a mantenere elevate le prestazioni più a lungo, ritardando la formazione dell’acido lattico nella fase di prestazione, mentre ne accelera lo smaltimento nella fase di recupero/riposo. Soddisfa il bisogno di migliorare le prestazioni dell’atleta e accelerare i tempi di recupero: queste necessità esistono da sempre… e l’abbigliamento compressivo si pone l’obiettivo di soddisfarle.

Ok, dici che i vostri prodotti funzionano… ma cosa li rende così performanti ed unici? Non siete gli unici che producono abbigliamento a compressione graduata…

Non siamo chiaramente gli unici, ma la ricerca e l’impegno che applichiamo nella fase di realizzazione e produzione dei nostri prodotti è decisamente notevole: impegniamo il massimo delle nostre risorse e disponiamo di un bagaglio di know-how e di informazioni in ambito tecnico e produttivo tessile rivolto ai prodotti performanti accumulato in un trentennio di passione.

Cosa intendete per Mixyarn? Cosa vuol dire mixare i tessuti? Non lo fanno tutti?

Tutti dicono di farlo, ma si appoggiano a proposte di mix e selezioni che ricevono da terzisti che, ovviamente, agiscono in funzione dell’ottimizzazione della fase di produzione. Noi controlliamo direttamente la nostra produzione e siamo in grado di fare selezioni di materiali più accurate e radicali, se serve raggiungere prestazione migliori dei nostri capi d’abbigliamento, anche in contrasto con le più diffuse logiche di “ottimizzazione” dei costi di produzione. Il nostro obiettivo è la massima soddisfazione degli atleti, non la migliore prestazione in termini di utili finanziari per l’azienda, e questo fa una grande differenza.

Ma perché così tanti modelli di calze? Non ne bastavano uno per la gara ed uno per il post gara?

No assolutamente, le esigenze sono diversificate in base al tipo di utilizzo, alle condizioni meteo ed alla tipologia di sport. Ridurre a due modelli è troppo “generalista” come proposta.

Dal 21 al 23 gennaio la ‘vostra’ Marta Poretti parteciperà alla Grande Corsa Bianca: l’avete sentita? Cosa vi aspettate da Marta?

Marta ci regala sempre grandi emozioni e soddisfazioni, da Lei ci aspettiamo sempre il massimo perché è nel suo DNA!

Può il vostro abbigliamento fungere da ‘presidio medico’ con una funzione di ‘aiuto’ nella risoluzione di un problema come strappi o infiammazioni, da utilizzare accanto alla terapia eventualmente prescritta?

No assolutamente, il principio compressivo dei prodotti medicali è diverso da quello applicato nei nostri prodotti. Sarebbe come dire di curare l’influenza con degli integratori alimentari, potrebbero aiutare probabilmente, ma la cura è un’altra…

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