VENICEMARATHON: ALEX ZANARDI FA PER DUE

L’avevamo detto che ne avrebbe combinata una delle sue così Alex Zanardi non si è smentito. Più forte della pioggia e del vento, con il cambio rotto, con Eric (che comunque ci ha messo l’anima pure lui) da ‘traghettare’ al traguardo, Alex ha compiuto l’impresa. Prima l’ha spinto, poi l’ha trainato, poi l’ha fatto vincere di un centimetro sulla linea del traguardo. Dopo ciò che ha fatto l’anno scorso, dopo le tre medaglie olimpiche vinte, dopo ciò che  ha fatto ieri a Venezia non possiamo che ringraziarlo per le emozioni che ci sta regalando questo grande uomo ma soprattutto per quanto ci sta insegnando. Le sue parole che troviamo qua sotto sono tutto, non serve altro se non un grandissimo…GRAZIE ALEX! E il pensiero vola anche alla New York City Marathon che non l’ha più voluto in gara…cari amici americani…non sapete che grande persona vi state perdendo!

Cesare Monetti



La gara di handbike, vinta da Robert Kauffmann(GS Disabili Alto Adige) in 1h47’06”, davanti a Cristiano Picco(1h54’28”) e Gianni Garbin (1h56”08”), è stata ancora una volta arricchita dall’ennesima impresa dell’ex pilota di Formula 1 e bi-campione paralimpico Alessandro Zanardi che ha portato con sé Eric Fontanari, ragazzo trentino diciassettenne tetraplegico: “E’ stata un’avventura pazzesca!…

…Attorno al 25° km mi è venuto qualche dubbio perché Eric ha iniziato a patire il freddo con degli spasmi muscolari e non riusciva più a tenere la sua handbike che piegava tutta a sinistra. A quel punto ho capito che era troppo rischioso arrivare in queste condizioni a Venezia per cui, memore dell’esperienza dello scorso anno con Francesco Canali, ho deciso di sganciare la ruota anteriore di Eric e agganciare il suo mezzo al mio con una corda trovata quasi per caso sul percorso. Siamo così ripartiti, quando sul Ponte della Libertà iniziava a scendere una pioggia battente e tirava un vento fortissimo. Ma il bello doveva ancora venire: qualche chilometro dopo, infatti, mi si rompeva la guaina del cambio e tutto ciò mi ha costretto ad utilizzare un rapporto durissimo e fare una fatica incredibile. Poi, miracolosamente, ho trovato un nastro e ho ‘steccato’ la guaina rotta attorno al freno. In questo modo sono riuscito a cambiare di nuovo e rendere quindi più facile la mia pedalata. Inoltre, ero troppo incitato da Eric che dietro di me urlava ‘vai trattore che ce la facciamo, arriviamo al traguardo!’. Iniziavano così i 13 ponti di Venezia, dove io facevo fatica a tenere l’handbike perché la ruota anteriore slittava, visto che tutto il peso era sbilanciato all’indietro. Avevamo il pubblico e i volontari ad aiutarci, e sapevamo che il traguardo era vicino e non potevamo mai mollare in quel momento. Dopo l’ultimo ponte mi sono fermato per attendere l’accompagnatore in bicicletta che avrebbe dovuto portarmi la ruota anteriore dell’handbike di Eric, perché volevo fosse lui a transitare per primo sul traguardo. Purtroppo, l’accompagnatore non è mai arrivato, forse fermato dagli addetti alla sicurezza, e così ho deciso di trainare Eric fino a 1 centimetro dall’arrivo, sono sceso dalla mia handbike e, come già fatto lo scorso anno con Francesco, ho fatto in modo che fosse il suo corpo a transitare per primo sotto la linea di arrivo. Adesso, con il senno di poi, dico che è stata durissima ma anche stavolta un’emozione incredibile: non potevo arrendermi, perché Eric ci ha creduto dal primo all’ultimo metro. Mi complimento anche con Fabio Marzocchi, l’altro ragazzo con noi in gara nel progetto Bimbingamba Sport che ci ha staccati al 25 km per portare a termine la sua gara con facilità”. 


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