RECENSIONI: SILVANA LATTANZIO CI PARLA DI “TUTTE LE SALITE DEL MONDO”, DI RICCARDO BARLAAM

Sport e cultura, una recensione di Silvana Lattanzio
 Tutte le salite del mondo
di Riccardo Barlaam
272 pag., 14,90 euro
Ediciclo Editore

Ce ne sono tanti di libri di sport e io per mestiere, oltre che per passione, ne leggo tanti, ma questo è davvero speciale, anche perché definirlo libro di sport è un po’ riduttivo: in realtà è anche un libro di vita, di filosofia di vita. Fresco di stampa, uscito in giugno, racconta del progetto “Tutte le salite del mondo”, progetto che l’anno scorso, in pochi mesi, ha impegnato il suo autore, il giornalista responsabile del Sole 24 Ora Riccardo Barlaam, in nove sfide, tra cui le tre granfondo di ciclismo più dure in assoluto, la Marmotte, la Charly Gaul Trento-Monte Bondone e la Oetztaler Radmarathon, tutte e tre con oltre 5.000 m di dislivello e, intercalate, tante altre salite come Stelvio, Mortirolo, Mont Ventoux, Monte Grappa, Cuvignone, Ghisallo, Mottarone, Pordoi.
In mezzo tante corse estreme, chilometri a nuoto e un Ironman concluso, quello a Zurigo del 2012. Il tutto affrontato sotto un sole a picco come pure nel freddo assoluto dopo “un acquazzone mai visto”. Con la bici, sua fedele compagna e “metafora della vita: devi andare avanti per restare in equilibrio”, Riccardo ha affrontato tante prove di resistenza, di fatica ma anche di soddisfazioni e di conquiste. “Sensazioni belle e brutte… vittorie e sconfitte”, insomma, proprio come nella vita, sempre accompagnato da una filosofia esistenziale di coubertiana memoria: “La voglia di farcela. La sfida. Il limite da superare. Senza mollare mai”, ma accettando anche il ritiro da una gara, troppo dura per il freddo più che per il percorso, la temibile Oetztaler. E questo dopo mesi di duri allenamenti. Ma non è una sconfitta e il lieto fine c’è sempre, “basta saperlo vedere”. Dopo un’annata così, trascorsa a mantenere l’equilibrio tra famiglia, lavoro e sport zigzagando tra impegni e ascese e portando a termine vere e proprie imprese, nell’indolenza di un sabato pomeriggio di fine estate Riccardo viene punto da più calabroni che gli provocano uno shock anafilattico. Delle piccole e infastidite bestiole mettono a serio repentaglio la sua vita. Mai stato così terribilmente vicino alla morte. Questo ancor di più gli fa scoprire l’importanza delle cose solo apparentemente banali, quelle a cui non si fa caso: “Prendere al bar un caffè con un amico, parlare del più e del meno con tua moglie. Camminare per strada. Salutare qualcuno. Guardare le persone e la vita che scorre. Sentire gli odori. Perdersi con lo sguardo all’orizzonte. Stupirsi per un cielo più sereno del solito”. Bisogna vivere migliorandosi sempre, con sempre la voglia “di nuove sfide da vincere, di nuove salite da conquistare. Con la bici e nella vita”. Con l’augurio di “non stancarci mai di affrontare altre sfide, altre salite, fino alla fine, all’ultimo minuto, all’ultimo respiro, fino a quando ne avremo la forza”. Col “piacere di poter ancora respirare, lottare, amare, sognare”. E conclude con l’augurio di un “buon viaggio, per tutte le salite che verranno”. E buona lettura a tutti, aggiungo io.

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