L’importanza dell’appoggio del piede e della scelta della scarpa nel runner

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di Rosella Loiacono

Sembra quasi che il runner nasca con le scarpe ai piedi. E’ l’unico essenziale accessorio del corridore e quest’ultimo sembra affezionarsi alle proprie calzature che lo seguono ovunque tra allenamenti e gare.

Corri oggi corri domani purtroppo questo amore deve finire. La scarpa si deforma e la suola a forza di impatti si consuma. E’ ora di metterle da parte e scegliere delle nuove compagne di avventure.

Ma come scegliamo le nostre scarpe?
Prima di tutto cerchiamo di renderci conto di come il nostro piede appoggia al suolo e di come impatta a terra durante la corsa. Una delle strategie è sicuramente quella di osservare la suola delle nostre vecchie scarpe. Attenzione che il nostro appoggio potrebbe variare tra la stazione eretta, la deambulazione e l’azione di corsa, quindi guardiamo sia le calzature da tutti i giorni che quelle da running.

Ma a cosa dobbiamo prestare attenzione?
Prima di tutto notiamo se la tomaia è stata deformata e in che modo e successivamente osserviamo la suola. Il consumo potrebbe risultare uniforme, indice di un appoggio neutro, prevalente sulla parte interna, indice di una pronazione del piede o su quella esterna, indice di una supinazione.

Sicuramente l’uniformità nell’usura ci indirizzerà verso l’acquisto di una scarpa neutra.
La questione invece si fa più complicata quando notiamo una prevalenza di consumo interno o esterno.
Se si osserva una lieve prevalenza di usura mediale o laterale le strade sono due:scarpe-pronatori-supinatori

  •  scegliere una scarpa neutra, soprattutto nei casi in cui si è sempre utilizzato questo tipo di calzatura e non sia insorto nessun tipo di problematica/dolore e in nessun distretto corporeo. Perchè svegliare il can che dorme? Probabilmente il nostro corpo è adattato talmente bene da non risentire di questo piccolo difetto posturale; anzi un cambiamento di appoggio potrebbe perturbare questo equilibrio..
  •   scegliere una scarpa con un rinforzo anti- pronazione per un consumo interno o anti-supinazione per quello esterno. Questa opzione è consigliata soprattutto se il runner ha sempre utilizzato scarpe neutre, ha una prevalenza di consumo interno o esterno e risente di fastidi o dolori in qualche distretto. Una scarpa che modifica leggermente l’appoggio potrebbe aiutarlo nella diminuzione o risoluzione di queste problematiche.

 

La faccenda si fa ancora piu’ difficile quando ci si trova davanti a una “povera” scarpa con una tomaia “sfondata” verso l’interno e con la suola consumata massivamente sulla parte mediale o al contrario tomaia verso l’esterno e consumo della suola dalla stessa parte.
È importante sapere che un problema di appoggio si porta dietro altre disfunzioni. Ecco quali(nella maggior parte dei casi):

  •   il piede piatto(prevalenza di appoggio interno) puo’ associarsi a intrarotazione di tibia e di femore (quindi valgismo delle ginocchia) e accentuazione delle curve della colonna(iperlordosi lombare e cervicale e ipercifosi dorsale).
  •   il piede cavo(prevalenza appoggio esterno) puo’ associarsi a extrarotazione di tibia e di femore(quindi varismo delle ginocchia) e appiattimento delle curve della colonna.Senza titoloadattamenti a piede cavo                                                                     adattamenti a piede piattoQuesto quadro fa capire chiaramente come una disfunzione di piede possa causare anche problematiche e dolore ad altre parti del corpo.
    E’ sicuramente consigliabile per questi problemi, fare un’analisi dell’appoggio (baropodometria), sia in statica che in dinamica, rivolgersi quindi a un fisioterapista o un osteopata che puo’ intervenire con terapia manuale e esercizi mirati per la correzione dell’appoggio e se questo non dovesse bastare allora saremo costretti a “cedere” al plantare, realizzato da un tecnico ortopedico competente.
    Si sa che un plantare puo’ diventare una “schiavitu’”: “Me lo sono dimenticato nelle altre scarpe..Ho le scarpe con il tacco quindi non ci sta.. Nei sandali come faccio a metterli?”. Sono preoccupazioni comprensibili ma in alcuni casi questo presidio è indispensabile.
    Nella maggior parte invece si consiglia di provare dapprima la strada riabilitativa per cercare di evitare l’opzione plantare. Questa via è ancora piu’ consigliata considerando che le disfunzioni che si sono instaurate negli altri distretti potrebbero aver causato dei problemi strutturali o degli stati infiammatori proprio in quelle zone e quindi vanno risolti.
    La sintomatologia dolorosa va affrontata trattando contemporaneamente:
  •  il piede, se è stato precedentemente valutato, come sopra descritto, che questo sia la causa del problema,
  •   la zona interessata dal dolore, attraverso fisioterapia, osteopatia o terapia strumentale (T.E.C.A.R, Tens ecc.).Affrontato questo percorso e ottenuto un miglioramento sul proprio appoggio sicuramente il terapista che vi avrà seguito potrà anche consigliarvi la scarpa migliore per la vostra attività sportiva.
    Quindi runner: occhio all’appoggio, scarpe giuste ai piedi e via di corsa

www.cmabenessere.it

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