EUROPEI HELSINKI: Un po’ di storia (Parte1)

Giuseppe Dordoni

Atleticaweek.it continua il suo percorso di avvicinamento agli Europei di Helsinki, che partiranno mercoledì 27 giugno, analizzando la storia delle 20 precedenti edizioni della competizione attualmente organizzata dalla European Atlethic Association.

di Matteo Floccari

Non tutti sanno che la prima edizione degli Europei si tenne in Italia nel 1934, per la precisione a Torino, dove allo stadio allora intitolato a Benito Mussolini si disputarono 22 gare dal 7 al 9 settembre, con solamente atleti uomini a prendervene parte: l’Italia padrone di casa raccolse 5 medaglie, compreso il primo storico oro, che andò al fortissimo Beccali nei 1.500 metri, milanese già celebre per il trionfo olimpico di due anni prima a Los Angeles.
Per vedere in pista e pedana le donne servì aspettare 4 anni, quando la seconda edizione fu “divisa” in due tronconi: maschi allo Stadio Colombes a Parigi e femmine al Prater di Vienna, e nella capitale di un’Austria non più indipendente arrivò la vittoria negli 80 metri con ostacoli di Claudia Testoni, capace anche di far segnare il record del mondo dell’epoca con 11.6 secondi. Il predominio tedesco fu nettissimo, tant’è che dietro alle 32 medaglie raccolte dai teutonici, si piazzò la Svezia con soli 13 allori.
La Seconda Guerra Mondiale chiaramente fermò le competizioni ad ogni livello, e l’atletica europea tornò a riunirsi a partire dal 1946, nel famoso Bislett di Oslo, per la terza edizione dei Campionati, e per la prima volta uomini e donne corsero, saltarono e lanciarono insieme. Nel medagliere la parte del leone la fece la Svezia, che in casa dei mai amati cugini norvegesi chiuse con 22 medaglie totali davanti all’Unione Sovietica. Per l’Italia 4 allori (1-1-2) con l’unico successo ottenuto dall’allora stella nascente Consolini, vero mattatore del lancio del disco: per il veronese dopo l’oro di Oslo sarebbero arrivati in serie i successi di Londra (Olimpiadi 1948), Bruxelles, Berna e Barcellona, oltre all’argento olimpico di Helsinki 1952.
L’edizione seguente, la quarta, si tenne all’Heysel di Bruxelles, dove dal 23 al 27 agosto 1950, Gran Bretagna, Unione Sovietica e Francia si diedero gran battaglia per la vittoria nel medagliere: 17-16-15 il conto totale delle tre potenze. Per la prima volta poi l’Italia entrò nelle zone nobili del tabellone con 9 medaglie (3-5-1), e oltre all’oro del già citato Consolini, ci furono anche i successi del friulano Filipput nei 400 ostacoli e di Pino Dordoni nella 50 chilometri di marcia, antipasto della prova vincente di Helsinki due anni più tardi nei quindicesimi giochi olimpici.
Il 1954 fu, sportivamente parlando, l’anno della Svizzera, che oltre ad ospitare i Mondiali di Calcio, vide anche l’assegnazione degli Europei di Atletica, che si tennero a Berna e che segnarono il ritorno in pista dei tedeschi, anche se solo con la squadra della Germania Ovest. A dominare questi quinti Europei furono i sovietici con 36 medaglie (16-11-8), mentre gli azzurri ottennero una medaglia per colore, con la doppietta Consolini-Tosi nel disco maschile e il bronzo delle staffettiste veloci della 4×100 metri.
Quattro anni più tardi si tornò in un altro tempio dell’atletica mondiale, ovvero lo Stadio Olimpico di Stoccolma, in un’edizione che ancora una volta vide il dominio russo con 35 allori (11-15-9) davanti a Polonia e Gran Bretagna. Per l’Italia una sola medaglia, ovvero l’argento nella 50 chilometri di marcia del talento nascente Abdon Pamich, fiumano che si sarebbe poi messo in luce alle Olimpiadi di Roma 1960 e Tokyo 1964.
Nel 1962 per la prima volta la manifestazione si spostò in una Nazione situata “oltre il Muro”, con l’Europeo che si svolse nella Jugoslavia di Tito, allo Stadio Partizan di Belgrado. Ancora una volta i grandi protagonisti furono gli atleti dell’”armata rossa”, che con 13 ori, 6 argenti e 10 bronzi staccarono la concorrenza anglo-tedesca (dell’ovest) che si fermò a 14 medaglie totali. Questa volta Pamich vinse la 50 chilometri di marcia, e al suo successo si affiancò quello di Salvatore Morale nei 400 ostacoli, oltre all’argento di Cornacchia nei 110 con ostacoli e al bronzo di Ottolina nei 200 metri.
Franco Arese oggi presidente Fidal
Nel 1966 si rimase in un paese del blocco sovietico andando in quell’Ungheriache pochi anni prima subì la dura repressione sovietica con svariate migliaia di morti. L’ottava edizione dei Campionati Europei vide il duello del triumvirato Germania Est-Unione Sovietica–Germania Ovest, capaci di chiudere rispettivamente con 17, 19 e 22 medaglie. Per quanto riguarda gli azzurri, l’Inno di Mameli fu suonato per tre volte: ancora con Pamich nella 50 chilometri di marcia, e con due giovani atleti che avrebbero segnato le gare con ostacoli negli anni seguenti, ovvero Eddy Ottoz e Roberto Frinolli.
La nona edizione dei Campionati Europei cadde tre anni dopo, nel 1969, e si tenne al Karaiskaki di Atene, riportando così la grande atletica nella Terra di Maratona dopo le Olimpiadi del 1896. Ancora una volta i grandi protagonisti furono tedeschi orientali e sovietici, capaci di dominare il medagliere, mentre i padroni di casa non ottennero nessun piazzamento nei primi tre posti. Per l’Italia l’unico successo fu il bis di Ottoz nei 110 ostacoli, al quale si affiancarono i bronzi di Azzaro (salto in alto), Righi (salto con l’asta) e della Pigni (1.500 metri).
Per l’ultima analisi del nostro recap storico andiamo proprio ad Helsinki, dove nel 1971 andò in scena la decima edizione degli Europei. Per la seconda volta consecutiva Germania Est e Unione Sovietica si piazzarono davanti a tutti nel conto delle vittorie, delineandosi ormai come grandi potenze dello sport mondiale, seppur a distanza di anni si sia capito come a quelle prestazioni non corrispondeva una totale onestà sportiva. L’Italia raccolse 5 allori (1-1-3), compresa la vittoria dell’attuale Presidente Federale Franco Arese, che nei 1.500 metri bruciò di un soffio il polacco Szordykowski. Da segnalare anche l’esplosione dell’allora 22enne Marcello Fiasconaro, che fu argento nei 400 metri e bronzo nella 4×400 metri, mentre nella 4×100 (anch’essa giunta terza al traguardo) il quartetto italiano ha potuto contare sul 19enne Pietro Mennea, al primo successo significativo della carriera.

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