PENSIONATO…TI BATTERO’

di Cesare Monetti

Te lo vedi lì in gara, 10 metri davanti a te, ingobbito e ingrigito nella testa e nei peli sul corpo, magro e smilzo, andatura quasi claudicante e spostato tutto sulla sinistra, le braccia quasi immobili, il passo piccolo ma veloce, poco reattivo ma efficace e non riesci a prenderlo. Niente da fare, ha settant’anni almeno o anche di più, tu ne hai 30, 40 di meno, ma niente da fare. Il pensionato te lo porti davanti fino al traguardo e ti batte. 10km, half o maratona che sia.

Non cede. Non molla. Non ha mai mollato. Silenzioso e mai domo.

Ha le scarpe vecchie e sporche, ci avrà fatto almeno 4-5mila chilometri ma vanno ancora bene e poi lui è nato durante la guerra, per lui non esiste buttare un paio di scarpe dopo tre mesi e ‘solo’ 800 km.

Ha la canottiera tecnica bianca ma un po’ ingrigita perchè l’ha comprata nel 2001 e c’ha fatto 92mila lavaggi, ha preso sole, vento, pioggia e neve. Tanto sempre e solo quella mette. Estate o inverno, la t-shirt termica ed il giubbino antivento in Gore-tex non l’ha mai sentito nominare. Al massimo la moglie che l’aspetta a casa a pranzo alle 11.45 con il risottino caldo gli ha preso una volta decine di anni fa al mercato un k-way color panna. Lui ogni tanto lo mette in vita con l’elastico quando esce per farla contenta e non sentirla sacramentare, ma nulla non gli va di sciuparlo a correre.

Non ha mai fatto una ripetuta, il progressivo ed il medio variato mai sentiti in vita sua, ha tendini d’acciaio e la sciatica che magicamente scompare appena inizia a correre. Ma è un ragazzino dentro, è felice e sa che sta meglio di tanti suoi coetanei che entrano ed escono dagli ospedali.

E corre. Più di te. Più di me. Sempre e comunque. Salita o discesa sempre la stessa velocità. Costante. Un metronomo, senza gps, ovviamente.

Ogni mattina alle 9 va al parco dopo che ha accompagnato i nipotini a scuola, 10-15 km, tutti i santi giorni tranne il sabato che deve fare la spesa o accompagnare la moglie (quella del k-way) dalla parrucchiera. Sono 75km la settimana più la ‘tapasciata’ o la gara la domenica, si sfiorano i 90-100km come nulla. E niente stretching che quelle cose lì che arrivano dagli americani sono boiate.

E certo che non lo batti. E’ duro come il marmo, secco come un chiodo, rapido quanto basta per prendersi gli applausi e gridare al microfono dello speaker di turno che è un classe ’38.

Raramente usa i ristori, al massimo un po’ d’acqua,  e poi lui c’era. Sì sì c’era. Alla prima Stramilano nel ’72 quando si corse di notte, c’era alla prima edizione della Maratona più antica d’Italia, quella del Mugello, con 40 e passa edizioni, di Passatori da 100km ne ha messi in bacheca a decine, Venezia che ha trent’anni ne ha collezionate quasi la metà. Indossava scarpe dure come il legno, mica come quelle di oggi goffe e pesanti. Usa il cappellino di lana della Patrick preso quando andò a sciare a Caspoggio nel ’79 abbinati ai guanti in ‘pile’ rossi, i pantaloncini da running belli alti in vita e d’inverno al massimo l’olio canforato per scaldarsi. Massaggi e fisioterapia? Mai fatti, al massimo i fanghi a giugno ad Abano Terme.

Ce n’è a centinaia, così come donne-pensionate sullo stesso stile che però hanno sempre il marsupio bello grosso e pieno anche quando corrono messo sul fianco o dietro. Perchè una signora può anche correre, ma dietro deve avere tutto l’occorrente. Le donne hanno le gambettine fini e smilze, il passo felpato e rasente tutto tacco-punta e niente spinta. Epperò sono anche loro sempre li davanti a te. Che si tratti di una 24 ore o di una super veloce 7km serale estiva. Passano dai 7′ al km al 4’15” con disinvoltura. Niente sudore. Niente fiatone. Forse in tempo di guerra quando si partoriva non si dotavano i bambini di tutte queste cose. C’era da pensare alla fatica e alla fame e alle bombe da evitare.

Di sicuro quelli che nascevano in tempo di guerra però sono duri e puri per davvero, hanno tanto da insegnarci, soprattutto che spesso anche correndo ci circondiamo di cose inutili e superflue, dettagli che alla fine sono ininfluenti o basterebbe cercare di resistere un po di più. Soffrire un po’ di più. E questo forse renderebbe la nostra corsa ancora più bella, avvincente e con qualche incognita in più che ci renderebbe se non altro almeno un po’ più ‘svegli’.

La faccia non so descrivervela, ho sempre visto solo la schiena, sempre e solo dietro, sempre e solo ad inseguire…

 

2 Commenti

  1. francesco 23/10/2015
  2. A. 23/10/2015

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