HO FATTO PACE CON LA MARATONA! …e ora guerra sia

di Cesare Monetti

L’anno scorso forse deluso da un personal best che non è mai arrivato ne uscii scornato, deluso, un po’ incazzato. In primavera ho bistrattato la ‘regina’, le ho preferito la mezza, più veloce, più abbordabile, meno sfiancante anche se tirata al limite. Unica scorribanda primaverile sui 42,195km la maratona di Rimini fatta come esordio da pacer, dunque tutt’altro ritmo e spirito, molto più facile e assai distratto sul mio io ma votato a far star bene gli altri. Mi divertii molto, ma senza dover raggiungere il limite tutto è più facile.

Nel mezzo dell’estate il pensiero a trasportarmi nel triathlon, la voglia di cambiare, di non sottoporsi più a quel mix micidiale di fatica-voglia di arrivare-voglia di fermarsi che inesorabilmente mi si presenta al 35° chilometro di ogni maratona. Volevo sfuggirle, tenerla lontana. Piuttosto un mezzo Ironman. Piuttosto nuoto-bici-corsa, piuttosto solo le 10k a cannone e le mezze.

Poi i tendini che ti bloccano, non ti danno tregua, ti fanno sembrare tanti anche solo 5km. Quando corri nel dolore non c’è verso, qualsiasi distanza il tuo fisico la rifiuta.

Però arriva la svolta. Sempre. Arriva che stai un po’ meglio fisicamente, arriva che per motivi lavorativi per 3-4-5 domeniche consecutive non puoi correre ma sei comunque presente per ore ed ore sulla linea d’arrivo di una maratona. E vedi gli altri arrivare. Dal keniano che fa 2h11′ all’ultimo col marsupio  e la pancetta che fa 6 ore e mezza e arriva col sorriso tra gli applausi dei pochi rimasti.

E li vedi tutti quando sei lì sul traguardo.

Vedi quelli che vorresti essere tu, sul tuo primato personale che sogni e al quale non sei mai arrivato, diciamo lì verso le 3 ore e 10′, 3 ore 15’…poco dopo arrivano quelli delle 3ore 30′ e oltre. E li ci sei te. E ci sono loro. C’è il loro mondo ma ci sono anche io. E ti viene il magone e gli occhi lucidi. Li vedi che arrivano e si abbracciano. Arrivano e si fanno il selfie. Arrivano e si buttano a terra. Hanno dato tutto, spremuti, spalmati, spaccati, spacciati, dolorosamente felici. Con i crampi magari. Felici di averli. E io come loro. Penso che sono come loro. Penso che non posso non vivere mai più senza quella sensazione. Sì si…la mezza ok…il muro dell’1h30′ da passare. Ma la maratona è la maratona. E a Firenze tre settimane fa sul traguardo lavoravo e piangevo dentro di me.

Ci voglio essere ancora. La devo fare ancora.

Quando? Reggio Emilia a fare il pacer ancora, 4 ore. Sereno. Tranquillo. Senza troppo allenamento, un solo lungo da 34km e via. Una mezza pace. E poi ancora ieri a Pisa. Sempre sul traguardo per ore e ore a gestire giornalisti, fotografi, tv. Ma intanto arrivano tutti. Dal marocchino all’austriaca. Fino ai soliti maledetti compagni di ‘timing’ delle 3 ore 30 minuti. E li vedi ancora una volta. Li osservi. E fai pace. E pensi ancora dentro: SI, L’ANNO PROSSIMO SI FA. SI PROVA ANCORA A SCENDERE SOTTO LE 3 ORE 30.

Il mio muro, il mio limite. Ci proverò in autunno 2016. Amsterdam o Francoforte, vedremo. Voglio fare le cose per bene, potenziamento in salita, lavori sulla velocità dunque sui 10k e sulla mezza, stretching e tavola propriocettiva per scongiurare infortuni. Io per fare meno di 3 ore 30 devo farmi un mazzo tanto e non lasciare nulla al caso.

Ma intanto lascio il triathlon. Impossibile nei tempi e nei modi con il mio stile di vita tutt’altro che regolare negli impegni e nei tempi. Non ho la piscina viaggiante purtroppo.

Ma intanto ho fatto pace. La stavo quasi odiando da maratoneta, non professionalmente però, quello mai. Ora l’ho ritrovata. Voglio quella fatica, voglio quella sfida col cronometro. Voglio vedere se non riesco a correre a 4’45” al km per 42 chilometri di fila. Porco cagnaccio, ne faccio 20 in serenità e parlando. Possibile che gli altri 20 vedo madonne, santi, spiriti, folletti, i puffi e gargamella e tutto il cucuzzaro? Devo provarci. Io la pace l’ho fatta. E per fare la guerra, al cronometro in questo caso, ci deve essere sempre la pace prima. O no?

 

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