Triathlon e Consapevolezza Corporea

La consapevolezza corporea riveste nel Triathlon un ruolo fondamentale.

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Essendo il Triathlon una multidisciplina nella quale l’atleta si trova a doversi confrontare con posture e schemi motori ovviamente diversi per ognuna di esse, sicuramente andrà incontro ad uno sforzo di gran lunga maggiore, sia a livello fisico che mentale, rispetto alla singola disciplina: nel momento in cui ci si è adattati ad un tipo di schema motorio lo si deve nel giro di poco tempo cambiare per iniziare la successiva frazione.

Essendo poi uno sport di resistenza, soprattutto nelle medie e lunghe distanze ci si trova impegnati a gestire il gesto atletico più che in altre situazioni, in quanto maggiore sarà la fatica meno efficace potrà diventare il gesto tecnico.

Per questi motivi nell’allenamento del triathleta diventano fondamentali gli esercizi cosiddetti di tecnica e gli allenamenti combinati che garantiranno gli adattamenti necessari per passare repentinamente da una discliplina all’altra.

Ciò che però spesso si trascura, rispetto alla cosiddetta “tecnica”, è l’aspetto mentale degli schemi motori di ognuno di noi: tali schemi, le posture, i modi di agire sono il risultato di una serie di esperienze e apprendimenti che fanno parte della struttura dell’atleta e che vanno spesso al di là della nostra consapevolezza.

Ogni gesto atletico prevede una parte automatica, inconsapevole, che spesso non si riesce a controllare o ad allenare, per questo l’allenamento mentale può essere di importanza decisiva ai fini dell’efficacia dell’atleta in allenamento e in gara.

Per poter scoprire e indirizzare le parti inconsapevoli della nostra mente è fondamentale agire con il linguaggio proprio di esse, un linguaggio che necessariamente deve essere diverso dal semplice auto convincimento o controllo razionale.

Da qui l’importanza dell’apprendimento per l’atleta delle tecniche di ascolto del proprio corpo (Training Autogeno , Yoga ecc.), le quali possono permettere l’avvicinamento a tali parti inconsapevoli e automatiche, di modo da scoprirle e accompagnarle al cambiamento. Tale cambiamento non andrà mai verso un ideale astratto di perfezione motoria, bensì verso il proprio ideale sviluppo potenziale: la massima espressione delle proprie possibilità.

Solo attraverso l’ascolto del proprio corpo si può capire come esso “funzioni” e quali meccanismi esso metta in moto durante la prestazione.

Questo tipo di ascolto deve necessariamente essere allenato e affinato singolarmente e con costanza, proprio come un normale allenamento, inizialmente non durante la prestazione, ma “a secco” e in ambiente protetto, di modo che non sia disturbato da interferenze esterne e soprattutto interne (stati emotivi di vario genere).

Solo così sarà possibile prima prendere coscienza del proprio corpo e dei sui schemi, e successivamente modificarli e renderli più efficaci ed efficienti, al servizio di uno sport come il triathlon e in generale gli sport di endurance, dove l’economia del gesto e la gestione del limite rivestono un ruolo decisivo nel raggiungimento dei propri obiettivi.

A questo scopo una delle tecniche utili potrà essere il Training Autogeno, il quale si rivela uno strumento tanto semplice quanto efficace ai fini dell’ampliamento della consapevolezza corporea.

L’esercizio costante di questa tecnica, basata sullo sviluppo di un atteggiamento di ascolto passivo delle sensazioni, consentirà di entrare in contatto con le parti della nostra mente che stanno alla base degli automatismi motori e degli aspetti emotivi ad essi collegati. Con lo scopo di esplorare e modificare sia appunto gli stati emotivi che influenzano il nostro modo di fare sport, in allenamento e in gara (la famosa “testa” della quale tanti parlano), sia di rientrare in possesso dei propri schemi e di poterli modificare in maniera coerente con le nostre possibilità, con lo scopo di trarre il massimo da esse.

Con l’esperienza e l’allenamento l’atleta si ritroverà ad avere uno strumento utile di conoscenza di se stesso pressochè illimitato e totalmente personalizzato, utile sotto i più diversi aspetti:

dal miglioramento del recupero a quello tecnico, fino alla gestione degli allenamenti e delle competizioni.

Il tutto nell’ottica della massimizzazione della propria efficacia ed efficienza, e di conseguenza del proprio benessere nello sport.

Pietro Mulas

Psicologo/Psicoterapeuta

www.runninzen.net

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