INTERVISTA AD ALBERICO DI CECCO, PROTAGONISTA ASSOLUTO DEL MONDIALE 100KM SEREGNO 2012

Dopo il trionfo della squadra azzurra al Campionato del Mondo ed Europeo 2012 IAU 100 km su strada, visto il risultato di pregio conseguito da Alberico Di Cecco (3° posto assoluto con 6:40:30) portacolori della Farnese Vini (FIDAL) e del Majella Sporting Team (UISP), associazione in cui riveste anche la carica di Vicepresidente, Alberico Di Cecco è stato intervistato dal suo medesimo presidente UISP e redattore del sito Corrilabruzzo. Di seguito l’intervista…
Alberico Di Cecco ed il “dietro le quinte” del Campionato mondiale ed Europeo 2012 IAU 100 Km


Dopo il trionfo della squadra azzurra al Campionato del Mondo ed Europeo 2012 IAU 100 km su strada, visto il risultato di pregio conseguito dal nostro corregionale Alberico Di Cecco (3° posto assoluto con 6:40:30) portacolori della Farnese Vini (FIDAL) e del Majella Sporting Team (UISP), associazione in cui riveste anche la carica di Vicepresidente, non potevo sottrarmi dall’opportunità di intervistarlo e proporre il resoconto a tutti gli amici del Corrilabruzzo UISP.
A scanso di equivoci, questa intervista non vuole essere la celebrazione del successo dell’atleta, bensì un tentativo di sondare aspetti normalmente poco conosciuti o poco trattati, dalle motivazioni che spingono una persona a correre le ultra, allo stato d’animo in gara passando attraverso l’importanza del gruppo e le emozioni che si vivono km dopo km, fino ad arrivare all’analisi dei risultati ottenuti. Spero di aver fatto un buon lavoro nella maniera più oggettiva possibile. Buona lettura!

-Alberico Di Cecco, 38 anni compiuti il 19 aprile, esattamente 3 giorni prima del mondiale 100 km. Nella tua vita hai corso centinaia di maratone, vincendone moltissime. Quando ormai il peso dell’età anagrafica dovrebbe cominciare a farsi sentire, invece di lasciare l’agonismo professionale per qualcosa di più rilassante, ecco che trovi nuovi spunti e linfa vitale interessandoti ad una specialità durissima quale è l’ultramaratona. Com’è nata questa passione e, soprattutto, ti piace la tua nuova vita da centochilometrista?

L’Abruzzo é un po’ la culla dell’ultramaratona. Oltre le imprese di Mario Fattore, abbiamo avuto atleti del calibro (e con immensa passione) quali Enrico Vedilei, Claudio Bellisario ed andando un po’ più indietro le imprese di Normanno Di Gennaro per non parlare dei tanti che si sono lanciati nell’avventura dell’ultramaratona già nei tempi in cui non solo non aveva l’attuale popolarità, ma era quasi sconosciuta. Ricordo indistintamente quando Renato D’Amario, colonna dell’Atletica Abruzzese, riuscì a completare con immensa soddisfazione la 100km del Passatore.
Per un amante dell’endurance come me era naturale subire il fascino e lasciarsi “abbindolare” da questa disciplina…al limite dell’umano e diciamolo francamente della ragione!
Il passaggio dalla maratona non é stato traumatico. Fondamentalmente la programmazione é quasi la stessa, con l’unica differenza che gli allenamenti di fondo raggiungono distanze oltre i 50-60km. Un grazie ad Enzo Melatti che vive con me questa esperienza curando nei dettagli la programmazione con la collaborazione del DT della Nazionale Maurizio Riccitelli.

-Nel 2011, al debutto sulle “distanze siderali”, hai messo subito in luce doti atletiche di grande spessore giungendo alla piazza d’onore sia nella 100 km del Passatore che nella massacrante 50 km Pistoia-Abetone. Eppure la IUTA, nonostante i risultati non ti convocò per i mondiali di Winschoten (Olanda) del 10 settembre 2011. Alla luce dei risultati di Seregno, non pensi sia stata un’occasione persa per l’Italia nell’ottica, soprattutto, del mondiale a squadre?

Sono convinto che avrei potuto dare un contributo anche in quella occasione, ma probabilmente non come quest’anno. Devo comunque ammettere che la scelta tecnica discussa a lungo con Stefano Scevaroli e Maurizio Riccitelli, Commissario e Direttore tecnico della Nazionale che insistettero per aspettare una ulteriore maturazione soprattutto mentale alla distanza proprio in vista dell’appuntamento di Seregno ha dato i frutti sperati. Fu una scelta ponderata valutando tre fattori: la mia singola esperienza sulla distanza, la necessità di integrarmi nel gruppo e la vicinanza tra i due appuntamenti mondiali di settembre ed aprile, con la necessità di preferire l’appuntamento casalingo…non oscuri motivi vagliati da polemici e nostalgici!

