SIAMO CAMPIONI DEL MONDO, MA NESSUNO FA NULLA

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di Cesare Monetti

E chi lo dice che i ragazzi italiani non sanno correre forte? Certo a vedere i recenti mondiali di atletica a Pechino questa non può che essere un pensiero ricorrente, però non è la verità assoluta.

La prova è il fatto che sabato in Galles sei grandi ragazzi vestiti d’azzurro hanno conquistato la medaglia d’oro al campionato mondiale di corsa in montagna. Sei atleti partiti e ben sei arrivati, il più ‘scarso’ (passateci il termine…) è stato diciottesimo. Un grande, grandissimo risultato sommato all’argento individuale di Bernard Dematteis.

Perchè tra le montagne si vince e sulla pista no? Perchè non riusciamo a presentare nessuno nei 5000 o 10000 metri in pista ai mondiali? Non dico di entrare nei primi dieci in finale, dico di presentarsi a Pechino almeno in qualifica per dire…L’ITALIA C’E’. Invece nulla, il vuoto, il buio, lo zero totale.

Eppure per la pista si stanno smuovendo ed investendo centinaia di migliaia di euro, si fanno progetti, si muovono e si spende tempo con decine di dirigenti. Ma l’Italia non solo non vince, l’Italia non esiste. Tornati da Pechino per due settimane sui media ci hanno raccontato di incontri con il Presidente Coni Malagò da parte dei vertici federali, hanno fatto infinite discussioni su come poter cambiare la rotta e salvare almeno la faccia l’anno prossimo a Rio alle Olimpiadi 2016. Rumore, parole, soldi: risultati zero.

Poi ci sono questi ragazzi, semplici e devoti alla fatica, che scalano montagne e pagano tanto di tasca loro per esserci e per far vedere quanto valgono, per avere forse alla fine due righe striminzite in una ‘breve’ su un giornale. prendono le ferie per fare un raduno e poi vincono. E tanto. Nel silenzio e nella fatica, forse abituati alla pace che c’è tra i monti. Attenzione ancora: chi vince non sono atleti ormai consumati e finiti, generazioni andate. Nossignori, sono ragazzi e ragazze (Alice Gaggi 5° individuale e iridata nel 2013) giovanissimi, così come sono davvero forti gli junior e le junior anche loro terze a squadre sabato in Galles.

E poi…si e poi non sono gli unici a vincere perchè sabato scorso quell’eterno ragazzo che si chiama Giorgio Calcaterra ha pensato bene di vincere ancora un volta una medaglia iridata. Terzo, bronzo, alla 100km mondiale, Giorgio il tassista volante è sempre più un mito. E’ il ‘re’ dei maratoneti italiani, l’uomo più acclamato e tifato da tutti gli amatori, molto più di professionisti che risultano più freddi e lontani dalla realtà. Giorgio guida il taxi, si allena di notte e poi vince.

Credo che negli uffici romani federali si stia compiendo un grande errore nel dimenticarsi Giorgio Calcaterra e questi 6 ragazzi d’oro come promozione per la corsa ed il running. Salvo poi ricordarsi con tasse alle gare e agli organizzatori, aumenti della tessera federale etc.

Corsa su strada o in montagna, atletica di serie B viene detta, anzi dai fruitori dell’anello rosso la corsa non è nemmeno atletica leggera e questo è ancora più grave, è la solita e ormai vecchia chiusura mentale di chi è abituato a misurarsi solo tra le corsie. Una pista, una tribuna e tutto chiuso la dentro. Da perdenti.

L’Italia che vince non è considerata, per Calceterra e gli altri nessuna pagina di ringraziameeto sui giornali, nessuna visita nelle scuole prevista con loro davanti a centinaia di bambini, credo che progetti in tal senso siano pari allo zero e questo fa davvero male.

Amavo l’atletica e la pista, l’amore c’è ancora ma la passione è diminuita proprio per questa chiusura mentale, ho smesso di farlo anche perchè ho conosciuto meglio un mondo running fatto ‘on the road’ o ‘trail’, ho capito quanta bravura e classe c’è in questi uomini che vincono nel silenzio e che meriterebbero tanto tanto di più. Soprattutto molta più considerazione da parti di chi dovrebbe fare invece non fa.

2 Commenti

  1. Clauydio Sterpin 21/09/2015
  2. Pons Claudio 22/09/2015

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