INTERVISTA A DANIELE MEUCCI: ‘DEVO CRESCERE ANCORA TANTO’

Il maratoneta dell’Esercito racconta la sua prova giapponese, chiusa al secondo posto in 2h11:10: ”Mi sono piaciuto per come ho gestito la situazione in condizioni impossibili. Ma devo imparare ancora parecchio”

“Tanta acqua così non l’avevo mai presa, nemmeno quando giocavo a pallone, in inverno, da ragazzino”. Ride Daniele Meucci, pensando alla maratona appena conclusa a Otsu, in Giappone. Il suo 2h11:10, buono per il secondo posto alle spalle del keniano Ndungu (2h09:08) è tempo che va interpretato, alla luce di condizioni atmosferiche davvero al limite. “Siamo partiti sotto la pioggia battente – prosegue l’ingegnere pisano – e nel prosieguo, spesso ci sono stati momenti di vero e proprio diluvio, con un vento che faceva alzare ondate sul lago Biwa, accanto a noi. Ho capito subito che non era giornata da primati. Dopo il passaggio ai 5km, mi sono detto: Daniele, oggi il crono non si guarda proprio, si corre uomo contro uomo. E così è stato”.

Il vincitore, Samuel Ndungu, secondo Meucci, ha dominato la prova: “Sì, ci ha quasi preso in giro, i suoi strappi hanno caratterizzato la corsa (anche un passaggio da 2:50 tra il 22esimo ed il 23esimo km!). Ha vissuto per sette anni in Giappone, è di casa qui a Otsu, e ha fatto un po’ quel che voleva, anche con le lepri. Ho provato a rispondere alla sua azione, ma quando ho capito che non avrei ricevuto aiuto dai compagni di inseguimento, ho preferito cominciare a pensare al piazzamento”.

Le sensazioni del dopo corsa sono contrastanti: “Rimane un po’ d’amaro in bocca per non essere riuscito a limare il personale, ma analizzando la mia gara, devo essere contento per come ho gestito la situazione. Mi sono piaciuto, ho sempre risposto nel modo corretto ai movimenti degli avversari, senza foga. E negli ultimi 5km, quando è stato chiaro che il confronto sarebbe stato solo per il secondo posto, penso di aver corso anche sotto ritmo. Non ho sentito i muri del trentesimo o del trentacinquesimo chilometro, non ho avuto timori, e anche questo mi dà soddisfazione. Quando siamo entrati in pista, mi sono sentito a casa…”. Otto secondi in poco più di un giro al mongolo Bat-Ochir, a sottolineare la condizione dell’italiano.

Massimo Magnani, il Direttore tecnico-coach, parla di notevole passo avanti; l’azzurro, come suo solito, preferisce essere prudente. “E’ stata sicuramente un’esperienza importante. Correre con queste condizioni è stato istruttivo, ed il risultato certamente aumenta la mia sicurezza. Ma io devo ancora studiare parecchio come maratoneta. Posso aggiungere che mi trovo molto più a mio agio quando si corre uomo contro uomo, quelle sono le sfide che mi piacciono, che vivo con maggiore partecipazione. Il confronto diretto è la mia dimensione”. Adesso, rotta su Pechino, direzione Mondiali. In agosto, c’è una lezione importante. Alla quale l’ingegner Meucci non vuole assolutamente mancare.

Marco Sicari (Fidal)

(Foto di Giancarlo Colombo/Fidal)

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