-Parliamo del mondiale di Seregno. Alla vigilia eri tra i favoriti per la vittoria finale, insieme al tuo compagno di squadra Giorgio Calcaterra, allo spagnolo Asier Cuevas ed allo svedese Jonas Buud. Indossare nuovamente la maglia della Nazionale ed essere annoverato tra i favoriti sono sicuramente fattori di un certo peso e che comportano importanti responsabilità. Quanto hanno inciso in fase di preparazione e sulla performance in gara?

Credo che il fattore psicologico sia la vera differenza tra la 100km e le distanze più brevi. Ad un certo punto il fisico cessa di dare sensazioni incoraggianti e pian piano senti che tutte le energie si esauriscono. Mentre nella maratona ciò accade (se accade) negli ultimi chilometri, dandoti la possibilità di arrivare quasi per inerzia, nella 100km devi convivere con la crisi che può durare per ore. E’ lì che si può fare la differenza perché quello che il fisico ti chiede non é di rallentare, bensì di fermarti. Le enormi difficoltà fisiche che ho avuto a Seregno mi avrebbero portato sicuramente al ritiro se non avessi avuto la responsabilità della maglia azzurra, di una squadra che contava su di me per raggiungere un risultato importante. In quegli ultimi drammatici 40 km non ero solo ed oltre gli altri 8 componenti la squadra italiana, mi davano forza amici, parenti, un pubblico caloroso che ogni volta che ero costretto a fermarmi per i crampi mi incitava e tirava un sospiro di sollievo nel vedermi ripartire.

Alla fine ha prevalso Giorgio Calcaterra (1° con 6:23:20) che ha confermato il titolo di Winschoten. In molti, però, hanno visto in Di Cecco la vera rivelazione: ti sei dimostrato un’importante uomo-squadra. Grazie alla tua prestazione, brillante seppur inficiata da problemi intestinali, ed a quella di Daniele Palladino, autore di una gara da incorniciare a conferma dell’importante risultato ottenuto alla 100 km di Winschoten corsa da “privatista”, l’Italia ha finalmente riconquistato il titolo più ambito, quello che mancava dal 2008: l’oro Mondiale a squadre. E’ vero che all’ottantesimo km hai detto al consulente tecnico IUTA, Maurizio Riccitelli ed al Presidente IUTA, Gregorio Zucchinali “Arrivo, non vi preoccupate che arrivo, anche se dovessi strisciare!” ?

Al sessantesimo, dopo diversi stop per un virus intestinale, ho iniziato ad avere crampi. Passato davanti alla postazione ristoro dell’Italia, convinto che non c’era niente da fare mi sono fermato accovacciandomi aggrappato alla transenna…basta! Si é mobilitato l’intero staff azzurro, Enzo Melatti mi ha guardato senza proferire parole. Momenti di silenziosa delusione. Poi qualcuno dal pubblico ha urlato “Di Cecco ce la puoi fare, regalaci l’oro”. E’ stato come se avesse rotto il ghiaccio: é partita una generale ovazione. Sono ripartito dandomi come obiettivo il km 70. Anche lì stessa cosa…poi obiettivo 75…ogni volta mi fermavo alla postazione azzurra per fare un pò di stretching, bevevo e ripartivo prima di passo, poi di nuovo correndo. All’ottantesimo sapevo di dovermi fermare, ma ho tranquillizzato tutti proprio con quella frase che prima ancora della fine della gara era diventata famosa!

-All’ottantacinquesimo chilometro eri 4° con 12 minuti di svantaggio su Calcaterra e con Cuevas e Buud davanti a te. Da quel momento è iniziata una ripresa entusiasmante che ti è valso il terzo posto. Quando correvi le maratone era normale vederti portare a termine progressioni mirabolanti nel finale di gara, ma nelle ultra ci hai sorpreso. Alla base di questa piccola impresa c’è più testa ed allenamento oppure cuore?

