MUGHINI… NON HA MAI VISSUTO

di Cesare Monetti

Finché avremo gente come Gianpiero Mughini in Italia scordiamoci le maratone da 40mila persone, finiamola di sognare incitamenti ai lati delle strade, continuiamo ad usare i tappi nelle orecchie per non sentire i clacson delle auto.

Finché ci sarà gente come Mughini e la sua volgarità nel suo delirante articolo (LEGGI QUI) che fa piglio solo sugli ignoranti, significa che il messaggio di noi runner non è ancora arrivato agli italiani. Di sicuro è uno di quelli che non legge come noi runner la ‘Gazzetta’ iniziando dal fondo, è uno di quelli che si ferma dopo la serie C del calcio, perché è lì che finisce lo sport. Ed è lì che iniziano i veri limiti.

Rappresenta l’italiano medio, quello fermo sul divano, quello che preferisce una pastiglia della farmacia piuttosto che una corsa al parco, mentre noi runner siamo liberi e seppur stanchi e oberati da lavoro e mille impegni abbiamo un degno motivo per alzarci all’alba anche la domenica mattina. E 42,195km sono un gran bel motivo. Anche se piove. Anche se tira vento.

Milioni di persone come Mughini non sanno cosa si perdono, non hanno mai vissuto e con ogni probabilità non proveranno mai l’emozione e le lacrime del primo traguardo, di una medaglia messa al collo.

Nel suo articolo fa un paragone con la città di New York ed è ovvio che la città perde il confronto. Ma il confrnto non lo perde nella maratona. Lo perde nelle fatiscenti stazioni della metropolitana, nelle macchinette automatiche per i ticket spaccate da mesi, con la sporcizia in giro, con la delinquenza e la paura di prendere un autobus e di venire scippati in un secondo.

Mughini e quelli come lui si informino meglio su cosa succede in città, esplorino di più l’orizzonte dello sport senza limitarsi ad uno stadio con 22 milionari viziati in pantaloncini di tre misure più grandi a tiare calci ad uno sferico pallone.

Anche al di fuori di uno stadio c’è sport, c’è vita, c’è cultura. Perché la maratona arriva dalla storia, profuma di Olimpiade e di secoli fa, profuma di un popolo che domenica non ha spezzato Roma come dice, ma ha unito la città, ha unito migliaia di persone di decine di Nazioni provenienti da tutto il  mondo. Di ogni razza, religione, cultura, sesso, ceto sociale. Nessuno si è sentito inferiore. Nessuno su 11.518 arrivati ha dovuto dimostrare con violenza o altro la sua forza. La forza di ognuno è stata nel proprio ritmo e nel proprio fiato.

Ma dove lo trova Mughini e quelli come lui uno sport dove un triplice campione del mondo fa un secondo giro e finisce la gara dopo sette ore camminando e facendo un selfie con l’ultimo arrivato?

Fiero di fare questo sport, fiero di bloccare le strade di una città ogni domenica mattina. Blocchiamo le città, liberiamo le anime, l’adrenalina e l’emozioni. Questo significa vivere.

E poi lo disse anche Emil Zatoperk: Se vuoi correre, corri un miglio. Se vuoi conoscere una nuova vita, corri la Maratona!

7 Commenti

  1. fausto 23/03/2015
  2. Giuseppe 23/03/2015
    • paolo 24/03/2015
  3. luigi patorno 24/03/2015
  4. Paola 25/03/2015
  5. Franco 25/03/2015
  6. Il tapascione Franco 25/03/2015

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