IL PAGELLONE DELLA MARATONA DI ROMA

di Cesare Monetti

Italia inesistente alla maratona di Roma, servizio medico con superlavoro, caramelle dai maratoneti…è successo di tutto. Ma lo zero va alla disciplina della maratona…è vero sport?

10 con lode – Al servizio medico della maratona che è intervenuto a soccorrere circa 120 maratoneti colpiti da disidratazione o problemi cardiaci: 3 di loro sono stati ricoverati al pronto soccorso con codice rosso, 8 con codice giallo. Sette di loro sono già stati dimessi. Purtroppo è bene sapere che c’è stato anche un decesso di un volontario appena ha terminato il suo servizio. Questa la notizia dell’ufficio stampa, ognuno dei 16mila maratoneti dovrebbe dire un grande grazie a quest’uomo:
‘Un volontario di 69 anni che aiutava la società Atletica Del Parco al rifornimento del 20° km, finita la gara, mentre si accingeva a tornare a casa, si è accasciato in via Oslavia per un malore ed è deceduto. Puntualmente soccorso congiuntamente dai medici della maratona, che erano nei pressi dell’area, e da un equipaggio del 118, nonostante siano state messe in atto tutte le manovre di rianimazione, è deceduto alle 14,05’. 
10 –  All’atmosfera davvero unica che si respira alla partenza della Roma Marathon. Il Colosseo maestoso ed imponente sullo sfondo, il sole, la musica e 16mila runners pronti a partire. Energia unica in una gara italiana.
9 – A Carmine Buccilli, atleta Brooks e primo italiano sul traguardo. 21°, 2ore 25’, ciociaro doc come si è definito lui non appena tagliato il traguardo. La quinta maratona in quattro anni che corre, la prima vera grande soddisfazione. Per la cronaca e per la sfida tuta ‘laziale’ il primo dei romani è stato Giorgio Calcaterra, il 40enne tassista-maratoneta, due volte campione del mondo dei 100 km, che è arrivato 26° in 2h30’32”.
8 – Mauro Firmani, 54enne di Roma, che ha corso la sua 100a maratona e per festeggiare si è fatto accompagnare da una ventina di amici vestiti da clown con varie carriole di caramelle, che hanno distribuito ai bambini sul percorso. Il gruppo ha tagliato il traguardo in 6h07’46”. 
7 – All’amico Migidio Bourifa che si è messo totalemente in gioco in occasione della sua prima telecronaca come ‘esperto’ su LA7. 4 ore di diretta posso confermare che non è cosa facile. La maratonaa da commentare è difficile, i distacchi, i tanti atleti, l’impossibilità di vedere tutta la gara (non è una partita di calcio che si vede dall’inizio alla fine sotto i propri occhi…). Prima che si accendessero i microfoni emozionato come fosse ancora l’esordio in maratona. L’esperienza verrà senz’altro ripetuta, ma al momento noi lo vogliamo ancora presto al via di una grande maratona.
6 – Ai “Campioni” di solidarietà del Charity Program, tra loro il romano Giuseppe Papaluca e l’argentino residente a Roma Tobias Gramajo, che si sono inventati l’iniziativa “Vincere senza arrivare primi”. Sono partiti per ultimi e hanno raccolto da ogni sostenitore 1 centesimo per ogni atleta superato: i fondi raccolti serviranno per costruire BibliPaganica, una struttura polifunzionale a L’Aquila che ospita una biblioteca per bambini e ragazzi con il presidio dell’Associazione Libera. Gramajo è arrivato 631° in 3h13’42”, Papaluca 7455° in 4h19’35”.
5 – Al vento beffardo se non bastardo che rovina i piani di tanti tantissimi maratoneti. Non l’ho corsa ma le voci raccontano di una maratona davvero dura in questo senso. Il vento in faccia purtroppo non è mai pari al vento a favore…
4 –   All’Europa di maratona, inesistente quanto i colori italiani. Primo europeo è il più che simpatico ucraino e ormai quasi italiano Vasyl Matviychuk, 12° in 2h16’47. Prima di lui tanta Africa.
3 – A Giovanni Gualdi che abbandona la gara al 30° km. Era l’unico top runner italiano al via, spiace che non sia nemmeno giunto al traguardo. La giornata no può capitare, ci mancherebbe, però forse più convinzione nei propri mezzi ed un avvio più consono alle proprie possibilità avrebbe aiutato a terminare i 42km. 
2 – Alla cronica assenza di atleti italiani d’élite in gara. Come detto il primo italiano è arrivato 21°, con un crono comunque da ‘amatore’. Possibile che con tutti i corpi speciali sportivi (e costosi…) delle nostre forze armate di ogni tipo e colore non si riesca ad avere un maratoneta che faccia almeno 2h15’? Attenzione, non sto dicendo 2h05’, ma molto molto di più. Almeno uno…invece niente. 
1 – All’Associazione Maratone Italiane, alla Federazione, ai manager che vivono e fanno business solo sui fortissimi atleti africani e agli stessi organizzatori che pagano fior di migliaia di euro per averli in gara (decine se non centinaia), ai gruppi sportivi militari ed anche agli sponsor spesso senza vere idee innovative. Possibile che non si riesca a investire su cinque promettenti giovani (18 anni?) e gli si dia la possibilità di farli crescere dando loro un team di esperti come allenatori, fisioterapisti, mental coach, stage all’estero. Nel rugby che seguo in prima persona esistono le accademie dove i più forti studiano, si allenano e diventano dei campioni. Penso quindi ad una specie di ‘reality’ quadriennale, cinque validi ragazzi che vivono e studiano insieme e devono gareggiare in Italia con un unico obbiettivo: crescere, migliorarsi e sognare la maglia azzurra di maratona per le OLIMPIADI DI RIO DE JANEIRO 2016. Nel frattempo prestazioni valide a Roma maratona, Venezia, Firenze, Milano, Torino…Costa davvero tanto un progetto del genere??? Direi di no…altrimenti teniamoci keniani impronunciabili e sconosciuti ad ogni gara di qualsiasi livello e continuiamo a vivere con il fantasma ‘vincente’ di Stefano Baldini. 
0 – A ciò che accade dopo le 4 ore sul traguardo di ogni grande maratona. E da qui la foto in allegato qui sotto e in collegamento al voto 10 e lode dato ai volontari e ai soccorritori che sono doppiamente da lodare. Tante, troppe persone che arrivano e stanno male. Danno tutto, l’adrenalina e la voglia di arrivale li spinge anche oltre le proprie possibilità. Ma è giusto tutto questo? E’ davvero sport? Lo sport non dovrebbe aiutare a stare bene? Altri sport con 3 persone finite in ospedale con codice rosso in un solo evento di una domenica mattina sarebbero ora sotto l’occhio del ciclone. Vedi ad esempio con il pugilato o altro…nella maratona tutto passa sotto silenzio. Non credo sia corretto. Urge una soluzione…visite mediche più approfondite? Dimostrazione pratica di reale capacità di saper correre una maratona? In altre gare, come i trail più importanti già accade: puoi partecipare se hai già fatto almeno altre gare simili con punteggi guadagnati etc…Tanti morti ci sono già stati. E’ il momento di aprire gli occhi. 
Immagini da un campo di guerra? Qui sotto la foto scattata da me sull’arrivo ieri alla MARATONA DI ROMA:

3 Commenti

  1. OPI 20/03/2012
  2. cesare monetti 20/03/2012
  3. Simo 20/03/2012

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