MONDIALI DI SEREGNO: L’EMOZIONE DI DANIELE PALLADINO

Ho chiesto a Daniele Palladino, azzurro della 100 km, neo oro mondiale a squadre, neo oro europeo sempre a squadre insieme a Calcaterra, Di Cecco, D’Innocenti e Boffo, di raccontarci il “suo mondiale”. Pieno di emozioni, sentimenti veri, gioie, dolori senza dimenticare nessuno, proprio nessuno, di seguito il racconto…

Una settimana è passata quando una cara amica mi chiede di scrivere le mie considerazioni sulla 100 km di Seregno. 
Cosa ricordo…
Una magica atmosfera: quella dei tecnici, massaggiatori, atleti che già da venerdì 20 si ritrovano per la riunione tecnica, tanti applausi per i diversi interventi e nell’aria una voglia di essere nella griglia di partenza. Siamo pronti. Erba, avvolta fra le montagne innevate, è bellissima. L’Oasi degli angeli è l’ex convento che ospitava la delegazione italiana, un posto semplice e molto curato, mi è parso un luogo che concilia la concentrazione.
La parata delle bandiere, un pubblico molto caloroso ha appannato l’idea troppo “padana” che avevo nei confronti della Brianza. Grazie.
Seregno, il giorno della 100km. Con un cielo effervescente, e 30 minuti di ritardo, parte il nostro viaggio. Mi piacciono le lunghe distanze perchè puoi concentrarti sul respiro ed ascoltare il tuo corpo, confrontarti con gli altri, studiare con calma la tua tattica di gioco.
La posta in gioco è altissima: non sono soldi, non sono meriti, non è la notorietà.
In gioco ci sono ore ed ore di allenamenti, di fame, di rinunce, di “5 di mattino”, di freddo, di paura dell’infortunio o di ammalarsi.
Mi è stato chiesto quale fosse il mio obbiettivo. Il mio obbiettivo era proprio quei pochi scatti che ho visto nei giorni seguenti, le mie braccia alzate, la mia carica, una esplosione di emozioni ha coinvolto me e la mia famiglia.
Cosa ho capito: che nella disputa fra Giorgio ed Alberico sulle vicende passate hanno ragione tutti e due; che nel nostro Paese il podismo è amato, stimato e frequentato ma qualcuno ha interesse a non farne parlare; che le amicizie sul podismo sono contagiose e non hanno confini provinciali o nazionali.
Chi ringrazio: tutti, ma più nello specifico, mia moglie Cinzia e mio figlio Teo; Riccitelli e la sua passione; quel sopravissuto del mio capitano e consorte (famiglia Cudin); quello stregone di Carpani; lo yoga della Roberta Gavioli; la Casiraghi e la Orsenigo, due simpaticissime brianzole doc; la gioia palpabile della Marin; i passaggi di Migneco e Tiso; le due chiacchiere spensierate col Caroni, D’innocenti, El Fadil; Lauro B. e gli amici dell’ Atletica Scandiano collegati telepaticamente ad ogni mio passaggio pedana; gli organizzatori della 100km di Seregno che si sono mostrati assolutamente all’altezza di questo loro primo evento internazionale, i fotografi che in silenzio “tatuaggiano” nei nostri occhi le gioie e le pene del nostro viaggio.
Dedico questo mio risultato (il migliore e più bello della mia carriera) ad un caro amico che sta correndo una gara ben più dura della mia.
Una frase che ricorderò: “ …Anche stavolta abbiamo portato la pelle a casa!”. Al di là del risultato, è verissimo!
Daniele Palladino (16° classificato al Mondiale di Seregno, 3° italiano)


FONTE IUTA


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