EUROPEI HELSINKI: UN PO’ DI STORIA (PARTE 2°)

di Matteo Floccari

Atleticaweek riprende il suo viaggio alla scoperta della storia dei Campionati Europei di atletica tuffandosi nel 1974 quando, a 40 anni di distanza dalla prima edizione assoluta, si torna in Italia.

Dopo Torino è Roma, con il suo Stadio Olimpico, ad ospitare dal 2 all’8 settembre la manifestazione, e per la quarta volta consecutiva la nazione dominatrice è la Germania dell’Est, seguita nel medagliere dalla solita Unione Sovietica e dalla Gran Bretagna. Gli azzurri chiudono all’ottavo posto raccogliendo 5 medaglie (1-2-2), trascinati da un grande Mennea, argento nei 100 metri e oro nei 200, oltre che trascinatore decisivo della staffetta veloce capace di chiudere alle spalle della sola Francia. Gli altri due acuti arrivano dai 10.000 maschili con il bronzo di Giuseppe Cindolo, e dall’alto donne, con il primo successo internazionale dell’allora sconosciuta Sara Simeoni.

Quattro anni dopo si torna “al di la del muro” andando per la prima volta a Praga, nell’allora Cecoslovacchia, per la 12esima edizione degli europei. Tanto per cambiare sono ancora Unione Sovietica e Germania dell’Est a farle da padrone vincendo 12 ori a testa, ma questa volta i russi prevalgono nel conto totale degli allori. È grand’Italia comunque, visto che gli azzurri chiudono quarti nel medagliere con quattro vittorie: ancora una volta il leader è Mennea, intrattabile nei 100 e nei 200 metri (in quest’ultima gara anche col record europeo). L’altro grande protagonista italiano è stato il friulano Venanzio Ortis, secondo nei 10.000 e primo nei 5.000, mentre per quanto riguarda le donne è ancora Sara Simeoni a svettare: la veronese vince il salto in alto eguagliando il suo record del mondo a 2.01 metri.
Nel 1982 si torna ad Atene, li dove 13 anni prima venne ospitata la nona edizione dei giochi. Questa volta la Germania Est si riprende a mani basse la vittoria nel medagliere, chiudendo davanti ai cugini dell’Ovest e ai russi, mentre l’Italia ottiene ancora 5 medaglie (1-2-2), presentando protagonisti nuovi. Nei 100 metri è argento per l’allora 19enne Pavoni, mentre nei 10.000 batte il primo colpo della sua carriera Alberto Cova, capace di infilare gli avversari con uno sprint bruciante nel finale. Tre medaglie arrivano dal settore femminile, con il bronzo di Gabriella Dorio nei 1.500, l’argento di Laura Fogli nella maratona e il bronzo della grande Simeoni nel salto in alto.
Il 1986 vede la manifestazione Europea svolgersi a Stoccarda, nell’allora Germania Ovest, in un’edizione ricchissima di record e di grandi prestazioni. L’URSS torna in vetta nel medagliere davanti ai tedeschi dell’Est, ma soprattutto l’Italia per la prima volta va in doppia cifra di medaglie, raccogliendo 10 allori (2-6-2). La gara-capolavoro degli azzurri è senza dubbio quella dei 10.000, dove Stefano Mei vince davanti a Cova e Antibo mettendo insieme un tris da sballo, mentre nei 5.000 il solo britannico Buckner riesce a precedere il ligure Mei. Anche la maratona arride ai nostri ragazzi, con Gelindo Bordin che vince davanti a Pizzolato e si presenta al Mondo che meglio lo conoscerà a Roma e Seul in occasione di Mondiali e Olimpiadi. Nella 20 chilometri di marcia è Maurizio Damilano a salire sul podio, chiudendo al secondo posto, mentre nel salto in lungo il romagnolo Giovanni Evangelisti chiude terzo. Le donne invece ci regalano una sola medaglia, con Laura Fogli che bissa l’argento di quattro anni prima ad Atene nella maratona.
Una delle ultime grandi manifestazioni tenutesi nella Jugoslavia unita sono stati i Campionati Europei del 1990, andati in scena a Spalato, a poco dallo scoppio del terribile conflitto balcanico. Con le due Germanie ancora divise (ma solo per un paio di mesi), sono ancora i tedeschi orientali a farla da padrone, dominando il medagliere davanti a Regno Unito e Unione Sovietica. Quello che ci interessa maggiormente è però il fatto che ancora una volta l’Italia abbia sfoderato una grandissima prestazione, arrivando a 12 medaglie (5-2-5), dimostrandosi come una delle nazioni di vertice del continente. Nel mezzofondo è decisamente l’Europeo di Totò Antibo, capace di imporsi sui 5.000 e sui 10.000 metri, gara quest’ultima nella quale c’è stato anche il bronzo di Mei. Nei 1.500 c’è l’argento di un giovanissimo Genny Di Napoli, mentre sui 3.000 siepi arriva la grande conferma (dopo l’oro Mondiale di Roma) di Francesco Panetta, vincitore davanti al britannico Rowland e ad Alessandro Lambruschini. È grande Italia anche nella maratona, con Gelindo Bordin che bissa il successo di Stoccarda davanti a Gianni Poli, mentre l’ultima medaglia in pista arriva con il bronzo della 4×100. Nel settore femminile la gioia più grande arriva nei 10 chilometri di marcia, con la vittoria della piccola siciliana Annarita Sidoti e il bronzo di Ileana Salvador, mentre terza è arrivata anche Roberta Brunet nei 3.000 metri.
