Non solo Tor de Geants

maxresdefault[3]Come giornalista sportiva conosco La Thuile come tappa del Tor de Geants, il giro dei giganti, l’imponente gara trail, one shot, la più dura che esista al mondo: 330 km in giro per i monti della Val d’Aosta che a cerchio, da Courmayer, parte un micidiale anello che non più del 40% dei concorrenti riesce a chiudere. 24.000 i metri di dislivello positivo da scalare in un continuo up and down. Eppure dal giorno in cui partono le iscrizioni, oltre 2.000 sono gli aspiranti corridori, solo 700 i fortunati estratti. No palmarès, no raccomandazioni: per Alessandra Nicolini, la Thatcher patron e inventrice della super gara, non esiste altro che il destino, la casuale estrazione. La competizione sarà dal 13 al 20 di settembre, gli allenamenti seri sono già partiti, e così in questo week end abbiamo accompagnato il collega/pazzo/eroe che si appresta ad affrontarla. Solo qualche “breve” (neanche poi così tanto) insieme, il resto se lo continua da solo.

Bene, questi sono i luoghi e le situazioni in cui mi sono trovata, posti magnifici, tanti gli stranieri a visitare questa nostra eccellenza. Ma in questa mia incursione scopro anche altre chicche. Una è che La Thuile, nel 2009, è stata eletta Città del Cioccolato. Colpo gobbo: io nella Città del Cioccolato? Io che sono una fanatica di questo alimento divino?! Con il battito lievemente accelerato varco, insieme ai miei colleghi, quello che scopro essere il tempio della bontà dalle mille sfumature di marrone, il locale chiamato Le Chocolat. Il suo titolare, Stefano Collomb, ci viene incontro sorridente e col suo grembiule, ovviamente, color cioccolato. Già nel primo assaggio si gioca il jolly: la Tometta di La Thuile, una sua invenzione con marchio registrato per ricetta, forma e nome. E ha fatto bene, altrimenti sarebbe imitatissima. La forma è uguale a quella del famoso formaggio di alpeggio, sopra una calottina di cioccolato al latte, tagliata mostra il suo interno morbido e infarcito di nocciole intere e sminuzzate. Seguono altri assaggi, un festival di cioccolatini alle genziane, alle violette, alle lavande e così via, fiorellin discorrendo, per concludere con una fonduta alla frutta, meringhe e biscotti. Io e il collega/atleta non resistiamo più e beviamo direttamente dalla tazza il cioccolato fuso.

Una passione che viene da lontano

Chiacchieriamo con Stefano, che ci racconta della sua passione che viene da lontano, da suo papà Umberto, chef di mestiere. E lui già a 14 anni inizia a mettere “le mani in pasta”. Dopo il liceo linguistico, segue i più rinomati corsi di settore in Italia e in Francia, a Parigi, e in Europa in genere. Ci confida che sta studiando uno speciale cioccolatino al tabacco, uno all’aglio. Al nostro storcer di naso, ci assicura che un preventivo trattamento in immersione di acqua di mare ne neutralizza il gusto aspro. Beh, perché non credergli? Comunque, diciamo “per sicurezza”, torneremo a trovarlo e a degustare le sue meraviglie.

Silvana Lattanzio

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