NICOLA BASSI E L’Els 2900 Alpine run…SKY RUNNING ESTREMO

E4[13]Els 2900 Alpine run, alla sua prima edizione, è destinata a diventare uno dei nuovi punti di riferimento per la corsa estrema in montagna.

Organizzata nel Principato di Andorra da Matthieu Lefort e Carles Rossel Falco, percorre 70km e 6500mD+ toccando le 7 cime più alte del paese, tutte intorno ai 3000m s.l.m.

Questa prima edizione ha visto al via 50 atleti altamente competitivi e motivati, selezionati dagli organizzatori fra centinaia di curriculum gare ricevuti.

E’ una competizione che rappresenta la risposta a tutti coloro che reclamano a gran voce una gara dura e iper–tecnica, dove non ci sono compromessi, dove è necessaria una costante lucidità mentale per affrontare in sicurezza il percorso. Le “reti di protezione” in caso di caduta qui non esistono.

I concorrenti devono essere ben preparati e avvezzi al terreno di gioco.

Ciò si evince anche dalla lista del materiale obbligatorio che pone come unico vincolo avere imbrago, set da ferrata e casco.

Tutto il resto è a discrezione dell’atleta che si ritiene abbia la necessaria confidenza con le condizioni di terreno e climatiche che dovrà affrontare. La responsabilità della scelta è lasciata a lui. Come si presume debba essere per qualsiasi attività in montagna.

La temperatura potrebbe andare spesso sotto zero e il vento diventare veramente feroce.E5[21]

Nessuna indicazione su quale colonna d’acqua deve reggere il guscio. Il certificato medico non serve.

Non è obbligatoria nemmeno la pila frontale, nonostante la partenza sia a mezzanotte.

Quello che rende unica questa competizione è la tecnicità del terreno. Il percorso è durissimo. La difficoltà vera non sta nel dislivello positivo.

Ghiaioni, pietraie, pendii terrosi pronti a cedere sotto i piedi.

La partenza è in salita, il gruppo si sgrana. Dopo poco il percorso si presenta già “brutale” e inizia subito a farci capire che questa non sarà una corsa come le altre.

Le creste affilate, particolarmente aeree su rocce instabili, mettono alla prova l’equilibrio e la capacità di muoversi in presenza di tratti particolarmente esposti. Strappi e picchiate si susseguono senza tregua per la felicità di ginocchia e quadricipiti. Portare al traguardo e integre le caviglie è un obiettivo abbastanza complesso che richiede costante attenzione e concentrazione. I pochi tratti semi pianeggianti non vanno percorsi in relax ma sono da correre alla massima velocità per recuperare tempo prezioso. I numerosi e delicati passaggi con neve ghiacciata sono da aggredire con il “coltello fra i denti”, cercando di non scivolare lungo i ripidi versanti ghiacciati.

Avanziamo lentamente per ripidissime pietraie, in discesa molto più lentamente rispetto alla salita. Bella beffa. Devo riconoscere che come in nessun altra gara mi sono ritrovato ad ammettere che uno scivolone inopportuno su quel pendio ghiacciato avrebbe comportato conseguenze molto gravi.

Fiore all’occhiello di tutto il percorso sono due tratti in cui le difficoltà da affrontare diventano decisamente superiori. Il primo si incontra al km 25 e si affronta quindi in piena notte. E’ una vera e propria ferrata che, con una bella sequenza di pioli infissi direttamente su lisce placche verticali, passa attraverso una serie di tetti e fantastici ed esposti traversi completamente nel vuoto. Il secondo invece è nel finale, ma solo per chi vi arriverà entro le 16:30 del pomeriggio, la Cresta dels Malhivernes. Da affrontare negli ultimi chilometri di gara, quando la stanchezza, soprattutto mentale, si fa sentire. E’ una cresta alpinistica, con serie di denti e piccoli torrioni rocciosi. Attrezzata per l’occasione con corde fisse, è particolarmente aerea ed esposta. Una bella botta di adrenalina finale.

Un aspetto da non sottovalutare sono anche i ristori, perché decisamente pochi su un tracciato così lento e complesso dove i tempi di percorrenza si allungano a dismisura. Il primo ristoro solido si trova al 25°km, gli altri due al 42° e 55°km.

Decisamente vincolanti sono i cancelli orari, nemmeno paragonabili a quelli delle nostre sky-marathon.

Non è concesso prendere tempo per affrontare le difficoltà con calma e tranquillità.

Qui i cancelli sono strettissimi, già dal primo. E’ necessario partire a tutta e spingere fino alla fine.

Io ho finito la corsa in 17h34’, 6°assoluto e sono riuscito a passare il cancello per accedere alla complessa cresta finale del Malhivernes per 30’ circa….meno di 10 concorrenti dei venti giunti al traguardo l’hanno percorsa.

In questa prima edizione il meteo e le condizioni del percorso sono state particolarmente favorevoli. Nonostante questo, il freddo è stato significativo e i tratti ghiacciati hanno dato del filo da torcere a tutti. Sebbene i partenti fossero stati tutti selezionati in base al curriculum, il numero dei ritiri è stato altissimo. Molti addirittura alla prima cima.

Indispensabile per affrontare al meglio questa gara è avere una buona capacità alpinistica, una decisa padronanza della progressione su creste esposte e terreni difficili, come canaloni di sfasciumi, ghiaioni, pietraie e terreni ghiacciati. Sicuramente propedeutico è allenarsi su ferrate e percorsi alpinistici.

Volendola paragonare a una sky-marathon, si può pensare di moltiplicarne per due la difficoltà.

Quanto all’attrezzatura, ritengo indispensabile indossare un buon paio di scarpe, che garantiscano un appoggio preciso e sicuro. Il grip deve trasmettere sicurezza su qualsiasi tipo di terreno, soprattutto su roccia bagnata e terreno ghiacciato.

Els 2900 Alpine run è una gara per pochi, per chi è in grado di muoversi in velocità in montagna e la sa affrontare con un’ottica decisamente alpinistica.

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