FABRIZIO DONATO: PRIMA FERMATA ANCONA

La stagione perfetta è ormai alle spalle. L’oro europeo a Helsinki, il bronzo olimpico a Londra. Un 2012 da raccontare ai nipoti. Fabrizio Donato non si ferma però a guardare indietro. Lo sguardo del 36enne alfiere dell’atletica azzurra è rivolto in avanti. “Domenica sarò ad Ancona per gli Assoluti indoor – dice – mi piace gareggiare per la maglia tricolore: in carriera ne ho vinte più di venti (21, ndr) e punto ad ampliare la collezione. Sto bene, vorrei andare subito oltre i 17 metri, ottenere un risultato che possa lanciarmi verso gli Europei di Goteborg. Ci saranno due settimane, dopo i Campionati Italiani: tempo sufficiente per rimettere a posto le cose, e presentarsi al meglio alla rassegna continentale”.

Che inverno è stato fin qui: facile o travagliato?
“Ho avuto qualche acciacco, purtroppo. I tendini d’Achille mi hanno creato più di un fastidio, costringendomi, insieme a Roberto Pericoli, a rivedere la preparazione. Meno balzi, meno lavori a piedi scalzi (visto che avevo sempre bisogno di un rialzo sotto i talloni) e complessivamente un volume un po’ ridotto. Ma, fortunatamente, sembra che io abbia fatto pace con i miei tendini: da 4-5 settimane a questa parte i dolori non ci sono, e per me è già un progresso. In fondo, non ho problemi tecnici, il mio salto è abbastanza stabile. E considerato che questo è l’inverno post olimpico, posso essere contento”.
E’ davvero così duro uscire dai successi a cinque cerchi?
“Non è stato facile. Me lo dicevano in tanti, ed in effetti è andata proprio così. Di testa, ti senti fortissimo, la medaglia olimpica ti regala anche tanta sicurezza. Dal punto di vista fisico, invece, far fronte a tutti gli impegni, mantenere l’equilibrio tra le cose da fare ogni giorno, non è facile. Ma penso di essermela cavata bene”.
Il segreto di Donato, del resto, è proprio la tranquillità. O no?
“Io non parlerei di segreti. C’è un gruppo che funziona, questo sì.

Un gruppo allargato, che comprende i ragazzi seguiti direttamente da Pericoli (Emanuele Catania, Mauro Quattrociocchi, Emanuele Formichetti, ed il neo acquisto Andrea Chiari), integrato, per un paio di settimane al mese, da Daniele Greco con il suo tecnico Raimondo Orsini, e per un tempo più o meno equivalente dal gruppo dell’Aeronautica di Stefano Serranò, un giovane allenatore che segue Michele Boni, Fabio Buscella, Stefano Tremigliozzi. Ci si diverte, ci si confronta, si lavora duro, si cresce insieme”.
Una sorta di “Accademia dei salti in estensione”, quella che si è creata a Castelporziano, a pochi passi dal mare di Roma.
“A parte il talento dei ragazzi che sono qui, il dato comune è la voglia dei tecnici di confrontarsi, di capire, sperimentare. Un coach non può mai stare fermo, il suo è un processo di apprendimento continuo. Vedo per esempio Pericoli con Serranò: la trasmissione di conoscenze che avviene giorno dopo giorno. Probabilmente con lui si sta ripetendo quel che è stato, in passato, tra Zotko e Pericoli”.
Si scopre un Fabrizio Donato molto attento al fatto tecnico: farai l’allenatore?
“E chi lo sa – ride – ma certo, in futuro mi piacerebbe stare con i ragazzi, aiutarli a conoscere l’atletica. Io sono in parte anche allenatore di me stesso, quando cerco di dare quante più informazioni sulle mie sensazioni a Roberto Pericoli, perché le valuti, e possa utilizzarle per l’allenamento. E un processo di interscambio continuo”.
Torniamo in pedana. Non si è saltato molto, in giro per l’Europa, in questo 2013.
“Ma è normale in un anno post olimpico, specie in una specialità usurante come il salto triplo. Ora vediamo, a breve ci saranno i campionati russi, è sicuro che da lì qualcosa verrà fuori. A Goteborg i protagonisti comunque, lo vedrete, ci saranno tutti”.
Europei indoor: un obiettivo?
“Qualcosa a metà tra un obiettivo e un sogno, che non riguarda solo me. Due bandiere italiane sul podio europeo. Sarebbe fantastico”.
Marco Sicari (Fidal)

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