Sicuramente più cuore. Quando ho capito che non ci sarebbe stato spazio per le ambizioni individuali ho pensato alla squadra, al progetto che abbiamo portato avanti con la Società e la IUTA con tanto impegno e sacrificio. Continuavo a sentire che lo svantaggio da Cuevas diminuiva e pensavo tra me e me che potevo prenderlo…”in fondo tutta questa sofferenza val bene un bronzo!”. Al km 92 ho visto la sagoma dello spagnolo in lontananza, al 94° ero rientrato con una accelerazione ed una determinazione che mi hanno distratto dalla fatica. Al 95° km ho pensato che avrei corso il rischio di non fermarmi a sciogliere i muscoli per evitare di essere ripreso…mi sentivo la medaglia al collo e mi dicevano che il titolo di squadra era a portata. Alla fine non riuscivo a crederci. Mai nulla di così difficile, doloroso, quasi drammatico nella mia carriera…quasi mai. Poche volte una simile soddisfazione…

-Cosa ti hanno detto i compagni di squadra nel post gara? Ed i dirigenti IUTA?

E’ stata una festa, un indistinto misto di abbracci e scambio di complimenti. La premiazione in particolare é stato un susseguirsi di onorificenze! Non voglio ripetermi ma devo dare ragione al CT della Nazionale Stefano Scevaroli che teneva molto alla mia integrazione sotto tutti i punti di vista nel gruppo. La cosa più bella é stata la stretta di mano del capitano Ivan Cudin che a nome della squadra mi ha ringraziato per quello che avevo fatto.

-Scorrendo la classifica, dopo il bravissimo Daniele Palladino (16° con 7:02:52), troviamo altri 3 italiani racchiusi in 4 minuti: l’amico Marco D’Innocenti (24° con 7:07:54), Marco Boffo (25° con 7:09:06) e Paolo Bravi (29° con 7:11:28). Molti ritengono che con questi atleti l’Italia possa continuare a detenere il titolo per gli anni a venire. Sei d’accordo?

Dirò di più: la forza di questa squadra é dietro le quinte, nella pianificazione e nella organizzazione; oltre Gregorio Zucchinali, Stefano Scevaroli, Maurizio Riccitelli e Nicola Tiso, motori della struttura, c’é uno staff davvero competente ed affiatato che sono convinto debba ancora esprimere tutto il suo potenziale.

-Poco più indietro il “Re di Sparta” e Capitano della Nazionale, Ivan Cudin (42° con 7:33:24). La nomina di una persona carismatica come Ivan nel ruolo di Capitano della squadra pensi possa aver influito sulle prestazioni della compagine italiana?

La squadra azzurra si é radunata dal venerdì 20 aprile. La prima riunione tecnica era delicata in quanto ci avrebbero comunicato i sei titolari sia al maschile che al femminile, nominati i capitani ed i portabandiera. Tutto senza grandi sorprese a parte la nomina del capitano della squadra maschile. Avendo il campione del mondo in carica, uomo dell’anno IAU tra i pretendenti ero convinto che la scelta sarebbe ricaduta su Giorgio. Invece é stato nominato Ivan Cudin. Mi sono sorpreso ancora di più nel sentire l’applauso e la condivisione di tutti nonostante trasparisse nell’espressione di Calcaterra un comprensibile disappunto. Nonostante le esternazioni di Giorgio dei giorni precedenti non ero molto d’accordo con la scelta. Ancora una volta però mi sono dovuto ricredere. La scelta é stata quanto mai giusta; Ivan è persona carismatica che ha un consiglio ed una parola buona o di disappunto se necessario per tutti…da buon capitano al solo fine di aggregare lo spogliatoio. E’ stato pure, insieme all’insostituibile Monica Casiraghi, portabandiera e quindi leader moralmente indiscusso di questa nazionale.

-Alla fine il “bottino azzurro” è stato di due ori mondiali ed europei individuali per Giorgio Calcaterra, due bronzi individuali mondiali ed europei per Alberico Di Cecco, due ori mondiali ed europei per il team maschile ed un argento europeo per il team femminile. Confessa: ti saresti mai aspettato un risultato del genere?

Sarebbe stato presuntuoso dichiarare una tale aspettativa alla vigilia ma in realtà ci speravamo tutti ed alla fine é stata festa grande…non dimenticare che un oro individuale l’ho vinto anch’io…hai iniziato dicendo che sono vecchietto ed infatti sono master, campione del mondo master M35!

Grazie per il tempo che ci hai dedicato. In bocca al lupo per il tuo futuro di ultramaratoneta nazionale, ma anche di atleta del Corrilabruzzo UISP.

Domenica scorsa ho corso a Manoppello tra tutti i podisti abruzzesi coi quali condivido questa grande passione. E stato bello ricevere l’abbraccio di tutti e respirare lo spirito del Corrilabruzzo…in fondo é quella la mia grande squadra!


(intervista a cura di Angelo D’Ulisse – Presidente A.S.D. Majella Sporting Team per la Redazione del Circuito Corrilabruzzo – 2 maggio 2012)

FONTE IUTA ITALIA

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