MARCO BONFIGLIO COME FILIPPIDE: 490KM, A GUARDARE LUI SEMBRA FACILE

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di Cesare Monetti

Diciamolo subito e ci togliamo il pensiero. Quanti chilometri? Tanti, tantissimi: 490! Sarebbero estenuanti in auto, figuriamoci da fare di corsa, un passo dopo l’altro per questa prima edizione della Filippides Run che detto così forse non fa paura. Ma se diciamo A.S.A. Atene-Sparta-Atene viene certamente un sussulto al cuore. E a noi tutti viene il mal di gambe. 245 km ad andare, altrettanti a tornare indietro.

49 pazzi si sono iscritti, qualcuno non si è neanche presentato al via, tantissimi i ritirati ed un solo ed unico vincitore: Marco Bonfiglio. 38 anni, milanese, professione impiegato. No, ormai…professione ultramaratoneta. 104 ore di tempo limite, Marco ce ne ha messe 78 e 49 minuti. Quasi tutte correndo, un passo felpato e leggero, poco dispendioso come si vede nei videoclip postati da quando è partita la gara sabato mattina alle 5 ad oggi dalla texana Brenda che gli ha fatto da assistenza. Da tifosa. Da amica. Da collegamento con il mondo. E il mondo, quello di facebook, a tifare per il grande Marco perchè adesso sì, ora è un idolo, ora possiamo dirlo è sicuramente l’ultramaratoneta estremo più forte al mondo.

Oltre 200 maratone, una ogni domenica, così tanto per stare in allenament e poi successi consecutivi alla 9 Colli Running da 220km, roba che spaventa i ciclisti, lui quei colli romagnoli li fa in 18 ore. Quest’anno un anno eccezionale, con il primo posto alla 100 miglia di Berlino e alla Slovenski 12 urni tek in Slovenia) e poi ancora in Usa alla Graveyard 100 Mile. Ogni gara un’impresa, una sfida. Con la sicurezza di chi lo segue da casa che Marco al traguardo ci arriva. Sempre.

Ha corso tanto Marco in questi tre giorni e quasi mai camminato. Di giorno, all’alba e al tramonto e poi ben tre infinite notti con l’auto dell’assistenza con il giudice alle spalle ad illuminare la strada. Ha preso vento e freddo, ha preso pioggia. E lui che fa? Mentre corre intervista Brenda e continua a sorridere. La sensazione seguendolo è che sia facile, che quasi quasi ci si può andare l’anno prossimo. Vai, parti, corri, arrivi. Nossignori, non è così. Perchè sempre su facebook, seduto comodo col culo sul divano, leggi i post degli altri concorrenti (ben 9 italiani tra questi…SIAMO GRANDI), e leggi di grande fatica, di vento insopportabile in faccia, di vesciche e gambe che dopo magari 200km di salite e colline si rifiutano di andare avanti. Leggi di crisi e difficoltà. Leggi di grande, grandissima fatica.

Bonfiglio no. Lui sorride e saluta. Poi si fa un gelato, dorme 20 minuti, prende per il culo la Brenda che dorme un po’ di più e riparte.

Non so da dove arrivi la sua forza, se è mentale, se è solo fisica, se non sente la fatica, se ama a tal punto la corsa da non avvertire la stanchezza. Sembra tutto così semplice ascoltando lui che non ti rendi neanche conto che ha fatto una grande impresa, anzi no: grandissima. Eroica. Come fu Filippide appunto che andò da Atene a Sparta e ritorno per chiedere aiuto agli spartani per combattere i persiani.  

E ti rendi conto ancora di più di quanto sia stato grande se guardi la classifica per vedere dietro chi c’è. Niente, c’è. c’è il vuoto, ha staccato tutti, il secondo è Georgios Koutsioukos arretrato di oltre 7 ore.

Pazzi? Gli altri 48, lui no. Per lui è normale.

 

 

 

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