Nel 1994 la sedicesima edizione degli Europei si è tenuta ad Helsinki, proprio dove si tornerà tra pochi giorni, con al via un Europa profondamente diversa e rinnovata: disciolta l’Unione Sovietica e riunita la Germania erano cambiati i valori in tavola, tant’è che i russi vinsero nettamente davanti ai britannici, con i tedeschi solo terzi e lontani nel conto del medagliere. In terra di Finlandia gli azzurri hanno raccolto 8 allori (2-3-3). Negli 800 piani c’è lo spunto della carriera di Andrea Benvenuti, bravissimo a vincere dopo una gara molto accorta, mentre nei 3.000 siepi Lambruschini migliora il bronzo di quattro anni prima e trionfa braccia al cielo, lasciando alle sue spalle Angelo Carosi. Bronzo per Giovanni Pericelli nella 50 chilometri di marcia e per la staffetta veloce azzurra. Per quanto riguarda le donne sono state tre le medaglie tricolori, con i secondi posti di Maria Curatolo nella maratona e Annarita Sidoti nella 10 chilometri di marcia, mentre una giovanissima (a livello di cittadinanza italiana) Fiona May iniziava ad affacciarsi all’altissimo livello cogliendo il bronzo nel salto in lungo.
Anche nel 1998 si è tornati in una località già vista, ovvero quella Budapest che ha ospitato i Campionati nel lontano 1966. A vincere il medagliere è stata la Gran Bretagna, davanti a Germania e Russia, ma solo dopo un duello senza esclusione di colpi. Gli azzurri hanno chiuso a 9 medaglie (2-4-3): in pista è arrivato l’argento di Lambruschini nei 3.000 siepi e il bronzo del promettente Fabrizio Mori nei 400 ostacoli, con il livornese pronto a scrivere la storia a Siviglia l’anno seguente. È stata la maratona a regalare un tris da sogno all’Italia, con il primo grande successo di Stefano Baldini davanti a Danilo Goffi e Vincenzo Modica. Come a Stoccarda 1990, Annarita Sidoti ha messo in riga tutte le avversarie vincendo la sua 10 chilometri di marcia davanti ad Erica Alfridi, mentre nella maratona Maura Viceconte ha chiuso al terzo posto. L’ultimo sussulto è arrivato dal salto in lungo, dove solo cinque centimetri hanno diviso Fiona May dalla medaglia d’oro conquistata dalla tedesca Drechsler.
I primi Europei del nuovo millennio si sono tenuti dal 6 all’11 agosto a Monaco di Baviera, in un’edizione che ha visto il dominio della Russia e l’esplosione della Spagna, giunta seconda nel medagliere davanti ai britannici. Poche gioie per i nostri azzurri, che hanno raccolto solo 4 allori (1-0-3), iniziando a delineare quel momento di difficoltà che tutt’ora sta vivendo l’atletica italiana. Tutte e quattro le medaglie sono arrivate dalle ragazze, con la vittoria nella maratona della napoletana Maria Guida, mentre Erica Alfridi ha chiuso terza nella 20 chilometri di marcia, gara che ha preso il posto della 10. Nelle gare veloci in pista si è messa in luce la veneta Manuela Levorato, capace di cogliere due preziosi bronzi nei 100 e nei 200 metri.
Nel 2006 si è quindi tornati al Nord, per la precisione a Goteberg, in Svezia, città che non aveva mai ospitato i Campionati Europei. Nettissimo il dominio russo su tutte le altre nazioni (34 medaglie, un quinto del totale) e solo tre allori per l’Italia. Ad otto anni di differenza, e con l’oro olimpico in tasca, è tornato al successo Stefano Baldini nella maratona, mentre nel salto in lungo ha brillato la stella del “reatino d’America” Andrew Howe, capace di far sognare atterrando a 8 metri e 20. Nella 20 chilometri di marcia è poi arrivato il terzo posto di Elisa Rigaudo, brava ad ottenere il personale nella gara più importante dell’anno.
L’ultima edizione degli Europei, la ventesima, si è tenuta allo Stadio Olimpico di Barcellona, quando nel 2010 si è assistito a gare di buon livello tecnico e al grande duello tra Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania per imporsi nel medagliere, col successo finale degli ex-sovietici di poche unità. Quella catalana è stata una buona spedizione per gli italiani, capaci di chiudere a 6 medaglie (0-5-1). In pista è arrivato il sorprendente bronzo nei 10.000 di Daniele Meucci, mentre la 4×100 è stata capace di raccogliere l’argento, battuta dalla sola Francia. Da ricordare poi anche l’argento dell’eterno Nicola Vizzoni nel martello e quello del discontinuo Alex Schwazer nella 20 chilometri di marcia. Dal settore femminile sono poi arrivati altri due argenti, ovvero quelli di Anna Incerti nella maratona e di Simona LaMantia nel salto triplo.

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