DANILO GOFFI: “BRESCIA ART MARATHON FONDAMENTALE PER LA MIA STAGIONE”

Il grande campione sarà al via della maratona bresciana il 9 marzo

di Cesare Monetti

(Brescia) –Una carriera infinita, iniziata ufficialmente nel 1991con la medaglia d’oro europea categoria junior sui 10000 metri, culminata con il bronzo sempre europeo di maratona nel 1998, nel mezzo le Olimpiadi di Atlanta, oltre venti maratone e un primato personale sui 42,195km di 2h08’33”. Ma non è finita. Si va avanti nonostante l’orologio biologico dice che ci sono tante primavere nelle gambe e non sia più nel gruppo sportivo dei Carabinieri da qualche anno, niente più professionismo. Ma la voglia di correre c’è, è tanta, così come la classe rimasta cristallina e tutto questo lo porterà ancora per tanti traguardi in giro per il mondo. Intanto il prossimo 9 marzo sarà al via della Brescia Art Marathon, con la voglia di far bene, così come accaduto nell’ottobre scorso con il successo alla Breno-Darfo-Pisogne di 30 chilometri sempre organizzata dal gruppo RosaAssociati.

Ti abbiamo lasciato con il successo alla New York Marathon che ti ha praticamente consacrato primo al mondo categoria Master 40. Corretto?

“Direi di no, sono semplicemente diventato il primo MM40 ad aver tagliato il traguardo alla Maratona di New York dello scorso novembre. Mi sono rimesso in gioco puntando tutto su quello che, a mio parere, sono in grado di fare meglio – e di fare bene ancora oggi nonostante l’età, gli impegni di lavoro e, soprattutto, la quotidianità della mia famiglia: Correre. Quel che è certo è che NY non è stato un punto di arrivo, semmai quello di ri-partenza. Sono il primo master al mondo? Non penso e, comunque, non devo dirlo io; preferisco lasciare la parola agli esperti e ai risultati che ancora sento nelle mie corde”

Quale l’obiettivo di questa primavera?

“L’obiettivo principale di quest’anno è un buon risultato cronometrico  nella Maratona, e proprio in febbraio inizio i due mesi di lavoro intenso finalizzato ai 42 km; considerata questa tempistica, confermo che sarò alla Milano Marathon. Prima di aprile, un buon test saranno i  Campionati Italiani di maratonina a Verona. Insieme al mio staff tecnico ho già definito un programma di allenamento con diverse tappe per testare il livello di preparazione nelle varie fasi di avvicinamento. Una di queste sarà sicuramente la Brescia Art Marathon del 9 marzo, una prova che considero fondamentale per capire a che punto sono ad un mese dalla gara. Dire adesso come starò al 9 di marzo, mi risulta difficile. Sicuramente darò il massimo e condurrò al meglio il mio allenamento in gara, forte del percorso mosso e dello spirito di sana competizione che respirerò a Brescia. Ad aprile voglio però giocare tutte le mie carte e fare il tempo che ho scolpito nella mia mente. Lavorerò sodo: è vero che le aspettative sono tante e alte; è vero che non sono più un giovanotto come tanti miei avversari, ma è altrettanto vero che so cosa voglio e so come e cosa fare per ottenerlo”.

Hai già corso e vinto in zona bresciana alla Breno-Darfo-Pisogne, cosa ricordi di quel giorno?

“Ho un splendido nitido ricordo: organizzazione perfetta e allenamento ottimale in vista di New York Marathon. L’accoglienza riservatami dallo staff del Dottor Rosa è stata ineccepibile, il tifo e il calore della gente lungo il percorso mi hanno motivato e spinto a dare tutto me stesso. La varietà del tracciato è stato il punto di forza della Breno-Darfo-Pisogne, quello che ho maggiormente apprezzato: saliscendi, tratti asfaltati alternati a strade bianche con qualche ostacolo naturale; non potevo chiedere di meglio per i miei 30km di lancio verso la Grande Mela. Quella manifestazione mi ha portato bene, ho lavorato sodo per interpretarla al meglio, e alla fine il risultato è arrivato”

Come ti allenerai in questo mese che porta alla Brescia Marathon? Quale il tuo giorno tipo?

“Più che un giorno tipo parlerei di una settimana. Chiaramente aver ricominciato a pensare di correre forte una Maratona come M40, mi pone di fronte ad alcune riflessioni, prima di tutte quella di cercare di non farmi male muscolarmente, quindi curo in modo particolare lo stretching, il lavoro sulla forza ben modulando gli allenamenti in salita, i due bi-allenamenti giornalieri e i km da effettuare in un’unica seduta, in modo tale da poter salire con accortezza nel numero totale dei km settimanali, che andranno da 140 a 180 km”.

Dove lavori adesso?

“Lavoro come carabiniere in una stazione vicino a casa, è un impiego su turni che prevede momenti in ufficio e altri invece fuori in pattuglia. Mi sarebbe piaciuto fare l’atleta a vita, nelle mie vene scorre sangue e corsa, ma ad un certo punto è arrivato il momento di lasciare spazio ai giovani. Non nascondo che mi piacerebbe mettere la mia esperienza sportiva vissuta a disposizione delle nuove leve quindi adesso il mio sogno nel cassetto a lungo termine è proprio quello di far coincidere la passione di una vita con la professione, e chissà cosa mi riserverà il futuro: sono aperto a tutto, non mi precludo nulla”.

Quanta voglia c’è ancora di fare sacrifici in Danilo Goffi per rimanere un atleta di vertice?

“Tanta, anzi, ancora di più. È vero, correre forte e ad alto livello comporta molti sacrifici. Ma se è la passione la molla che aziona il tutto, la fatica e le rinunce scorrono in secondo piano. Se vogliamo metterla sotto questo aspetto, allora dovrei dire che tutta la mia vita è stata un sacrificio unico: da ragazzo, i miei amici si divertivano mentre io facevo tutto con regolarità per ottenere risultati sportivi. Crescendo, ho rinunciato a molte altre esperienze dei miei coetanei, mosso dalla passione per la Corsa di lunga fatica. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia e degli amici che non mi hanno mai ostacolato ma che, al contrario, hanno compreso quanto fosse importante per me la corsa. E, alla fine, tutti questi “sacrifici” sono stati ripagati nel tempo con i traguardi tagliati, le vittorie e anche le sconfitte vissute sul campo; e quando guardo Tatiana e Gabriele sono contento di poter condividere con loro i miei successi sportivi”.

So che un tuo sogno ti porterebbe agli Europei di Zurigo questa estate…hai parlato con il Dt della Nazionale Massimo Magnani e…?

“Qualsiasi atleta di ogni età sogna la maglia azzurra: è il coronamento del proprio impegno, oltre che motivo di orgoglio poiché vestendola, puoi dar forma ai sogni di un’intera nazione. E della maglia azzurra non si è mai né stanchi, né sazi: è come una ciliegia, una tira l’altra, non vorresti mai smettere di indossarla, e ogni volta è emozionante come se fosse la prima. Normale quindi che anche io, nonostante le mie fresche 41 primavere, la sogni ancora. È il mio desiderio nel cassetto a breve termine, e sarebbe inoltre la prova che lavorando bene e con impegno, non ci sono vincoli per arrivare in alto. L’importante sono la dedizione, la serietà e la costanza nel lavoro; stabilire un obiettivo e impegnarsi al massimo per conseguirlo attraverso un programma ben definito e strutturato con il team di persone che collaborano con me. Cosa mi ha detto Magnani? Run, baby run…e se son rose…”

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