RECORDANDO, VINCONO DI TOMA E CANEPA. TEST PER GLI AZZURRI.

Canepa

Canepa

Una splendida domenica di sole ha fatto da cornice alla settima edizione di Recordando – 3° Memorial Fulvio Albanese, gara podistica organizzata dal Giro d’Italia Run. Presenti al via quasi 500 podisti, tra i 290 iscritti alla tradizionale prova sui 10 Km e i 150 ultrapodisti che hanno animato la gara sulle 6 Ore.

La 10 Km, cinque giri del circuito da 2.000 metri omologato dalla Fidal, è andata a due atleti di San Mauro, Antonio Palumbo ed Elena Graziano. Il 31enne Palumbo (C.R.A.L. Amiat) ha chiuso la sua fatica in 37’19”, precendendo Umberto Viazzi (38’13”) e Dario Barra (38’27”). Ha dunque ricominciato la stagione agonistica con il botto anche la 28enne Elena Graziano (Running Center Torino), che ha fermato il cronometro dopo 45’21”. Secondo gradino del podio per Erica Pinto (47’23”), terza Francesca Boidi (50’28”).

Pronostici della vigilia pienamente rispettati nella 6 Ore di Torino, il clou della giornata. La gara è stata dominata dal 44enne Diego Di Toma (Sanremo Runners). Tornato in quel Parco Ruffini che nel 2010 lo incoronò campione italiano di 24 Ore con 232 km macinati in un solo giorno, l’ultramaratoneta di Imperia ha completato ben 74,902 chilometri: “Il Ruffini mi porta fortuna, qui avevo vinto anche la prima edizione di Recordando. A questo punto spero davvero di strappare un pettorale per la gara open del prossimo Mondiale di 24 ore. Il percorso? E’ bello e veloce, con uno strappetto breve ma che si fa sentire”. Medaglia d’argento per Marco Ghilardelli (Asd Olimpia Runners) con 73,031 chilometri all’attivo, bronzo a Pietro Ruggero Di Iorio con 69,268 chilometri. Nessuna sorpresa nemmeno tra le donne, dove si è registrato il trionfo di Francesca Canepa (Atletica Sandro Calvesi), quinta nella graduatoria assoluta. Già vicecampionessa mondiale di ultra-trail e vincitrice di due Tor des Géants (2012 e 2013), la valdostana di Courmayeurha completato 69,510 chilometri, precedendo precedendo la belga Valerie Turlot (CABW), seconda con 63,700 km, e Paola Birolo (Asd Olimpia Runners), terza con 62,474.

Fino a qualche anno fa Recordando era soprattutto il teatro di primati – anche bizzarri – legati al mondo della corsa: dopo i serial-runners Enzo Caporaso e Cristina Borra, capaci di entrare nel Libro dei Guinness correndo rispettivamente 51 e 13 maratone in altrettanti giorni consecutivi, le imprese palleggiando un pallone da basket di Marinella Satta, con camice da medico e stetoscopio al collo di Simone Bracciodieta e la maratona più veloce corsa da una staffetta femminile. Ieri invece la kermesse del Giro d’Italia Run è stata una sorta di test-event in vista dei Campionati del Mondo di 24 Ore in programma sempre tra i viali alberati del Parco Ruffini l’11-12 aprile 2015. Un collaudo importante per la Nazionale italiana di 24 Ore, che ha avuto modo di “assaggiare” il nuovo percorso di 2.000 metri. Così il presidente della Iuta Gregorio Zucchinali: “Si tratta di un tracciato piuttosto inusuale per un Mondiale di 24 Ore, perché presenta un breve tratto in salita che non si addice a tutti i podisti e che farà probabilmente la selezione. Magnifica l’idea di sfruttare la pista di atletica dello stadio intitolato a Primo Nebiolo, uno dei grandi padri dell’atletica leggera mondiale. A una quarantina di giorni dal Mondiale, possiamo già dire che quella torinese sarà un’edizione da record, con 41 paesi ai nastri di partenza per un totale di 350 atleti ai quali si aggiungeranno i 175 corridori iscritti alla gara open”.

I 18 atleti convocati dalla Fidal – 12 uomini, 6 donne – si sono sottoposti a un test suddiviso in tre sessioni, tra Cantalupa e il Parco Ruffini: 3 ore sabato mattina, 2 ore sabato pomeriggio e un’ora e mezza domenica mattina. Tra di loro anche Ivan Cudin, già campione europeo di 24 Ore nonché vincitore di tre Spartathlon (2010, 2011 e 2014), una delle corse su strada più lunghe e difficili al mondo (246 km con 3800 mt. di D+). “Le prove svolte in questo weekend ci serviranno a definire la squadra per i Mondiali. Qualche atleta della formazione maschile si sta giocando il posto: soltanto 9 dei 12 azzurri faranno parte della squadra iridata – avverte Stefano Scevaroli, coordinatore tecnico Fidal per l’ultramaratona e l’ultratrail -. La nostra punta di diamante è sicuramente Ivan Cudin. Chi saranno gli avversari più temibili? Gli Stati Uniti sono in grande crescita, grazie anche ad alcuni nuovi innesti provenienti dalla scena del trail. E a livello europeo, attenzione soprattutto a Francia, Germania e Russia. L’Italia potrà comunque dire la sua, anche grazie agli atleti piemontesi”.

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