Intervista al capitano della delegazione azzurra Emanuele Manzi

 

 

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A pochi giorni dalle medaglie continentali e iridate di Madeira e Zermatt, il Mountain Running Italian Team tornerà protagonista con una selezione chiamata a difendere i colori azzurri in una delle gare mitiche a livello continentale: la Snowdon Race. 16 impegnativi chilometri, equamente divisi tra salita e discesa, che portano gli atleti dall’abitato di Llanberis alla cima del monte Snowdon (la montagna più alta del Galles e la seconda di tutta la Gran Bretagna) per poi lanciarli, tra du ali di folla, in una vera e propria picchiata verso il traguardo.

Ai nastri di partenza il lariano della Forestale Roma Emanuele Manzi guiderà la selezione composta da Riccardo Sterni, Massimo Farcoz e Elisa Sortini. Lo abbiamo intervistato per voi…

 Torni in Galles dopo tanti anni con la consapevolezza di potere ancora afre una gara ai vertici. Quali sono le tue emozioni alla vigilia di una gara che in un certo senso ha dato il là a livello internazionale alla tua carriera agonistica?   

Di sicuro una grande emozione. Sarà come tornare indietro di 14 anni a quel 2001, anno in cui  per la prima volta mi affacciavo nel panorama internazionale di corsa in montagna. Farlo da capitano della nazionale  assume un significato ancor più importante e di certo mi inorgoglisce.  

La Snowdon Race è gara mitica e tosta. Gara da correre con la testa e con il cuore. Descrivila a chi non ha mai avuto la fortuna di correrla o di vivere il calore del tifo gallese…   

La Snowdon Race è un po’ come la Parigi Roubaix del ciclismo. Un paese intero (Llanberis) si ferma per celebrare l’avvenimento sportivo più importante dell’anno. E’ pazzesco come vi sia un grandissimo tifo, non solo per i primi, ma per tutti i partecipanti che vengono considerati dei veri eroi. Dal punto di vista tecnico potrebbe sembrare una competizione facile: circa 8km di salita con 1000 metri di dislivello e altrettanti di discesa sulla medesima strada bianca. In realtà l’interpretazione del tracciato assume una fondamentale importanza. Gli scalatori dovranno cercare di avvantaggiarsi il più possibile ma mantenendo un minimo di lucidità per affrontare al meglio la discesa. Viceversa, i più abili nel secondo tratto dovranno cercare di perdere il meno possibile per poi “scatenarsi” nella parte a loro più congeniale. Molte volte la competizione si è conclusa nei metri finali con volate mozzafiato!   

Avrai un duplice ruolo di atleta e coordinatore della selezione azzurra. Presentaci i tuoi compagni di trasferta   

Partendo dal gentil sesso, fa il suo esordio nella competizione Elisa Sortini. Ancor prima del suo arrivo in Galles è già famosa perché presentata come azzurra e nipote di Fabio Ciaponi, nazionale degli anni ‘90 e vera e propria star in paese per le sue indimenticabili performance in gara e fuori… A mio parere Elisa può puntare in alto. Se la sua forma fosse quella della Stava Mountain Race, potrebbe lottare per la vittoria. Sarebbe la prima azzurra a iscrivere il proprio nome nel prestigioso albo d’oro gallese. Riccardo Sterni torna a vestire la maglia azzurra dopo anni un po’ tribolati. Lui che nel 2009 a Telfes esordì nella nazionale maggiore al primo anno da seniores (solo Fausto Bonzi e Marco De Gasperi riuscirono nell’impresa) dall’anno scorso si è riaffacciato al mondo della corsa in montagna ottenendo da subito buoni risultati. Il valdostano Massimo Farcoz può essere considerato il vero e proprio esordiente. Si tratta infatti della sua prima maglia azzurra nella categoria seniores dopo le partecipazioni a mondiali ed europei nella categoria juniores. Già lo scorso anno fu in grado di ottenere ottimi risultati ma il 2015 è l’anno della sua consacrazione e credo possa puntare in alto.

Maurizio Torri

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