GABRIELLA PARUZZI: DALLO SCI DI FONDO ALLA MARATONA di Valeria Venzano

Gabriella Paruzzi,  medaglia d’oro nella 30 km a tecnica classica ai XIX Giochi olimpici invernali di Salt Salt Lake City 2002 e nella Coppa del Mondo di sci di fondo del 2004, si ripresenta ai nastri di partenza nella nuova veste da runner. Sono ormai trascorsi 7 anni dal suo ritiro agonistico, quando vinse il bronzo nella staffetta 4×5 km all’olimpiade invernale di Torino, ma nonostante il passare del tempo, non ha mai perso la voglia di porsi nuove sfide. Ha sempre coltivato l’hobby della corsa e lo scorso 3 marzo, all’età di 43 anni, debutta in maratona nella Treviso Marathon.
·         Dopo una brillante carriera nello sci nordico, per quale motivo hai deciso di correre una maratona?

Per sfida! In realtà  uno dei miei “sogni” è sempre stato  correre la maratona di New York, per il fascino e la grandiosità di quella manifestazione. Poi, grazie ad una sfida lanciatami dalla mia ex fisioterapista, ho accettato di correre la mia prima maratona a Treviso. Questa nuova esperienza è stata talmente positiva, che ho pensato subito di correrne presto una seconda, magari già quest’autunno.
·         La Treviso Marathon è stata la tua prima maratona: avevi già gareggiato su distanze più brevi?
In generale la corsa ha sempre fatto parte dei miei allenamenti e d’estate molto spesso usavo le gare, soprattutto di corsa in montagna, come test di valutazione del mio stato di forma. Ora partecipo raramente a gare podistiche, e solo per manifestazioni in cui il fine della gara è il contributo sociale o umanitario.
·         La passione per la corsa è nata dopo il tuo ritiro dallo sci di fondo o anche negli anni d’oro trovavi il tempo per correre?
Ho sempre corso per dovere, ma in realtà per me la corsa è sempre stata un piacere e un divertimento.
·         Come è stata la tua vita da sciatrice? Hai dovuto fare tante rinunce e sacrifici? C’è qualche cosa che rimpiangi di quegli anni?
E’ normale che quando decidi di percorrere una strada per raggiungere un obiettivo, in qualunque campo, lavorativo, sportivo, familiare, le strategie per farlo sono molteplici e, senza dubbio, l’impegno ed il sacrificio sono la base di partenza. Se il prezzo delle rinunce diventa troppo alto, spesso la strada viene abbandonata, ma nel mio caso, pur avendo trovato spesso difficoltà, il rinunciare a qualcosa non ha mai avuto il sopravvento sui miei sogni e le mie aspirazioni. Ho lavorato sempre con caparbietà e determinazione senza pensare mai ai “contro”, ma solo ai “pro”.
·         Su quale specialità dello sci nordico pensi di essere stata più competitiva e per quale motivo?
Nelle sprcialità medio lunghe di 15 km o 30 Km. Non ho mai temuto la fatica, né fisica né mentale e anche per questo credo siano state le mie distanze preferite.
·         Quali erano gli allenamenti più duri e quelli in cui avevi più difficoltà?
Sicuramente gli allenamenti più duri per un fondista sono quelli svolti durante la parte estiva, dove i carichi di lavoro sono veramente pesanti. Per quanto mi riguarda le difficoltà più grosse le ho sempre incontrate sui ghiacciai, dove spesso capitava di dover affrontare una settimana di sci sotto una bufera di neve. Se non si è preparati oltre che fisicamente, anche mentalmente, diventa difficilissimo.
·         Ci racconti una tua giornata tipo, nel periodo di carico?
Normalmente le giornate di carico erano quelle in cui si facevano i lavori più di resistenza che di qualità. Dopo una bella colazione, in base ai mezzi usati, tra cui sci, bici, roller o corsa, i programmi prevedevano spesso dalle 2 alle 4 ore di lavoro nel mattino. Nel pomeriggio possibilmente si facevano massaggi seguiti da una nuova seduta di lavoro, o in palestra o praticando corsa. Alla fine si terminava la seduta con dello stretching; a seguire la cena, una breve lettura o un film e poi a letto.
·         Cosa accomuna lo sci di fondo alla maratona?
Essendo due sport di endurance, la resistenza fisica e soprattutto mentale.
·         La tua preparazione nello sci di fondo ti ha sicuramente aiutato nell’affrontare gli allenamenti più faticosi nella corsa. In quali lavori hai trovato più difficoltà?
Non ho mai fatto un allenamento specifico per la corsa, per cui non saprei; sicuramente il fatto di correre per più di un’ora al giorno, se non sei abituato, può sembrare “eterno”. Per quanto mi riguarda, non mi è mai pesato il tempo trascorso a correre, per me è un divertimento.
·         Qual è stata la qualità migliore, che ti ha permesso di primeggiare nello sci di fondo? Pensi che anche nella maratona sia stata determinante?
Sicuramente la determinazione! Bisogna pensare positivo e che è possibile raggiungere ogni meta; l’importante è crederci e non arrendersi mai alla prima difficoltà o a una brusca caduta.
·         C’è stato un momento durante la preparazione della maratona in cui ti sei detta: “chi me lo ha fatto fare!”?
Il mio approccio verso la maratona è stato molto soft e sereno, non sono più l’agonista di un tempo, per cui non c’è mai stata l’ansia da prestazione.
·         Come hai trovato la voglia di tornare a fare fatica, dopo tanti anni e perché proprio nella maratona?
E’ stata una sfida con me stessa, ho voluto rimettermi in gioco ed è stato anche un modo piacevole per tenermi in forma, dopo anni di tanto agonismo. Se si vuole affrontare una maratona non ci si può improvvisare, bisogna raggiungere una buona autonomia di corsa a qualunque livello la si voglia correre. Io mi sono posta l’obbiettivo di correrne una, ma senza pretese particolari.
·         Alla Treviso Marathon, quale emozione hai provato nel ritrovarti ai nastri di partenza con un pettorale di gara?
In partenza nessuna emozione, in compenso all’arrivo avevo la pelle d’oca.
·         Durante la gara cosa hai provato rispetto a quando gareggiavi nello sci di fondo?
Gli obbiettivi erano completamente diversi. Durante la mia carriera da fondista non ho mai trascurato nulla, dalla preparazione fisica e mentale, all’alimentazione. In gara ero sempre molto determinata ed aggressiva. A Treviso c’era una serenità ed un’atmosfera surreale, non dovevo lottare per la vittoria, ma solo vivere momento per momento le piacevoli emozioni della maratona.
·         Con lo sci di fondo hai chiuso come atleta. Hai mai pensato di continuare come tecnico e di trasmettere alle future generazioni tutta la tua esperienza?
Chi ha avuto la fortuna come me di fare della propria passione un lavoro, credo abbia il “dovere” di mettersi in campo per trasmettere il vero significato dello sport. Io faccio ancora parte del Centro Sportivo Forestale in qualità di responsabile e in più, essendo Consigliere Federale, mi occupo ancora di problematiche legate allo sci nordico. Non sono un tecnico, ma lo sport ha sempre fatto parte della mia vita e continuerà anche in futuro, a prescindere dai ruoli che potrò assumere.
Grazie per l’intervista!!!

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