MA QUANTO E’ VELOCE IL NUOVO PERCORSO

Ruggero Pertile: «In tanti miglioreranno il proprio primato alla Maratona S.Antonio di domenica 22 aprile»
Enrico Vivian: «L’esperienza della mezza è utile per il salto verso i 42 chilometri»

«Che sia un percorso veloce non lo hanno dimostrato solo i due record della corsa siglati l’anno scorso, ma anche i tanti primati realizzati da chi magari non è un top runner ma corre con la stessa passione e lo stesso impegno». A parlare è uno che di chilometri macinati se ne intende. Ruggero Pertile, unico maratoneta italiano che correrà ai Giochi Olimpici di Londra, conosce il percorso della Maratona S.Antonio, che ha vinto nel 2006, meglio di chiunque altro, essendo nato a Villanova di Camposampiero.
«Corro circa 210 chilometri a settimana, spesso lungo queste strade, quando non sono in ritiro o impegnato in gara, e posso dire che è una maratona pianeggiante, veloce e ben organizzata, con molti rettilinei e poche curve. Attraversa diversi comuni nel Graticolato Romano e per esperienza so che il calore della gente che si fa sentire lungo le strade come altrove non accade è molto utile per gli atleti in gara. A Padova, poi, il percorso passa davanti ad alcune delle zone più belle, come le piazze e la Basilica di Sant’Antonio – racconta il campione di Assindustria Sport – I favoriti? Conosco diversi dei top runners al via. Con Ben Chebet, che ha il miglior tempo di iscrizione, mi sono anche allenato assieme in Kenya: è un atleta che si sa gestire, come ha dimostrato in carriera vincendo a Padova nel 2009 ma anche a Firenze e Carpi e in altre manifestazioni. Ci sono poi uomini che hanno scelto Padova per debuttare ma hanno un personale attorno all’ora e 01’ nella mezza, come Asefa, Kwambai e Kiflom: potrebbero ottenere un gran tempo».
 
Ruggero ha un consiglio anche per chi non compete per la vittoria: «Fate una colazione leggera ma carica di zuccheri e durante la corsa non trascurate i ristori. E godetevi il lungo rettilineo finale di Prato della Valle, vi appagherà di tutti i vostri sacrifici». Parole a cui si associa l’ex azzurro Enrico Vivian, un personale di 2 ore 28’22” realizzato a New York nel 2011, quando, a 43 anni, fu trentacinquesimo al traguardo. Ma soprattutto vincitore, l’anno prima, della mezza maratona da Camposampiero. «Le piazze del centro di Padova sono qualcosa di unico e quando ti si spalanca davanti Prato della Valle hai la sensazione di essere accolto in un abbraccio. Io però credo che ci sia un tratto di cui non si parla quasi mai e che invece secondo me è molto affascinante: è via Tiziano Aspetti, che con gli edifici che la costeggiano da entrambi i lati ti fa capire di essere entrato nel tratto finale e, se mi è consentito il paragone, è la nostra Fifth Avenue».
Vivian a Padova si è messo alla prova in entrambe le distanze agonistiche. «Ho affrontato la mezza nel 2010, due settimane dopo aver corso a Parigi. Avevo l’idea di divertirmi ma, man mano che si avvicinava la data, anche la voglia di far bella figura. Oggi posso dire che le sensazioni sono molto diverse rispetto alla maratona: la gara più lunga ha sicuramente un altro fascino ma la mezza, se sei minimamente allenato, ti consente di rimanere più lucido, dall’inizio alla fine, e ti lascia la possibilità di guardarti attorno e apprezzare quello che succede, come forse non riesci a fare nella prova da 42 chilometri. Ecco, io che le ho corse entrambe posso dire che la mezza può essere un’ottima tappa di passaggio per arrivare ad affrontare la maratona l’anno successivo».

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